Cambiano le persone, ma non quella pazzia-utopia del 1927. Buon Natale e buon 2018 dalla vostra Redazione.

Si chiude questo 2017, l’anno in cui si è celebrato il 90° di Avis. Non era solo il compleanno di Avis nazionale, ma di tutte le Avis. Era, secondo me, ancora di più. Era il 90° dalla nascita di un’i-dea, a quei tempi del tutto rivoluzionaria e controcorrente.

Un’idea che “rompeva” (ricordiamoci che era il 1927) ogni schema della medicina e della stessa Società del tempo. Nessuno, infatti, aveva allora il nostro attuale “diritto alla salute”, salvo chi poteva “comprarselo”. Fu sancito dalla Costituzione che sarebbe arrivata soltanto 20 anni dopo. Una delle Costituzioni più belle del mondo, che oggi dobbiamo ancora applicare totalmente. Basterebbe quello, per essere ancor più faro di civiltà nel mondo. Fu l’Italia, grazie a un medico “eretico”, Vittorio Formentano, il primo Paese al mondo ad avviarsi sulla strada della totale gratuità di un dono vitale.

Lottarono contro tutto e contro tutti, per difendere quell’ideale di civiltà, quel pugno di “partigiani” convinti dell’uguaglianza fra gli uomini. Nessuna razza, nessuna religione, nessuna fede politica, nessun censo, nessuna nazionalità poteva ai tempi di Formentano e Moscatelli fare la differenza, quando una “persona” era ammalata e bisognosa. Anche il nemico aveva diritto di ricevere il loro sangue.

È una fiaba, una storia inventata buona per un fumetto? Tra l’altro leggetevelo quello di Avis nazionale, vale la pena. No, è storia. Ancor oggi vive quell’utopia. Vive ancora, quello spirito.

Quello spirito ha permeato in questi 90 anni anche tutte le altre associazioni del dono del sangue che, in fondo, da Avis hanno preso spunto. Come la Fidas, che nacque a Torino e Udine nel 1959, “costola” delle locali Avis. Le sigle possono cambiare, le persone anche “litigare” (si fa per dire), ma l’ideale rimane. Per fortuna. Mia, di un ricevente, di tutti…

Permettetemi un pizzico di orgoglio nazionale (come italiani ci difetta fin trpèèp, sempre propensi a lamentarci): prima in questo senso lo è ancora, la nostra Italia nel mondo.

Voi, esercito di donatori volontari, periodici, non remunerati, disinteressati e in gran parte associati ogni giorno andate a donare sangue e plasma. Un esercito di quasi due milioni di cittadini che semplicemente va… Va a dare un po’ di sé

La sola Avis, l’anno scorso, ha superato complessivamente i 2 milioni di donazioni. Più di 5.600 associati Avis in media ogni giorno, in ogni angolo d’Italia, vanno a farsi “bucare”. Donando, semplicemente donando, tutti eredi di quell’idea-utopia.

Ora la esportiamo nel mondo, ancora una volta, dopo che Avis e Formentano hanno fondato la Fiods nel 1955. È quell’idea-utopia della gratuità e della solidarietà laddove non esiste ancora il “diritto alla salute”, se non te lo paghi. Laddove le partorienti muoiono ancora per emorragia perché non c’è sangue, se non te lo compri.

Allora possiamo anche litigare fra persone, fra dirigenti, cambiare vertici associativi e pure i presidenti, l’essenziale è che rimanga saldo il “nocciolo”. Quella “pazzia” che dal 1927 vi pervade.

Vi lascio con un augurio e un brindisi per un sereno Natale con i vostri cari e per l’anno nuovo… Auguri e Buon Dono a tutti. I molti che non possono donare, che usufruiscono del vostro dono disinteressato, vorrebbero essere come voi.

Beppe Castellano

Da “Dono&Vita” – Dicembre 2017: Etica e responsabilità nell’agire e nel nostro essere donatori

In questi mesi in Avis si sta dibattendo su quali siano i percorsi migliori per assicurare etica e senso di responsabilità.

Ogni nostro donatore, dirigente, collaboratore è chiamato a vigilare perché la nostra associazione operi e si sviluppi mettendo al centro del proprio agire l’etica e la responsabilità. È responsabilità di tutti, non solo dei presidenti, segretari, tesorieri, ma di tutti i nostri soci, donatori e collaboratori.

La correttezza del nostro agire è al centro della nostra attenzione; siamo i primi a voler rendicontare tutto, con trasparenza e chiarezza di lettura, riceviamo risorse per le attività di promozione e sensibilizzazione e ne dobbiamo rendere conto. Il nostro bilancio sociale che ormai è giunto alla 11ª edizione, è la testimonianza più vera; abbiamo scritto che “la trasparenza è la custode della saggezza” riprendendo il poeta fiammingo Ger de Ley.

Abbiamo sempre chiesto alle migliaia di dirigenti associativi, di redigere i bilanci in modo chiaro, secondo le regole che la pubblica amministrazione ci indica, utilizzando solo per i fini stabiliti le risorse affidate ma sono tutti volontari e non possono assumersi responsabilità patrimoniali personali per rispondere a regole molto spesso poco chiare; i nostri revisori controllano contabilità e bilanci, dovremmo forse essere tutti esperti in materie economico finanziarie?   

