Beatrice e Francesca: la staffetta di due atlete venete, tedofore alle Paralimpiadi di Londra 2012

-

Dopo la chiusura ufficiale delle Olimpiadi di Londra, il 12 agosto scorso, e la messe di medaglie dei nostri testimonial e donatori Avisini (LEGGI), si aprono il 29 agosto le Paralimpiadi. Si tratta della XIV edizione che vedrà in gara centinaia di atleti da ogni parte del mondo e si svolgerà sempre a Londra. Sito CIP

Anche in questo caso ci sarà, in particolare nella cerimonia di apertura, un po’ di Avis oltre che tanto di Veneto. Molti i tedofori che si sono alternati nella staffetta per accendere la fiamma Olimpica, ma due – con l’onore di essere fra le ultime a portare la fiamma olimpica verso lo stadio il 29 agosto – ci stanno particolarmente a cuore.

Francesca Porcellato

Si tratta di una nostra testimonial da sempre: la “veterana” Francesca Porcellato, trevisana di Riese Pio X per nascita e veronese di Valeggio sul Mincio per adozione e della giovanissima Beatrice “Bebe” Vio di Mogliano Veneto (TV), campionessa di scherma a soli 15 anni e con quattro protesi a braccia e gambe.

Beatrice "Bebe" Vio

Ambedue non parteciperanno come atlete a questa edizione dei giochi. Francesca, per la quale sarebbe la settima edizione estiva consecutiva, per le ragioni che ci ha spiegato sul periodico Avis SOS  (intervista qui sotto). Beatrice non parteciperà perché… era troppo giovane per dar modo al Comitato organizzatore di poter trovare una categoria in cui farla gareggiare. Un vero e proprio “plebiscito” via internet sui vari social network, da febbraio scorso, ha praticamente “imposto” al Comitato olimpico la presenza a Londra di “Bebe”.

Più che un semplice passaggio di torcia olimpica, la presenza delle nostre due splendide e grintose venete rappresenta il passaggio di testimone fra l’esperienza agonistica del presente della “rossa volante” e la voglia di gareggiare ai massimi livelli e vincere che caratterizza la “ragazzina d’acciaio” di Mogliano. Ambedue resteranno lo stesso a… Londra, faranno le “giornaliste” per Sky Sport e le sentiremo commentare le gare e redigere il “Diario dei giochi” ogni giorno fino al 9 settembre. Due campionesse, vere, di cui come veneti, italiani e avisini siamo orgogliosi.

Beppe Castellano

(27 agosto)

Donatori stranieri e medici “straniti”

Sulle prime abbiamo sperato, leggendola, che fosse una notizia un po’ “esagerata”. Di quelle tipicamente “estive”, per intendersi. Ma la serietà del collega che l’ha riportata oggi sul Gazzettino web (www.gazzettino.it) e i documenti in suo possesso ci confermano che era una speranza mal riposta. L’ultima che ci resta – come speranza –  è quella di un “colpo di calore” che possa aver colpito il medico in questione, dimentico forse di un certo Ippocrate e “stranito” da Lucifero, l’anticiclone sahariano da 40 e passa gradi…

Riportiamo la schermata del servizio. Basta cliccarci sopra per leggere integralmente la storia.

 

La notizia veniva diffusa proprio nel giorno in cui, a Treviso, il presidente dell’Avis provinciale Gino Foffano – intervistato da una TV locale – dichiarava come: “Ormai il 6 per cento dei donatori periodici iscritti all’Avis sono di nazionalità straniera… Per i nostri computer è ormai difficile anche fare delle “statistiche” del genere. Molti sono infatti i figli di immigrati, ormai maggiorenni e donatori, che sono nati in Italia e quindi, per noi, non vengono neppure catalogati come “stranieri”.”

Una domanda ci è sorta spontanea in Redazione. Quel cardiochirurgo di Padova sicuramente usa copiosamente sacche di sangue durante i trapianti che esegue su “italiani”. Chissà se gli è mai passato per la testa che “potrebbero” venire dal dono disinteressato di “stranieri”? Magari proprio romeni, tra l’altro a pieno titolo cittadini Europei? Riflessioni e domande che lasciamo ai commenti dei nostri lettori (basta cliccare “inserisci commento” qua sotto).

