Nuovo Gruppo Giovani Regionale: il Forum a Mestre il 16-17 novembre

Conclusa da pochissimo la prima riuniGruppoGiovaniRegionaleone del rinnovato Gruppo Giovani Regionale. Eccola qui in tutta la sua frizzante freschezza la nuova scuderia del Gruppo, capitanata da Federico Marangoni. Si è riunita, per la prima volta, presso la sede Provinciale dell’Avis di Padova. Erano presenti per la Provincia di Verona Kevin Costa e Alice Rossetto; per Treviso Elena Cappelletto, Ivano Cavallin e Lorenza Zuglian; per Venezia (ideale passaggio di consegne) Manuela Fossa e Dario Piccolo; per Padova il Gruppo Provinciale quasi al completo: Elena Savio, Emanuela Sartori, Anna Telatin, Nicola De Tranquilli, Matteo Coletto e la sottoscritta. Alla riunione immancabile Francesco Joppi, “giovane” tra i giovani. Prima sfida del gruppo neo formato sarà il Forum Interregionale, la cui ideazione era già stata avviata dal precedente Gruppo Giovani Regionale. Quest’anno verrà ospitato a Mestre il 16-17 novembre. I temi, a grandi linee, saranno l’accoglienza del donatore in una realtà Avis e, su proposta di Federico, la comunicazione e l’informazione associativa più “allargata” verso i soci. Anche con prove “pratiche” impareremo come nasce e si realizza un giornale (cartaceo e web). Molte saranno le sorprese che attendono i partecipanti (che attendiamo numerosi) al Forum. Sarà come sempre un momento d’incontro dove poter esprimere le proprie capacità sotto forma di un progetto concreto e attuabile. Non ci resta quindi che invitare tutti a partecipare al Forum e anche a dare il contributo al Gruppo. Fatevi avanti! Di sedie attorno al tavolo se ne possono aggiungere ancora molte e di idee fresche non ce n’è mai abbastanza.

Gloria Mercurio 

Jesolo: sabato 8° Trofeo Kart dei giovani Avis

E nella mattinata un incontro con l’Associazione nazionale Vigili Urbani e il pilota campione
del mondo GT 2004 e istruttore di Guida Sicura Fabrizio Gollin

Più di un centinaio, già avisini o aspiranti tali, saranno i giovani che sabato 7 settembre sulla Pista azzurra di Jesolo Lido si sfideranno in una gara di Kart endurance. La manifestazione, giunta ormai alla sua 8ª edizione, è organizzata dalla Commissione giovani dell’Avis regionale del Veneto, in collaborazione con l’Avis comunale di Jesolo. La gara sarà del tipo Endurance. Le squadre (14 in tutto, provenienti dalle province di Venezia, Treviso, Padova, Verona e dal Friuli Venezia Giulia) composte da un massimo di 8 piloti (comprese almeno 2 ragazze) si alterneranno al volante del kart in modo continuo per 2 ore. Ogni pilota correrà 16 minuti divisi in 2 tranche. Vincerà, e si aggiudicherà il Trofeo Avis, la squadra che completerà più giri. Kart2A fare la parte del leone, come partecipazione, è ovviamente Venezia che, oltre a tre squadre provinciali, ne schiera altre due della Comunale ospitante. Tre “scuderie”, invece, per Verona, una per il Friuli che schiererà un agguerrito team e due le squadre “ufficiali” iscritte per le provinciali di Padova e Treviso. Quest’ultima provincia, in verità, schiera anche una squadra “outsider” che sarà certamente la più “giovane” in assoluto. kart3L’Avis di Castelfranco, infatti, cogliendo in pieno lo spirito della manifestazione, schiera otto “aspiranti donatori” di età compresa fra i 17 e i 19 anni appena compiuti. Sono tutti studenti delle superiori, in maggioranza del Liceo Giorgione. Correranno anche con la “sponsorizzazione” di Dono&Vita, la cui redazione si trova proprio nella città murata.