A questo proposito, dopo l’adozione del Codice Etico, salutiamo il nuovo Comitato etico composto da persone di grande autorevolezza, esperienza e preparazione; chiederemo loro di darci una mano nel definire le regole che aiutino a sostenere la promozione del dono, la ricerca di nuovi donatori e la loro fidelizzazione.

Un’altro settore su cui concentrare la nostra attenzione è quello del plasma, un patrimonio dei donatori italiani, un bene etico da utilizzare solo per la salute degli ammalati; nelle pagine che seguono troverete alcuni approfondimenti molto importanti, un giro d’affari che si prevede raggiungerà nel mondo i 21 miliardi di dollari nel 2021 ma in Italia non si può fare profitto con il sangue e i suoi derivati, questo è il nostro punto fermo.

Proprio in Veneto è stato “inventato” più di 30 anni fa il conto lavorazione, il plasma viene inviato alle industrie di lavorazione per ritornare come medicinali plasmaderivati per gli ammalati. Dobbiamo vigilare perché questo principio voluto da medici illuminati e dai donatori rimanga sempre. Dobbiamo vigilare affinché i quattro accordi interregionali per la lavorazione del plasma siano in grado di collaborare tra di loro, compensando eventuali eccedenze o scarsità di prodotti. Lavoriamo perché gli emoderivati siano identificabili come bene etico, il famoso pittogramma (vedi sotto). Saremo in prima linea nell’utilizzo etico del plasma in ogni parte della filiera di lavorazione, dal plasma donato all’emoderivato che gli ammalati utilizzano.

Questo numero esce nell’anno della riforma del terzo settore; un cambiamento che sta interessando tutto il mondo del non profit; non solo il volontariato ma anche la cooperazione, le associazioni di promozione sociale, le fondazioni e tutti gli Enti del Terzo Settore in genere. Una occasione per volare alti, per interpretare la riforma e individuare i cambiamenti che anche la nostra grande associazione dovrà apportare per ripensarsi all’interno di questo grande mondo della solidarietà, gratuita, disinteressata, che costruisce comunità di senso.

Dobbiamo aprire un grande confronto a tutti i livelli di come vogliamo interpretare oggi il nostro modo di fare volontariato e solidarietà, per gli ammalati, le persone più fragili, la comunità. Nell’affrontare la riforma del terzo settore, dobbiamo vigilare perché non ci sia un uso strumentale del lavoro gratuito dei volontari, non possiamo essere la stampella dei servizi pubblici.

Anche sul modello organizzativo i nostri rappresentanti nei coordinamenti/Csv hanno apprezzato il modello veneto che vede la presenza di un Csv (Centro servizi volontariato) in ogni provincia del Veneto.Questo modello va difeso, anche se sarà necessario mettere in comune molti servizi valorizzando le migliori pratiche per ridurre i costi di gestione e aumentare la qualità dei servizi da offrire alle associazioni.

Infine un cenno alle prossime assemblee, partecipate numerosi perché è il nostro principale strumento per confrontarci, i dirigenti si aspettano di avere idee e suggerimenti, forse anche critiche da parte vostra, non mancate, è uno strumento di democrazia associativa molto importante.

Continuate a donare e partecipate sempre di più anche alla vita associativa, nelle vostre Avis comunali troverete tanto impegno per gli altri, tanta passione e non ve ne pentirete se sceglierete di farne parte.

Tanti cari auguri per le prossime feste natalizie a voi e alle vostre famiglie. E un sereno anno nuovo.  

Giorgio Brunello, presidente Avis regionale Veneto   

Qualità, vigilanza, responsabilità: inizia da qui il nostro impegno. L’editoriale del numero di settembre di Giorgio Brunello

Qualità, vigilanza e responsabilità. Vorrei iniziare da queste tre parole questo mio intervento. Siamo in un momento delicato, le donazioni diminuiscono e il fabbisogno di sangue aumenta. È un fenomeno che mette in crisi tutto il sistema trasfusionale italiano e, di riflesso, anche l’intera Sanità. La nostra regione non si può chiamare fuori, perché da sempre svolge un ruolo rilevante nell’autosufficienza nazionale.

Eravamo sempre fra i primi nell’offrire sangue alle altre regioni, dopo avere assicurato quello necessario ai nostri ammalati. Oggi non siamo più nelle condizioni di farlo pienamente. Siamo tra le regioni dove il sistema pubblico e quello associativo hanno saputo creare un modello virtuoso che ha tenuto anche di fronte a problemi importanti e momenti di crisi. Ce lo invidiavano e ce lo invidiano ancora in molti, ma adesso tutto questo non basta più, è indispensabile un rinnovato e aggiuntivo impegno di tutti.

Uno dei motivi dell’aumento dei consumi di sangue è il miglioramento degli impianti e delle tecnologie e il numero dei trapianti. Siamo contenti che la qualità dei servizi sanitari assicuri un miglior benessere, una migliore qualità della vita, una vita più lunga. Per volontari come noi, che guardano prima di tutto all’ammalato, questa è la vera soddisfazione.

Ma il sangue non si compra al supermercato. E per fortuna! Altrimenti, in mano al “mercato”, potremmo avere “qualità da discount” per molti, mentre altri, privilegiati, potrebbero comprare prodotti Dop e Doc da “allevamenti selezionati e Bio”.