In attesa – si capisce – dell’immancabile “smentita” da parte dell’Azienda Ospedaliera di Padova. Tanto sono sempre i giornalisti che “capiscono male”…

Beppe Castellano

(23 agosto)

In ricordo di Paolo Borsellino

Esattamente vent’anni, in Via D’Amelio a Palermo, alle 16,59 il giudice Paolo Borsellino veniva assassinato dalla mafia.

Con lui morivano cinque agenti della scorta: Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli.

Poco meno di due mesi prima (23 maggio) il “fratello” di Borsellino, Giovanni Falcone, era stato ucciso a Capaci. Con lui la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta: Giuseppe Costanza, Vito Schifani, Antonio Montinari, Rocco Dicillo.

Da quel 19 luglio un albero, un ulivo, è stato piantato sul luogo della deflagrazione in Via D’Amelio. Migliaia di semplici cittadini hanno reso omaggio, in silenzio, in questi lunghi anni.

A nome della redazione e di Avis tutta, passando e sostando nel silenzio di Via D’Amelio pochi giorni fa, abbiamo voluto lasciare una testimonianza.

A tutti coloro che il proprio sangue lo hanno versato: per tutti. (b.c.)

Per chi il sangue lo versa, ogni giorno, per una società più giusta

Nel silenzio post terremoto, scrivere per raccontare

 

Concordia

Con la foto qui sopra – scattata l’11 giugno a Concordia sulla Secchia (Modena) – tentiamo solo di renderlo visivamente, il silenzio. È il cimitero del paese, distrutto. Ci è sembrato irreale il silenzio, lì nella “bassa” modenese colpita dal sisma del 20 e 29 maggio scorsi. Lo si “sente” (sì, lo si può ascoltare il silenzio) anche nelle strade aperte al traffico, anche dove i bambini giocano ancora, anche nelle code per il pranzo del “Campo Abruzzo”. E anche quando parlano con te, gli emiliani del cratere sismico, li percepisci continuamente in ascolto. Delle tue parole, certo, ma soprattutto delle vibrazioni o del rombo sordo con cui il terreno comunica le sue intenzioni, momento per momento.

Una casa a Cavezzo

Perché qui ormai occorre essere pronti ad “ascoltare”, attraverso le suole delle scarpe o le gambe delle sedie, ciò che questa terra finora generosa vuol fare della tua vita e del tuo paese. Parlano con i sensi continuamente all’erta lì a Cavezzo come a Mirandola, a Concordia come a San Felice sul Panaro, all’Avis di Modena come a San Possidonio. Ti sorridono, nonostante tutto. Ti sorridono e ti parlano, perché sei lì con loro, non per “sciacallaggio mediatico”, ma per documentare la realtà di ciò che è, di ciò che è stato e di ciò che può ancora accadere. Per raccontarlo ad altri volontari, semplicemente, senza cercare lo “scoop” a tutti i costi. E “ascoltando il silenzio” assieme a chi la notte dorme ancora con la famiglia nella tenda “quequa” o nella roulotte piazzata nel giardino della casa pur agibile, percepisci anche qualcosa che va ben oltre la paura. È l’orgoglio di essere “quelli della bassa”, quelli duri, quelli che non mollano, quelli che – certo – sanno piangere, ma non son capaci di compiangersi.

Subito dopo la prima “botta” che colpisce duro alcuni centri della “bassa” ferrarere-modenese (20 maggio, ore 4,04), l’Avis Emilia-Romagna inizia a far la conta dei danni. Per quanto riguarda le sedi-Centri di raccolta si segnalano problemi a Bondeno, Mirandola, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Ferrara, Mirabello, Poggio Renatico, Cento. Quattro giorni dopo tutta l’Assemblea nazionale Avis a Montecatini Terme abbraccia i “fratelli di sangue” emiliani. Sette i morti del 20, tutti nel ferrarese, nella scossa di magnitudo 5,8 che ha lambito di striscio anche a nord del Po, fra il mantovano e il polesine. Ma il peggio deve ancora arrivare.