Le battaglie di questi decenni hanno garantito che il sangue e i suoi derivati siano dei beni etici, non possano essere oggetto di commercializzazione. Il sangue viene donato da persone sempre più responsabili e coscienti del loro gesto, ma non possiamo darlo a comando!

Oggi abbiamo bisogno di venti sacche, domani cinque e dopodomani cento, donatori, rispondete a queste richieste! Quante volte abbiano sentito donatori che protestano per le continue richieste di rispondere alle emergenze: “non siamo vacche da mungere”.

Tutti i donatori hanno a cuore gli ammalati, ma abbiamo bisogno di seria programmazione e rassicuriamo tutti che come sempre risponderemo prontamente e adeguatamente.

Abbiamo voluto che su questo numero si tentasse un approfondimento sulle possibili cause del calo delle donazioni e alcuni indicatori, pur se non ancora sufficientemente raffinati, indicano già quali possono essere le tendenze e le motivazioni. Vi lascio agli articoli delle prossime pagine, possono essere anche spunto per approfondire la discussione anche sul giornale.

Volevo però indicare la via della qualità come una strada da percorrere coinvolgendo tutti. Sappiamo che la qualità dei servizi trasfusionali ha avuto una accelerazione importante negli ultimi anni. Qualificazione dei servizi e accreditamento dei Centri trasfusionali e di raccolta hanno portato a livelli di eccellenza il Sistema sangue.

Anche noi ne siamo stati coinvolti pesantemente e ci siamo impegnati al massimo in questo senso perché la salute degli ammalati e dei nostri donatori viene al primo posto. Una delle cause del calo di donazione è dovuta infatti all’aumento delle sospensioni e autosospensioni dalle donazione per svariati motivi.

Qualità è però non solo quella che scaturisce dalle procedure tecniche e dalla strumentazione. Sono passaggi che non ci competono e che spesso non vediamo neanche. Per i donatori “qualità” vuol dire anche trovare un clima favorevole al momento del loro generoso gesto. Sembra banale dirlo, ma è necessario incontrare persone accoglienti quando andiamo a donare, attente a ciò che facciamo, pronte a rispondere ai quesiti che poniamo anticipando anche i problemi che possono sorgere. Questi comportamenti riguardano in primis, ovviamente, il personale dei Centri di raccolta Avis, ma anche e soprattutto quello dei Centri trasfusionali.

Non sempre questo accade e vi chiedo di vigilare segnalando ogni inefficienza o problema alla vostra Avis comunale e se necessario a me direttamente. Qualche settimana fa, nel veronese, è accaduto un caso che abbiamo prontamente risolto, grazie all’intervento congiunto con il nostro direttore sanitario dott. Giovanni Lenzo.

Sul fronte della qualità dobbiamo vigilare e attueremo tutto quello che sta nelle nostre competenze per assicurare che si vada a donare “in famiglia”. Chiediamo con forza anche che le aperture dei Centri siano coerenti con le disponibilità dei donatori. Dobbiamo programmare tutti insieme (volontari e operatori del Sistema) per evitare che i costi aumentino, ma come volontari non possiamo neanche adattarci supinamente alle, scarse, disponibilità dei servizi pubblici. In questo caso vale la regola che il “fornitore” dei servizi deve rispondere alle esigenze dei clienti. Ricordando anche che non siamo esattamente ”clienti”, ma partner importanti del sistema trasfusionale e della Sanità di “tutti”. È questa un’altra battaglia che dovremo affrontare insieme.

Scusatemi se mi ripeto, ma devo però concludere lasciandovi il solito richiamo al senso di responsabilità che tutti voi avete sempre dimostrato, ma che vi chiedo di aumentare. Andate a donare più spesso, invitate vostri conoscenti a diventare donatori, studiatele e studiamole tutte, portate ognuno almeno un nuovo donatore a entrare nella nostra, grande famiglia che deve crescere ancora. Non per l’Avis, ma per chi dell’Avis ha sempre avuto bisogno in questi 90 anni: gli ammalati. E buona donazione, a tutti.

(dal n° 3 – settembre 2017)

Giorgio Brunello, Presidente Avis regionale Veneto

Donatori molto attenti alla propria salute: da un’indagine di Avis nazionale nell’anno dell’EXPO (2015)

I donatori sono i più attenti alla corretta alimentazione, rispetto al resto della popolazione. Consci che dal proprio stato di salute dipende anche quello di chi riceve il loro sangue. Sono i risultati dell’indagine “Avis per Expo: Nutriamo la Vita”, realizzata in collaborazione con la Nutrition Foundation of Italy. Probabilmente, la più grande indagine sulle abitudini alimentari dei donatori mai ideata dall’Avis nazionale, attraverso migliaia di questionari anche on line e il coinvolgimento di tutte le sue sedi.

Dati messi a confronto con quelli dello studio Liz (Liquidi e zuccheri nella popolazione italiana) condotto con la Società italiana di medicina generale sempre su persone (non donatori) di età compresa tra i 18 e i 64 anni.

L’abitudine dei donatori di consumare regolarmente una ricca ed abbondante colazione mostra subito il primo “distacco” dal resto della popolazione: il 60% contro il 40% dei soggetti Liz.

Ancora, una maggiore percentuale di donatori presta attenzione all’apporto calorico, cerca di evitare i cibi troppo energetici (32% contro il 23%) e consuma molta frutta e molta verdura (49% dei donatori contro il 42% dei soggetti Liz). Ma è soprattutto sull’utilizzo dell’olio extravergine d’oliva come grasso di condimento che gli avisini “volano” alto: ben il 90% contro il 79%, così come il 60% dei donatori (contro il 50%) presta attenzione al sale aggiunto ai cibi cercando di aggiungerne poco a tavola o di utilizzare le più salutari spezie per dare sapore a ciò che mangiano (12% contro il 3%).

Attenti anche all’uso dello zucchero, che però “piace” ai donatori più o meno come al resto della popolazione. Da notare che gli uomini consumano più caffè, latte, biscotti, brioche, pane e marmellate delle donne, che preferiscono invece the, cappuccino, cereali, yogurt e latte di soia o riso.

Ad essere più consapevoli del fabbisogno energetico giornaliero sono in genere le donne, che per percentuali primeggiano sia tra i donatori che se confrontate con le donne dello studio Liz. Sempre le donne risultano tra le più interessate agli argomenti proposti dal questionario.

Sul fronte “liquido” gli avisini arrivano a bere fino a 2, (alcuni fino a 3) litri di liquidi al giorno (tra acqua, the, tisane, succhi…a pasto e fuori pasto) superando la media dello studio Liz, che comunque non dista molto a percentuali, segno che della necessità di bere molto durante la giornata c’è una consapevolezza ormai diffusa.

Il terzo fronte della ricerca “Avis per Expo” si è, infine, concentrato in particolare sull’attività fisica dei donatori, che rientra tra i corretti stili di vita.

È emerso che 7 donatori su 10 praticano attività sportive: il 34% degli uomini e il 43 % delle donne affermano di spostarsi spesso a piedi e camminare quando possono; mentre correre e andare in bicicletta sono attività praticate dal 42% dei donatori e dal 28% delle donatrici. Entrambi i gruppi dedicano tempo ad attività sportive una-due volte alla settimana (27% degli uomini e 28% delle donne) o almeno tre volte alla settimana (26% degli uomini e 18% delle donne). Secondo il sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende sanitarie per la salute in Italia 2011-2014) che monitora lo stato di salute della popolazione italiana adulta, ci si muove troppo poco, sicuramente in quantità inferiore a quanto raccomandato. Solo il 33,2% della popolazione è più o meno attivo, e secondo il Progetto cuore (2008-2012) il 41,6% delle donne adulte e il 32,3% degli uomini sono fisicamente inattivi. I dati avisini non sono ancora entusiasmanti, ma che si muovano 7 donatori su 10 è comunque un dato molto buono.

Per concludere, i questionari sulle conoscenze in tema di sana alimentazione e stili di vita rilevano un buon grado di conoscenza da parte dei donatori.

Le principali fonti di informazione in tal senso sono i medici (per il 44 % delle donne e per il 36 % degli uomini), seguiti dai siti web. Al terzo posto le donne hanno segnato i libri e le riviste, mentre gli uomini hanno indicato i famigliari. I programmi televisivi rappresentano la quarta fonte di informazione per entrambi i gruppi.

“I donatori si differenziano dal resto della popolazione per una maggiore attenzione ai comportamenti alimentari e all’esercizio fisico – si legge nel report di Avis nazionale- Non si differenziano molto, invece, per le conoscenze in materia di alimentazione e salute, cosa che suggerisce l’importanza di interventi di carattere nutrizionale mirati alla correzione degli errori più frequentemente commessi. Interventi che saranno tanto più efficaci in quanto rivolti ad una categoria, quella dei donatori, già più incline, rispetto alla popolazione generale, a seguire corretti stili di vita”.

di Michela Rossato, periodico “Dono&Vita” (giugno 2015)

 

 

Dono&Vita giugno, Editoriale del neo Presidente: “Rinnovarsi e innovare per le nuove sfide che avanzano”

Avis regionale ha una nuova dirigenza da Aprile. Da maggio i nuovi consiglieri regionali, che ringrazio, mi hanno affidato l’arduo compito di presidente. È un impegno importante, in un momento difficile per la nostra associazione, ma riteniamo di essere partiti con il piede giusto. Un Consiglio regionale rinnovato in gran parte, quattro donne presidenti provinciali (con Abvs) con le quote rosa che avanzano ovunque in Veneto e che certo infonderanno più sensibilità all’Avis.

Ringrazio Gino Foffano per l’impegno profuso nel suo mandato. Faremo tesoro di quanto ha fatto con il precedente consiglio.

Innovazione, insomma, ma attenzione per quanto di buono è stato fatto finora. Sappiamo che ci attendono sfide importanti, ma con l’aiuto di tutti – dirigenti e soprattutto voi donatori – sapremo invertire la tendenza negativa delle donazioni in atto da diversi mesi. Al calo delle donazioni si accompagna un aumento del trasfuso (vedi a pag.6). I nostri malati hanno sempre più di sangue per l’aumento del numero di trapianti e per il progredire delle terapie. È un bene, ma noi dobbiamo rispondere puntuali ed efficienti alle mutevoli esigenze.