Una seconda forte scossa “gemella” colpisce ancor più duramente una ventina di centri della provincia di Modena il 29 maggio alle 9,04. La terra non risparmia niente e nessuno: capannoni, chiese, centri storici, case, scuole e… sedi Avis. I morti salgono ancora: 27 in totale, centinaia i feriti, 17mila gli sfollati e incalcolabili i “semi sfollati”. Sono coloro che, con la terra che trema 30-40 volte nelle 24 ore, ancor oggi durante la notte non si fidano più della propria casa, pur agibile. Si intensifica e si allarga l’immensa catena di solidarietà, anche avisina, già scattata il 20 maggio.

Giornale avisino, dalle Avis abbiamo iniziato per raccontare alcune storie fra le mille che si dipanano in occasioni simili. Come per L’Aquila 2009, la redazione è andata sul posto per documentare e informare, stavolta “rinforzata” da un collega del Gazzettino. Come in Abruzzo abbiamo sentito parlare cento idiomi diversi: il respiro dell’Italia! Quella reale. Un Paese che in solidarietà è sempre Uno e indiviso.

.

Nella sezione “Speciale terremoto Emilia”  le cronache di “un giorno nella Bassa” di Michela Rossato e Gabriele Zanchin ed altri articoli.

Beppe Castellano


Il futuro del vostro giornale e dell’informazione Avis

Il rilevante incremento dei costi di spedizione postale (quasi il 500% in più), avvenuto senza preavviso in 24 ore il 1° aprile all’indomani del voto elettorale del 2010, per opera dell’allora governo in carica, ha determinato la sospensione delle pubblicazioni di innumerevoli periodici. Non si è fatta alcuna distinzione fra testate commerciali, politiche, religiose, dell’associazionismo e del Volontariato. Un danno culturale e di perdita di posti di lavoro senza precedenti nel mondo dell’informazione, a mio parere ben superiore ai risparmi economici per l’erario.

La copertina dell'ultimo numero

Chi ha potuto e saputo – anche in Avis – ha trasformato il proprio periodico in testata on-line, cercando comunque di arrivare ai propri lettori, associando in qualche caso ridimensionamenti rilevanti delle redazioni e dei numeri pubblicati. Il mondo dell’editoria avisina non ha fatto eccezioni. La questione si è posta anche per noi di Avis Veneto a proposito di Dono&Vita. Nel 2010 invece di quattro numeri ne abbiamo pubblicato tre, con aumento del numero di pagine sull’ultimo numero. Poi abbiamo cercato di risparmiare riducendo il numero di copie inviate attraverso un più rigoroso controllo degli indirizzi postali; laddove abitano più donatori membri della stessa famiglia cerchiamo di inviare una sola copia. Ma il problema economico è davvero assai impegnativo: ormai costa di più l’invio postale che “produrre” il periodico (compensi e costi “fisici” della redazione, impaginazione, fotocomposizione, stampa, carta, confezionamento, ecc.).

Quale soluzione?

In questi lunghi mesi le discussioni sono state accese fra i dirigenti regionali e provinciali di Avis Veneto. Fin dagli anni ’90 Dono&Vita è a carico in parte di Avis Veneto, in parte delle Avis provinciali e comunali e delle Abvs. Questa soluzione è servita per responsabilizzare tutta la dirigenza sul periodico associativo e coinvolgerla nel materiale pubblicato, in particolare nelle pagine dedicate alla vita associativa provinciale. Dono&Vita non ha mai voluto essere “solo” la voce dell’Avis regionale, ma anche delle “sette sorelle”: le sei Avis provinciale e l’Abvs. Il rilevante incremento dei costi ha logorato questo patto unitario, unico a quanto sappiamo nel panorama nazionale. Almeno due Avis provinciali hanno di fatto proceduto a ridimensionare drasticamente il numero degli indirizzi ai quali viene spedito Dono&Vita, al fine di contenere i costi economici iscritti al proprio bilancio. A molti donatori, quindi, Dono&Vita non arriva più. Doverosa la domanda: il gioco vale la candela?