Questo è il primo obiettivo. È l’OBIETTIVO! Tutto il resto viene di conseguenza. Andare a donare più spesso e aumentare il numero di donatori è compito di tutti. È compito di noi dirigenti, che dobbiamo studiarle tutte, ma anche di voi donatori perché andiate a donare più spesso e portiate, almeno, un nuovo donatore all’anno.

Sappiamo bene che le cose negli ultimi anni sono molto cambiate: selezione più accurata dei donatori, aumento dei non idonei, orari di prelievo non adeguati al mutato mondo del lavoro. La selezione più stringente va a tutela degli ammalati e dei donatori e questa è una battaglia da vincere. Non possono, però, essere solo i volontari ad adeguarsi alle esigenze lavorative degli operatori. È anche il Sistema trasfusionale che deve riorganizzarsi man mano che cambia il mondo.

Dobbiamo coadiuvare il personale sanitario nel far bene il proprio lavoro. Con la chiamata, la prenotazione e l’accoglienza siamo sulla strada giusta. La chiamata alla donazione dei donatori è sempre più organizzata e programmata, in condivisione con i programmi dei relativi Centri trasfusionali. Non siamo ancora alla diffusione capillare, organizzata e puntuale. È questo un preciso compito delle Avis provinciali e comunali. La chiamata va migliorata e abbiamo bisogno che i donatori rispondano. Non vogliamo fare “stalking”, ma dialogare con i nostri soci. È questo un compito che non possiamo delegare a nessuno. È nostro dovere di legge, ma soprattutto diritto: i donatori vogliono parlare con le proprie associazioni, sentirsene parte integrante.

Anche la prenotazione sta aiutando i soci a decidere giorno e  momento per donare riducendo i tempi di attesa. Utilizzatela, dove presente, un po’ per volta anche questo strumento si diffonderà in tutta la regione.

Altra innovazione è l’accoglienza che si sta diffondendo in molti Centri trasfusionali. Personale specializzato è sempre più presente per dialogare con voi donatori. Assieme alla testimonianza di dirigenti avisini, aiuta nel percorso di donazione, informa sulle novità, raccoglie critiche e suggerimenti.

A proposito di suggerimenti, li attendiamo anche su Dono&Vita. Il periodico migliorerà ancora per divenire sempre più vostro giornale, luogo di tutti e confronto d’idee. Scriveteci. Anche al presidente. Non mancherò di rispondere.

A tutti voi, generosi donatori, reiteriamo la richiesta di donare spesso, partecipando anche alla vita associativa. Criticateci, ma collaborate. Avis è associazione vivace, si confronta ed è presente ovunque serva essere solidali e far crescere la comunità. Buona donazione e buon lavoro a tutti noi!

(Nella foto: i quattro presidenti regionali Avis che si sono succeduti nel terzo Millennio. Da sinistra Giorgio Brunello, Gino Foffano, Alberto Argentoni, Maurizio Bonotto.)

È partito alla grande Mirano Summer Festival. E il 21 luglio sono nove le Avis che “offrono” RisoFaBuonSangue

Un mese di musica (anche anni ‘80/90) e spettacolo, artisti come Francesco Renga, Ermal Meta, Sandy Marton, Sabrina Salerno, il rapper Laioung, i “nostrani” Rumatera e tante cover band. Non mancherà anche sport, e… tanta Avis. È giunto all’11ª edizione il Mirano Summer Festival, che è iniziato dal 1° al 30 luglio. I numeri: 130 mila visitatori in media e più di duecento volontari coinvolti ogni anno fra cui molti avisini. L’edizione 2017 è stata presentata sulla “Poesia”, nave ammiraglia della flotta MSC Crociere, uno degli sponsor dell’iniziativa grazie agli organizzatori, il patron Paolo Favaretto e l’Associazione Volare (foto sopra). Novità 2017 è lo sport, con la prima “Tornado Summer Run” per le vie di Mirano. Il patron Paolo Favaretto: “Abbiamo preparato un’edizione speciale, dopo 10 anni di successi grazie soprattutto ai volontari che lavorano mesi all’evento”. “È per noi gran soddisfazione partecipare come sponsor – ha dichiarato Massimo Bertoldero, Area Manager di MSC Crociere – perché la kermesse racchiude perfettamente i valori anche solidali che la compagnia condivide e i servizi che mette a disposizione dei suoi ospiti durante la crociera per una vacanza di allegria e spensieratezza”.

La serata dedicata da Avis al dono del sangue e all’allegria,  nel “Mirano Summer Festival”, si svolgerà il 21 luglio. Lo spettacolo offerto da Avis è naturalmente quello degli artisti di “Riso fa buon sangue”. Ma non ci si limita qui. Il progetto vede coinvolte ben nove Avis comunali del Miranese con Mirano come capofila, eccole: Mirano, Maerne-Olmo, Marano Veneziano, Martellago, Noale, Robegano, Salzano, Scorzè, Spinea. Le rispettive spese saranno proporzionali alle sacche raccolte nel 2016.Sono previste infatti anche mille magliette da distribuire durante la serata, con il logo creato dagli studenti di una scuola d’arte. L’organizzazione in dettaglio dell’evento, e la sua pubblicizzazione erano in fase di definizione al momento di andare in stampa. Di certo è che durante la serata le Avis hanno già pensato a una raccolta fondi per le consorelle colpite dal terremoto in Centro Italia. Una sorta di “guinnes della solidarietà” vedrà una mega-spaghettata da offrire al pubblico e ai partecipanti del Mirano Summer Festival al costo di soli 2 Euro. Tutto il ricavato della spaghettata andrà a un progetto Avis di ricostruzione in Italia centrale.   (Laura Zanardo – Beppe Castellano)

Lo stand Avis al Summer festival 2017
la locandina di RisoFaBuonSangue

Se n’è andato il Professor Agostino Traldi, pioniere dell’emofilia e della plasmaderivazione in c/lavorazione

Il professor Agostino Traldi, 89 anni, Immunoematologo-trasfusionista, pioniere nella cura dell’Emofilia in Italia  e della lotta per il “plasma sicuro” da donatori volontari, periodici, non remunerati ed… associati, inventore della plasmaderivazione in C/lavorazione in convenzione (ora patrimonio italiano) è morto.

Se n’è andato ieri sera, circondato dall’affetto della sua famiglia, all’ospedale di Lucca, città dove si era trasferito dopo aver lasciato il “suo” Centro per le Malattie del Sangue di Castelfranco Veneto.

Il funerale si svolgerà domattina, venerdì 16 giugno, ore 11.30 presso la chiesa di San Cassiano a Vico, Via delle Ville, frazione di Lucca. Agostino partirà poi alla volta di Modena, per la sepoltura nel paese di famiglia.

La notizia si è sparsa stamattina in tutta Italia come un fiume in piena. Centinaia e centinaia sono infatti gli emofilici che, grazie al professor Traldi e alla sua equipe sono oggi Uomini… Vivi. Fu il primo fra pochissimi,  dai più inascoltato, voci nel deserto in mezzo  i medici che curavano l’Emofilia a dare l’allarme sui pericoli di infezioni nel Fattori della coagulazione importati dall’estero dove il plasma veniva prelevato a pagamento. E centinaia sono anche gli avisini che grazie a lui hanno “capito” e conosciuto come il mondo trasfusionale non fosse solo… sangue, ma anche il prezioso plasma fonte, anche, di interessi miliardari di case farmaceutiche.

Se la “strage degli innocenti” (centinaia di emofilici deceduti per Aids ed Epatiti) degli anni ’80 in Italia non ha avuto la stessa incidenza che in altri Paesi, lo si deve soprattutto alle sue intuizioni e alla “ferocia” con cui difendeva i suoi “ragazzi” emofilici.

Fu lui ad “inventare” a metà degli anni ’80 la plasmaderivazione industriale in c/lavorazione. Il mezzo con cui il plasma dei donatori volontari viene inviato all’industria farmaceutica che lo trasforma in medicinali plasmaderivati “salvavita” che restano di proprietà pubblica. Questo per difendere i suoi “ragazzi”.

Fu lui che si batté con tutte le sue forze per diffondere la “cultura della sicurezza del dono” fra i volontari del sangue, Avis in primis. Questo per difendere tutti gli ammalati e salvare la vita dei suoi “ragazzi” del Centro Emofilici di Castelfranco Veneto che fondò nel 1973 (proveniente da Castelfranco Emilia, Modena).

Chi scrive era uno di quei “ragazzi” – provenivano da tutta Italia per curarsi in Veneto da Traldi – che si sono salvati.  Sull’onda dell’emozione non credo quindi di poter raccontare oggi con l’obiettività che mi impone il mio mestiere di giornalista. Riporto quindi i link con la cronaca scritta da altri, sul nostro periodico online e cartaceo, in occasione del convegno svoltosi il 25 novembre 2013 a Castelfranco Veneto e dedicato a Traldi e al 40° del Centro Emofilici che oggi continua a esistere ed operare. Un convegno fortemente voluto dai suoi “ragazzi” e dai “fratelli di sangue” delle Avis (Comunale, provinciale Treviso e Regionale Veneto).

Come “ex ragazzo” posso solo dire… Ciao Agostino, medico. Vero. E ripeterti ciò che i “tuoi” ex ragazzi (oggi in molti ormai padri di famiglia) scrissero dietro il ritratto che ti donarono nell’occasione:

A chi ci ha resi uomini, poi lottatori, e alla faccia di chi diceva che eravamo solo dei “malati”. Grazie Agostino!”

Il primo articolo è di Michela Rossato, il secondo di Barbara Iannotta.

Beppe Castellano,

Milano, 15 giugno 2017

https://giorgiob.sg-host.com/2013/11/25/oltre-200-fratelli-di-sangue-per-lincontro-con-traldi-a-castelfranco/

https://giorgiob.sg-host.com/2013/11/25/un-patto-di-sangue-donatori-pazienti-lungo-40-anni-che-continua/

Su 700mila confezioni di latte Busche invito a ben nutrirsi e ben donare

Dai valore alla Vita, dai valore a ciò che mangi” è il messaggio stampato su oltre 700mila contenitori di latte fresco che ha iniziato a invadere tutto il Veneto dalla prima settimana di agosto. Lo slogan è stato coniato per l’iniziativa congiunta di LatteBusche e delle tre Associazioni di donatori volontari di sangue (Abvs, Avis e Fidas). Inviterà per mesi i consumatori a mantenere un sano stile di vita e a informarsi su come donare vita anche agli altri tramite il proprio sangue. L’iniziativa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa.