Quali le conseguenze?

Innanzitutto ridurre il numero di copie non significa automaticamente un risparmio proporzionale.

Una delle storiche copertine, 1998

Scendendo la tiratura sotto le 100.000 copie (e ci siamo vicini) scatta un aumento dei costi tipografici che vanifica buona parte del risparmio. E questo a carico di tutte le Avis provinciali e di Avis regionale. Per cui il problema spinosissimo rimane quasi immutato, ma più indigesto!Associativamente la questione è assai più complessa. La scelta di inviare Dono&Vita a tutti i donatori è stata presa per rinsaldare il legame fra Avis e donatore che in numerose realtà si è nel tempo affievolito. La scelta dei quattro numeri annui è legata all’intervallo dei 90 giorni fra una donazione di sangue e l’altra. Ogni tre mesi Dono&Vita fa capolino nelle case dei donatori e ricorda loro, con garbo ed educazione, che c’è qualcuno che attende il loro dono. Ma soprattutto Dono&Vita rende conto ad ogni numero dell’impegnativo lavoro svolto dal gruppo dirigente, dei confronti difficili che si svolgono nelle sedi istituzionali sulla questione Sangue&Plasma, informa sulle necessità degli ammalati e sul buon (o cattivo) uso che del dono dei donatori viene fatto. Informa inoltre sulle innovazioni di sistema che si rincorrono nel mondo trasfusionale e che coinvolgono anche l’attività donazionale. Dono&Vita ha anche sempre guardato oltre il mondo trasfusionale, facendo educazione alla salute e alla solidarietà, con particolare attenzione al mondo giovanile. Ha poi affrontando spesso temi sociali e di attualità attraverso tante inchieste che – a volte – hanno anticipato di mesi quelle di altri mass media.

Quali proposte per il futuro?

Sul tappeto ci sono diverse opzioni, ma bisogna avere la consapevolezza che alcune di loro sono senza ritorno. Certamente una decisione bisogna prenderla; non decidere equivale a prendere la decisione peggiore: logorare la testata e la redazione, avvelenare il lavoro del gruppo dirigente, indisporre i donatori. Non è questo lo stile Avis. E allora?

1) Trasportare totalmente la testata on-line, su internet, eliminando l’invio postale. Avis regionale Veneto ha già attivato nel 2011 questa testata on-line. Qui gli aggiornamenti e le notizie sono decisamente più frequenti del numero cartaceo trimestrale. Tuttavia ci vorrà molto tempo perché i donatori si abituino ad accendere il proprio pc per andare a vedere cosa c’è di nuovo su Dono&Vita web. Gli accessi fin qui registrati al sito non sono nemmeno un decimo degli invii postali. Bisogna poi tener presente che Dono&Vita si rivolge soprattutto ai donatori, non solo ai dirigenti Avis, e sono costoro che fanno maggiore difficoltà a connettersi su internet. Ma sono i Donatori la forza di Avis e sono loro che dobbiamo informare e acculturare correttamente e puntualmente sui problemi che sorgono via via nel campo trasfusionale e non solo.

2) Ridurre i numeri. Invece di quattro solo tre o solo due. La periodicità è uno dei punti di forza di un periodico; dal punto di vista editoriale “saltare” un’uscita è una tragedia. I quattro numeri sono il numero collaudato minimo per non ridursi a pubblicazione episodica estemporanea, ed è anche il numero giusto per le donazioni di sangue, tenendo conto che uno degli scopi dell’attività associativa è la “fidelizzazione” del donatore.

3) Ridurre il numero di pagine. Una soluzione che non sposta significativamente il problema economico, legato alle copie spedite e all’impegno della tipografia e della redazione.