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un momento della conferenza stampa

Una campagna capillare, che copre tutto il Veneto e il Friuli – dice il presidente dell’Avis regionale Gino Foffano – e che parte proprio nel mese in cui si rinnovano gli appelli a donare sangue prima delle vacanze. Una campagna che ci aiuta anche a rammentare a chi non è ancora donatore che è possibile informarsi e… diventarlo”. 

I contenitori di latte fresco che LatteBusche distribuirà in più di 700mila pezzi da qui a Natale riportano su un lato, oltre che lo slogan, anche il link www.donacolcuore.org. Il sito è parte della campagna estiva del Fondo Regionale Sangue (finanziato dalle tre associazioni) che punta a sostenere il numero delle donazioni soprattutto in un periodo, l’estate, sempre a rischio carenza.

L’aumento in estate degli incidenti stradali e, anche, in questo prima metà del 2016 del numero dei trapianti – dice il presidente Fidas regionale Fabio Sgarabottolo – mette a rischio le scorte delle emoteche. Ben vengano, quindi, tutte le iniziative che ci aiutano a promuovere il dono”. 

Il binomio LatteBusche – Associazioni Donatori affonda le radici anche in diversi valori comuni: spirito solidaristico, cura della sicurezza e genuinità di quanto “prodotto”, capillarità e vicinanza al tessuto sociale veneto.

È quanto ha detto fra l’altro Luigi Piva, coordinatore del Fondo Regionale Sangue“LatteBusche, che è una Cooperativa, garantisce la genuinità del latte prodotto da centinaia e centinaia di piccoli soci allevatori del nostro Veneto; le nostre associazioni da sempre sono impegnate a garantire con la promozione di un sano stile di vita la salute del donatore e quindi la sicurezza del sangue donato”.

“Essere stati scelti per la diffusione di questa campagna per una corretta alimentazione – afferma Matteo Bortoli, responsabile marketing della Cooperativa – è per noi ulteriore conferma della serietà con cui Lattebusche da sempre opera, mettendo al centro del progetto aziendale la tutela del consumatore e investendo ingenti risorse affinché questa sia sempre garantita.”

L’idea di una nuova collaborazione fra la Cooperativa più importante del Veneto come produzione di latte, latticini, formaggi e gelati e il mondo dei donatori non poteva che nascere in zona bellunese: “Memori della già consolidata disponibilità dell’Azienda verso i temi della solidarietà – afferma Gina Bortot, presidentessa dell’Abvs (Associazione bellunese donatori di sangue) – non potevamo che proporre a loro l’idea nata una sera a tavola con due giovani donatrici-dirigenti Abvs: Barbara Iannotta e Giulia Frigimelica. Un’idea che non poteva restare limitata, naturalmente, al bellunese e che per associazioni e Azienda stessa è quasi a costo zero anche se ampiamente diffusa sul territorio”. 

I cartoni di latte prenderanno la strada di molte catene di supermarket e ipermercati in Veneto. In tutti i punti vendita cooperativi “Bar Bianco” sparsi in Veneto e Friuli, poi, verranno affissi manifesti e locandine che richiamano la campagna di sensibilizzazione. La campagna verrà anche veicolata tramite i siti e le pagine social di associazioni e azienda, nonché tramite il periodico Dono&Vita di Avis regionale Veneto che pubblica regolarmente una rubrica sulla corretta alimentazione.

A Natale è tutto più buono

Non possiamo pensare bene, amare bene e dormire bene se non si è mangiato bene”. Da questo aforisma di Virginia Wolf è partito l’intervento della dr.ssa Annarita Gambalonga, biologo nutrizionista e specialista in scienze dell’alimentazione, che ha aperto l’evento Abvs: A Natale è tutto più buono! L’iniziativa è stata proposta dall’associazione ai propri donatori (e simpatizzanti) per far fronte all’ansia generata dalle incombenti maratone gastronomiche natalizie. Troppe volte demonizziamo il classico cenone dimenticandoci che sono le errate abitudini quotidiane ad influire maggiormente sul peso e, peggio ancora, sulla salute, secondo quanto confermato anche dal dott. Capelli, primario del Centro Trasfusionale di Belluno e presente all’evento. Piccoli trucchetti, come un uso maggiore di frutta e verdura, anche nella classica abbuffata possono aiutarci, oltre che a limitare i danni, a ridurre i sensi di colpa. Dalle festività ad un discorso più generale il passo è breve: in un’era dove il marketing delle mode alimentari orienta la gran parte delle abitudini e degli acquisti, sono tanti i miti da sfatare. La ricetta è sempre una: tornare al concetto originario di “dieta”. Dal greco δίαιτα, il termine fa riferimento al “modo di vivere” in particolar modo nei confronti dell’assunzione del cibo. Nulla che ci faccia pensare a privazione o stigmatizzazione: solo un equilibrato approccio agli alimenti che sono nutrizione del corpo ma anche della mente. Approccio equilibrato tipico della nostra dieta mediterranea, diventata patrimonio immateriale dell’Unesco nel 2012 ma che troppo spesso ci troviamo a snobbare. Come nella migliore delle tradizioni, dopo il bastone arriva la carota e la palla (o il mestolo) passa in mano allo chef bellunese Mauro Cavalet, donatore e titolare della rinomata Trattoria “L’oasi”. Direttamente dal manuale di Pellegrino Artusi, Cavalet ha preparato un tortino a base di pane e cioccolato, accompagnato da crema inglese, marmellata di mele cotogne e meringa. Ingredienti semplici per un risultato, visti i piatti ripuliti, da leccarsi i baffi.

Barbara Iannotta

Ulteriori foto su http://www.facebook.com/AbvsProvinciale

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Si chiude un anno altalenante, ma un grazie va a voi donatori tutti!

I dati in nostro possesso relativi alla quantità di sangue raccolta nel 2015, anche se non ancora definitivi, ci permettono di dare una valutazione pressoché conclusiva dell’operato associativo di quest’anno. L’estate torrida che ci siamo lasciati alle spalle non è stata foriera di risultati positivi, mentre ha creato notevoli difficoltà ai donatori che desideravano andare a donare.

Fin dai mesi primaverili si era notata una diffusa calma della raccolta, che si è accentuata in particolare nel mese di aprile, registrando un calo significativo.

Questo andamento si è verificato anche in altre regioni d’Italia ed essendo raro che si manifesti in modo così diffuso, ha suscitato la giusta preoccupazione di Avis nazionale. Il perdurare della mancanza di evidenti segnali di ripresa capaci di garantire una più tranquilla autosufficienza, ha spinto il Ministero della Salute ad avviare una campagna a favore delle donazioni di sangue, seguita da altre proposte da Avis Veneto e alcune nostre Avis provinciali.

La risposta dei nostri bravi donatori è stata complessivamente soddisfacente, anche se in un paio di Dipartimenti si sono verificate delle difficoltà. Tuttavia l’attuale sistema di compensazione interna alla struttura regionale ha permesso un corretto livello di riequilibrio fra i vari Dipartimenti.

Analizzando i dati forniti dal Crat della Regione relativi alla raccolta di sangue intero, si possono rilevare all’incirca i medesimi valori del 2014, mentre il trasfuso registra un leggero incremento dello 0,8%.

Diversa, invece, l’analisi dei dati relativi alla plasmaferesi che sta segnando un 8,3% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma nello specifico va considerato l’anomalo dato di raccolta relativo al 2014 che ha registrato un calo rispetto al 2013 del 13%.

Tuttavia non si registra la mancanza dei prodotti plasmaderivati, in quanto le richieste terapeutiche di tali prodotti sono diminuite, mentre si evidenza un parziale aumento del plasma inviato all’industria.

Comunque possiamo affermare che il bilancio  complessivo nella nostra Regione, grazie anche all’impegno dei responsabili associativi e dei nostri soci, ha un andamento positivo che permette di  confermare l’obiettivo dell’autosufficienza locale in linea con quanto programmato e di supportare altri Dipartimenti e altre realtà regionali.

Sicuramente come Associazione dobbiamo migliorare in alcuni settori come:

– lo sviluppo della convocazione alla donazione dei soci donatori in maniera sempre più organizzata e programmata, in condivisione con i programmi dei Centri trasfusionali di riferimento (azione strategica per il futuro del Sistema trasfusionale Veneto);

– lo stimolare i Direttori dipartimentali ad applicare, laddove le condizioni non siano ancora soddisfacenti, dei piani organizzativi strutturali e strumentali omogenei che permettano il monitoraggio dei volumi di raccolta e  favoriscano la disponibilità del cittadino donatore e l’organizzazione associativa;

– L’estensione di una comunicazione “integrata” sia sul piano interno associativo che con le strutture sanitarie di riferimento, necessaria per una adeguata pianificazione e programmazione della raccolta;

– L’attivazione di servizi di accoglienza nei punti di raccolta con personale qualificato;

– La programmazione di incontri di formazione permanente per i soci, i giovani e per i futuri responsabili associativi.

Nel 2015 è continuato anche il programma di qualificazione del sistema sangue regionale per l’autorizzazione all’esercizio e all’accreditamento istituzionale.

È un percorso impegnativo soprattutto per le Provinciali di Padova, Venezia e Treviso che effettuano la raccolta associativa. Ricordo che in Veneto il 14% della raccolta viene ottenuta tramite la gestione Avis. Come previsto dalla normativa, le visite di verifica per il rinnovo dell’autorizzazione ad esercitare la raccolta avranno una cadenza biennale.

Ad ogni passaggio vengono sempre rilevate delle non conformità che comportano automaticamente dei nuovi assetti del processo organizzativo. Rimane questo un considerevole impegno da parte delle Avis interessate che mette a dura prova la professionalità delle nostre Articolazioni Organizzative.

Bravi tutti per i risultati sin qui ottenuti, per lo zelo e la pazienza con cui state affrontando questo percorso che permette il raggiungimento degli standard previsti.

Infine desidero fare un richiamo al vigoroso patto associativo, grazie al quale possiamo attuare compiutamente la missione che Avis si prefigge, che ci unisce, ci sostiene e rafforza l’azione avisina di tutti coloro che garantiscono la quantità, la qualità e la sicurezza dei percorsi terapeutici degli ammalati.

A voi tutti e alle vostre famiglie un caro augurio per le imminenti festività natalizie.

Gino Foffano

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