4) Riparametrare i bilanci Avis, ritenendo comunque strategico Dono&Vita, accettando di sostenerne i costi, magari tutti a carico di Avis regionale, finanziata con un proprio incremento delle quote associative, ripristinando la solidarietà interna al mondo avisino veneto. L’incremento dei costi potrebbe essere recuperato attraverso un minor onere di altre voci di spesa. Parliamo, in particolare, di quelle tradizionali meno sentite di un tempo, dal costo delle benemerenze (invariate come riconoscimento, ma ridotte nel mero costo economico) al costo dei pranzi sociali e delle gite sociali.

Conclusioni

Chi scrive non sa quale saranno le decisioni. Dovranno essere gli organi dirigenti democraticamente eletti a decidere. Abbiamo dinanzi un biennio dalle sfide complesse e difficili, che necessitano di una condivisione importante, perché dall’esito di un serrato confronto con il governo regionale e nazionale e con il mondo professionale uscirà ridisegnato tutto il Sistema trasfusionale dei prossimi vent’anni. Spero solo che Dono&Vita continui a lungo a entrare nelle case e a essere letto, anche commentato in famiglia e con gli ospiti. Lasciato in bella evidenza sul tavolo perché sia un tacito invito per i nostri figli. Per informare e far riflettere, per farci crescere.

Bernardino Spaliviero

A tutti ricordiamo che, sotto ogni articolo sul web, è possibile inserire un commento. È solo uno dei tanti modi con cui potete farci avere il vostro parere sugli argomenti trattati in questo articolo (ma non solo). Potete usare anche “normali” mail (redazione.dono-vita@avis.it) e/o “antiche” lettere posta. La pagina facebook di RedazioneDonoVita http://www.facebook.com/redazione.donovita è sempre aperta ai vostri messaggi e, cliccando “mi piace” su www.facebook.com/donoevita potete lasciare in bacheca i vostri pensieri e i vostri suggerimenti sul giornale. Perché il giornale è… “vostro” . (il direttore)

Una serata in stanza d’ospedale

Ieri ero in “vena”. Le ottime infermiere del Centro malattie del sangue di Castelfranco, dove sono ricoverato da una decina di giorni, magari non sarebbero di questo avviso. Parecchie mattine hanno “madonnato” per beccarmele, queste vene un po’ navigate. Ma ero in vena… Di scrivere, di raccontare. Quasi in crisi di astinenza, visto che per me è un “vizio”. Mi sono scappati dei pensieri in libertà, direttamente sulla mia paginetta di Facebook. In due-tre ore mi sono arrivati valanghe di messaggi, anche privati. Un mio lontano, come distanza chilometrica, amico emofilico di Roma mi ha subito scritto e mandato un suo ricordo d’infanzia. Toccante. Anche da tanti avisini lontani sono arrivati messaggi che non mi sarei aspettato.  La cosa, quindi, riguarda un po’ tutti, voi donatori in particolare, sconfinando dalla sfera strettamente personale. Ecco, tutto qui.
Beppe Castellano
Esperienza nella sofferenza.
Il mio compagno di stanza ha appena smesso di vibrare, letteralmente, sul letto per i violenti brividi. Un uomo che soffre ti fa sempre male, dentro. I brividi. Di freddo. Lui, che ogni notte si scioglie di sudore per la sua malattia. Lui, che ogni notte deve cambiare tre volte le lenzuola. Lui, che oggi ha cominciato la chemio, decisa. A me l’altro giorno hanno fattodue sacche di globuli rossi. Sangue, rosso scuro, semplicemente. Le hanno “appese” a cavallo con il pranzo. Avrei dovuto, nello stesso tempo, “bere” dall’ago in vena e mangiare dalla bocca. Non l’ho fatto. Ho preferito posticipare il pasto di tre ore. Per lontani ricordi ed esperienze passate. Di quando, da piccolo, mangiavo durante le trasfusioni e poi… brividi. Che non potevi controllare, che ti squassavano sul letto, che ti congelavano le vene, anche se in stanza c’erano 30°. Lui non lo sapeva, forse non lo sanno più neppure le infermiere e i medici. Con quella “bomba” che ha iniziato forse era meglio star digiuni. O forse no. La mia antica esperienza nella sofferenza, quella non solo mia, ma delle centinaia che mi sono sfilati accanto nei letti di decine d’ospedali, mi avrebbe suggerito di digiunare, al posto tuo. Ma sei una buona forchetta e forse non mi avresti ascoltato. O forse non c’entra nulla, come mi ha detto l’infermiera. Forse è solo la sostanza che sta entrando nelle tue vene e che io, per fortuna, non conosco. Io ogni caso buon sonno, amico, riposa tranquillo stanotte.
Castelfranco Veneto, 2 febbraio, ore 19
I tre compagni di Robin Hood
Stasera scorre Robin Hood con Russel Crowe, su Canale 5. Lo stiamo guardando in tre (io un po’ meno, l’ho visto in dvd 15 giorni fa). Il mio compagno di stanza si è ripreso un po’. L’abbiamo fatto ridere, mentre continua ad essere attaccato alla macchinetta che infonde pian piano la chemio. Dalla stanza accanto è arrivato con la sua Tv (la nostra non funziona, ma funziona l’antenna) Daniele. Altro caro compagno di antiche battaglie e di antiche degenze come Luigi. Romagnolo, allegro e “tosto”, come tutti i romagnoli: “almeno si distrae… su su, che vengo oltre e si guarda la TV”. Ieri, a lui, han detto che per quel ginocchio operato più di 15 anni fa c’è una sola soluzione. La ferita non si è mai richiusa del tutto, in tutti questi anni, per un’infezione subdola e bastarda. “Aureo” lo chiamano quel cornuto di uno stafilococco. Ieri per l’ennesima volta è stato vicino a mandare a fancu l’ortopedico che glie lo ha ripetuto… Poi è venuto nella mia stanza incaxxato a raccontarmelo. Lui non mollerà, ha detto. Combatterà per non tagliare la sua gamba fino alla fine. Sa anche lui che non ci riuscirà, come lo so io. Non per questo molla, né tantomeno si intristice. Stamattina è venuto a portarmi il caffé (lui che peggiora cammina, io che miglioro non ancora) e sorrideva come sempre a… 36 denti. E ci si pigliava per i fondelli, come sempre. Diavolo di un romagnolo…
Castelfranco Veneto, 2 febbraio, ore 21,30
Le ultime frecce.
Alè, Robin Hood sta per finire. Gli arcieri coraggiosi stanno per respingere il nemico in mare, l’ultima freccia per il più subdolo e crudele dei nemici sta per essere scoccata. E la macchinetta della chemio fischia. Il mio compagno di stanza ha finito la flebo. Ha qualche arma in più per combattere il suo, di subdolo nemico. Buonanotte ragazzi…
Castelfranco Veneto, 2 febbraio, ore 23,40

 

 

Antitrust e sangue cordonale

In veste di Presidente dell’Antitrust è stato forse uno dei suoi ultimi atti. Ora Antonio Catricalà è Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, in pratica il Vice di “SuperMario” Monti. L’Agcm (Autorità Garante Concorrenza e Libero Mercato) il 24 ottobre scorso ha contestato a sei banche private di cordone ombelicale la pubblicità ingannevole utilizzata su siti e depliant. Il ricorso alla conservazione “autologa” (per uso personale, non a disposizione di eventuali altri pazienti) di cellule staminali (in particolare da cordone ombelicale) era infatti presentato con troppa enfasi e con informazioni non corrette. I messaggi scorretti, secondo l’ingiunzione dell’Agcm, dovranno essere modificati entro Natale 2012. L’Antitrust ha fissato infatti il termine di 60 giorni per regolarizzare il tutto.

Molti i messaggi “potenzialmente ingannevoli”, in particolare la scarsa o nulla chiarezza sugli effettivi tempi di conservazione delle cellule cordonali. Nei vari siti “commerciali”- da noi controllati a novembre – vengono indicati fra i 20 e i 25 gli anni di vitalità cellulare, invece dei 15-16 che indicati dalle ricerche e dalle pubblicazioni scientifiche. Al centro del provvedimento anche il fatto che le società (tutte legalmente estere, ma con propaggini operative e “di vendita” in Italia) che offrono a non poco prezzo tali servizi DEVONO chiarire ai potenziali “clienti” i limiti effettivi dell’impiego terapeutico. Dovranno poi informare che il rientro dei campioni conservati nelle banche straniere non è automatico. Non basta, infatti, uno schiocco di dita, ma l’eventuale trapianto con “rientro” delle staminali bancate all’estero va autorizzato dal ministero della Salute.

In rete (basta digitare “cordone ombelicale” su Google) si leggono spot fin troppo trionfalistici. Messaggi che, cosa più grave, a livello subliminale – almeno secondo chi meglio conosce l’argomento – instillano nei futuri genitori una specie di “senso di colpa” di non fare abbastanza per la salute del nascituro.  “Proteggi la salute di tuo figlio”, “Regala un’assicurazione biologica a tuo figlio, siamo leader in Europa”, “Un gesto prezioso per la futura Salute del tuo bambino”… I genitori vengono così spinti verso una scelta costosa (alcune migliaia di euro) che, allo stato dei fatti, non offre alcuna sicurezza. La futura salute dei figli, che eventualmente si ammalassero di malattie che prevedano il trapianto di cellule staminali, è infatti molto più garantita dalle banche pubbliche italiane. Che, tra l’altro, ai genitori non costano assolutamente nulla e offrono una sicurezza – grazie alle rigidissime norme nazionali – decisamente altissima in qualità e… quantità. Nelle banche pubbliche, infatti, sono bancati altre decine di migliaia di cordoni “eterologhi” uno dei quali potrebbe serre quello “giusto”. In Italia, quindi, la conservazione autologa del cordone ombelicale è proibita per legge È permessa solo in casi eccezionali. Ma approfittando della buona fede (e della scarsa cultura in merito) di migliaia di coppie in attesa il divieto viene tranquillamente aggirato. E con lucrosissimi guadagni.

Ne abbiamo contate ben 27, in una lunga “incursione” su internet, di società specializzate nell’export dall’Italia con sede a Londra, in Belgio, in Svizzera, a San Marino, ecc. ecc. I provvedimenti del Garante riguardano comunque solo le società Smart Bank, Cryosave Italia, Futura Stem Cells, Future Health, Sorgente e Crylogit Regener. Ma esplorando i siti delle altre non è che la situazione sia più rosea o le informazioni più corrette. Grazie ad un battage pubblicitario massiccio, in questi ultimi anni decine di migliaia di italiani hanno deciso di criocorsevare “privatamente” le staminali cordonali. Questo nella triste – ma remotissima – eventualità che possano servire in un immediato futuro (non più di 15 anni) per il trapianto e la cura di malattie del sangue del figlio.Nel provvedimento dell’Antitrust si legge anche come “nessuna procedura è stata ancora definita per il rientro in Italia dei campioni di cellule staminali cordonali dalle banche estere”. I dati del Centro nazionale trapianti, poi, fanno pensare che si possa rasentare anche la truffa: “su 200 mila trapianti di cellule staminali del sangue realizzati tra 2000 e 2008 in ambito comunitario, quelli autologhi, con identità tra donatore e ricevente, sono stati 130 mila e mai è stato impiegato il cordone ombelicale, ma solo staminali di midollo dello stesso paziente”. E poi: “la probabilità di utilizzare il cordone conservato all’estero è remota oscillando tra il valore di 0,005% e 0,004%”. Fin qui le notizie. Approfondiamo l’argomento con ulteriori opinioni e interventi. Li trovate in “altro volontariato”, qui.

È il caso di dirlo… a tutti un “chiaro”, limpido, Buon Natale 2012.

Beppe Castellano

Una lunga storia, che continua anche sul web

La breve “cronaca” di un decennio di Dono&Vita http://giorgiob.sg-host.com/storia/ fu scritta dal vicedirettore Roberto Rossini e pubblicata nel numero di marzo 2004. Da allora altri anni sono passati, molto altro inchiostro è corso fra le rotative, molti collaboratori sono arrivati e andati, molti giovani universitari stagisti o del Servizio civile sono passati in redazione e molti altri fatti sono stati raccontati da “Dono&Vita”. Fatti e notizie che erano anche ben fuori dalla “galassia Avis”. Con molte nostre inchieste ci siamo occupati di temi sociali. In tempi “non sospetti”, in cui non ne parlava praticamente nessuno, sulle pagine di Dono&Vita si è parlato di Dipendenze: alcol, droghe, fumo, gioco (2004), Nuove povertà (2005-2008), della “minacciata” privatizzazione dell’acqua (dicembre 2003); di Adozioni e affido (2004); di disoccupazione (2009-2010); di “nuovi” donatori e nuovi cittadini immigrati (dal 2006 in poi); di nuove malattie tropicali (2007 in poi) e tante altre inchieste “fra la gente”. Oltre a questo sulle nostre pagine sono passati innumerevoli personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport: dalle Miss Italia venete, ai grandi calciatori come Del Piero, dal “veneto” Tiziano Ferro, a decine di altri personaggi che testimoniavano l’impegno nel volontariato. Non possiamo poi enumerarle le tante e tante storie di vita vissuta della gente, cosiddetta, comune. È difficile ricordare ogni numero e ogni “avventura” giornalistica.

Ora ne inizia un’altra, di avventura: Dono&Vita on line. Un giornale, quasi un quotidiano, che andrà ad affiancare, integrare e arricchire il trimestrale che – nonostante tutto – continuerà ad arrivare nelle case di oltre 100mila famiglie del Veneto e di molte altre in Italia. Si ri-parte! Con qualcosa che guarda ancora più avanti e che speriamo incontri il gradimento di ancora più lettori. Aspettiamo le vostre critiche e i vostri suggerimenti. Come scriveva Roberto Rossini, “soffiate” (anzi cliccate) assieme a noi!

Beppe Castellano, aprile 2011


 

Come una nave, verso nuovi orizzonti

Ebbene, ci siamo. Oggi è il primo giorno di vita, il battesimo del fuoco di “Dono&Vita Web”. La nostra piccola goletta, con le vele rosso-azzurre dell’Avis, si avventura da oggi nell’immenso oceano di internet. Il nostro giornale, che dal 1994 arriva nella versione a stampa a tutti gli oltre 120mila avisini veneti, affronta insomma il mare aperto.

L’intento è “andare oltre”, verso un pubblico nuovo. Una platea non limitata ai soli donatori, che in ogni caso saranno il nostro “zoccolo duro”.  Salpiamo insieme verso nuovi orizzonti, come una vera nave che affronta un lungo viaggio nell’ignoto. Non lo faremo da sprovveduti, da marinai d’acqua dolce, salpando senza carte nautiche o bussole.

La nostra bussola, come sempre è stato, saranno i lettori. I nostri veri “padroni”.Quelli che vorranno continuare a ricevere gratuitamente la versione cartacea (secondo le decisioni delle rispettive Avis), ma ci potranno leggere anche qui e quelli “nuovi”. Coloro che, magari, ci leggeranno solo on line. Nuovi lettori che speriamo di avvicinare anche al grande mondo del Dono.

Le nostre “carte”, quelle cui ci siamo sempre affidati, saranno le informazioni e le notizie: precise, affidabili, verificate e verificabili. Come sempre.  Spazieremo anche “oltre”, se ci riusciremo. Al di là dei pur ampi orizzonti del volontariato del sangue. Anche con la versione a stampa, che potrà diventare sempre più una rivista di approfondimento e inchiesta.

È ancora tutto in divenire. Qualche strappo nelle vele, ancora mal cucite, magari ci sarà. Qualche falla nella chiglia forse non l’abbiamo ancora vista. Potremmo anche incontrare qualche scoglio. Navigando, si sa, capita. Ma intanto siamo ri-partiti per una nuova avventura. Tutti insieme, con una grande, splendida ciurma già a bordo.

(28 aprile 2011)

Beppe Castellano



 

Inizia a Donare per salvare una VitaDona su AvisVeneto.it