Fabrizio Gollin
Fabrizio Gollin

Ma la giornata non sarà solo sport e divertimento, bensì anche impegno nell’educazione e sicurezza stradale e nella guida sicura. Se la gara partirà nel pomeriggio (la bandiera a scacchi sarà sventolata alle 15), la mattinata sarà impegnata in un incontro “interattivo”. A parlare a e con i giovani corridori, infatti, saranno presenti come relatori alcuni Agenti di Polizia Locale dell’ANVU (Associazione Polizia Locale d’Italia) nonché un testimonial Avis d’eccezione: Fabrizio Gollin. Gollin nel 2004  ha vinto il Campionato mondiale di Gran Turismo, proprio portando orgogliosamente sulla sua tuta e sulla27 Ferrari 550 Maranello il logo Avis. Cosa che aveva già fatto in precedenza correndo in Formula 3000. Partito proprio dai kart, giovanissimo, ha poi corso e vinto sui più prestigiosi circuiti endurance di ogni continente al volante di Ferrari, Vyper, Maserati, Aston Martin, Doran, ecc… Da Spa (vincendo nel 2004 e 2007) a Daytona, da Le Mans a Silvestone, al Nurburgring. A Jesolo sarò però non per “insegnare come correre”, ma per parlare ai giovani – presentando esempi concreti – dell’altro settore, oltre alle competizioni, cui ha dedicato gran parte dei suoi 38 anni: la “guida sicura”.

05In anteprima, proprio a Jesolo, presenterà filmati e operatività inedite di un progetto di guida sicura accessibile a chiunque, affinché tutti – con l’auto di tutti i giorni – possano far fronte ad ogni tipo di imprevisto alla guida. Il convegno, che si preannuncia interessantissimo, è previsto con inizio alle 10,30 presso il Pala Arrex di Jesolo (ex Palaturismo) in Piazza Brescia, 11.

La formazione Avis re-inizia da Belluno

La scuola di formazione delle Avis del Triveneto ha scelto Belluno per avviare il nuovo ciclo di percorsi formativi che già nel 2012 aveva riscosso grande successo. Sono quasi 60 i dirigenti che hanno preso parte al primo seminario di approfondimento, svoltosi presso la sede dell’Abvs, dal titolo: “L’Avis, un’associazione a rete: la normativa di riferimento, statuti e regolamenti. Sviluppi e sinergie d’azione”. Un primo appuntamento destinato a fornire ai partecipanti un consolidamento della conoscenza del quadro di riferimento normativo, quale imprescindibile base per la progettazione di future attività, nonché a illustrare l’operatività dei sistemi di rete, alternativi alla classica impostazione gerarchica, e, forse, più produttivi nell’ambito del sistema del volontariato.

Relatori della giornata Francesco Magarotto, già vice presidente vicario di Avis Regionale Veneto, e Matteo Aguanno, direttore Gal 2 “Prealpi e Dolomiti Bellunesi e Feltrine”. Il prossimo appuntamento, destinato sempre a chi ricopre una carica associativa a qualsiasi livello, è in programma, nuovamente a Belluno, per il 15 giugno 2013: si affonderà il tema del problem solving, strumenti per l’analisi dei problemi e tecniche di progettazione. Per info: www.avisscuolaformazione.it

Barbara Iannotta

Seminario Belluno 23052013 001 Seminario Belluno 23052013 002 Seminario Belluno 23052013 003 Seminario Belluno 23052013 004 Seminario Belluno 23052013 005 Seminario Belluno 23052013 006 Seminario Belluno 23052013 007 Seminario Belluno 23052013 008 Seminario Belluno 23052013 009 Seminario Belluno 23052013 010

Tumore al colon retto: se ne parla a Bibione il 2 marzo

La locandina del convegno

È in programma per il pomeriggio di sabato 2 marzo 2013 all’Hotel Savoy di Bibione il convegno pubblico “Il tumore al colon retto: prevenire, cercare, curare”, organizzato da Avis Bibione, Avis Provinciale di Venezia e Avis Veneto.

Moderato dal dott. Diego Serodine, medico di base, l’evento vedrà gli interventi di sette professionisti che parleranno di screening, ruolo di endoscopia e radiologia nella diagnosi, chirurgia del tumore, trattamento radioterapico e chemioterapico, ruolo dello psicologo. Con l’occasione verrà presentato il progetto “Avis dona salute”.

Chiamata donatori in Veneto: il punto nel convegno del CRAT

Potrebbe essere il primo di una serie di incontri tra diverse realtà provinciali, quello promosso in merito a “L’organizzazione della chiamata dei donatori, esperienze a confronto”, il 27 ottobre presso l’Azienda ospedaliera di Padova, organizzato dal Crat (Centro regionale attività trasfusionali) del Veneto. L’incontro ha visto riuniti, su un tema di stretta attualità, i responsabili dei Dipartimenti interaziendali di medicina trasfusionale e delle associazioni di donatori del Veneto, rivelandosi alquanto interessante. Oltre che di stimolo a fare sempre meglio e sempre di più per favorire l’incremento delle donazioni, facendo tesoro l’uno delle esperienze positive dell’altro. Vediamo di seguito le varie esperienze:

Gina Bortot e Stefano Capelli

BELLUNO – A fare da apripista, introdotti dal dott. Antonio Breda, responsabile del Crat e moderatore della mattinata, è stata la provincia di Belluno, che da qualche tempo ha introdotto la chiamata del donatore in base alle precise richieste di sangue, plasma e piastrine da parte del Dimt. “Per evitare l’eccedenza in taluni periodi e la carenza in altri, per evitare di togliere il sangue quando non serve – è stato sottolineato dal dott. Stefano Capelli, direttore del Ct di Belluno e dalla presidente dell’Abvs provinciale, Gina Bortot, che hanno spiegato come: “la chiamata dei donatori avviene telefonicamente da parte della segreteria provinciale dell’Abvs, facendo risparmiare tempo ai donatori che scelgono giorno e ora della donazione, organizzando al meglio il proprio tempo anche con gli impegni di lavoro e familiari. Donatori che non solo hanno capito l’importanza del nuovo sistema di organizzazione della donazione, ma l’hanno accolto favorevolmente, così come l’idea di eliminare le classiche benemerenze per far posto ad altre forme di ringraziamento a chi si spende per il prossimo”.

ROVIGODopo Belluno è stata la volta di un altro esempio positivo: Rovigo. Il dott. Francesco Chiavilli ha spiegato il funzionamento del Dipartimento provinciale, sottolineando che anche grazie all’organizzazione programmata della donazione riesce a contribuire all’autosufficienza regionale (con 600 sacche inviate a Padova) e nazionale (con un aiuto di 2.500 sacche alla Sardegna). Anche in questo caso la chiamata dei donatori avviene telefonicamente, in un clima di collaborazione tra Avis e Fidas. Il Dimt, infatti, informa le due associazioni circa le sue necessità di sangue (con particolare attenzione alle necessità per la cura dei talassemici, che sono numerosi in questa parte della regione) e loro si mettono in moto. L’Avis provinciale, che ha una lunga storia in fatto di uffici di chiamata, attiva i suoi tre dipendenti a Rovigo e Adria e la Fidas i suoi volontari. Come ben spiegato rispettivamente dal presidente dell’Avis provinciale, Massimo Varliero e dalla responsabile della Fidas, Roberta Paesante, la chiamata dei donatori fa parte della cultura stessa della donazione in questa zona del Veneto ed è considerata fondamentale, perché permette un rapporto diretto con il socio, che è aspetto molto importante della fidelizzazione.

Francesco Chiavilli, Rovigo
Roberta Paesanti e Massimo Varliero (Rovigo)

La chiamata è telefonica nella stragrande maggioranza dei casi e si ricorre all’uso delle email o della lettera quando è il donatore stesso a richiederle, di solito quale giustificazione scritta dell’assenza dal lavoro per il proprio datore. Il donatore è invitato con un certo anticipo alla donazione, tenendo conto dei 90 giorni dalla sua ultima donazione precedente. Una volta all’anno c’è anche una sorta di “revisione” di tutti i donatori, per verificare chi dona e chi no ed individuare i motivi della mancata donazione. L’ufficio di chiamata permette di non penalizzare alcun donatore e di bilanciare la raccolta, dando a tutti la stessa importanza. Varliero, prima di chiudere il suo intervento, ha illustrato molto dettagliatamente anche il sistema informatico usato dalla provinciale.

Alberto Marotti (Padova)

PADOVA – Tutta un’altra storia, invece, l’esperienza nella provincia di Padova, come evidenziato dalle parole del dott. Alberto Marotti, responsabile del Centro di Raccolta presso l’Ospedale ai Colli. “A partire dal numero di associazioni diverse che riuniscono i donatori di sangue, che sono ben sei: Advs, Associazione Amici dell’ospedale, Avis, Croce Rossa, Croce Verde e Fidas, oltre ad un certo numero di donatori non iscritti ad alcuna di queste”. Organizzare i donatori, in una situazione così non è facile, e mancando alla base una cultura della chiamata, sembra forse più irraggiungibile di quanto invece potrebbe essere. Il dott. Mariotti è quindi passato ad elencare i punti di raccolta del sangue in provincia, che se registrano un buon numero di sacche e quindi l’autosufficienza di plasma e piastrine, sono molto al di sotto di quanto servirebbe per il sangue intero. A Padova, infatti, arriva sangue da tutta la regione, ogni giorno. “Va riconosciuto che un leggero aumento del prelevato c’è stato grazie alla chiamata di una parte dei donatori da parte della Fidas, ma siamo ancora alle telefonate a tappeto, senza una programmazione alle spalle”. E così strutture belle, funzionali e ben distribuite sul territorio si ritrovano a non essere utilizzate al cento per cento. Occorre uno sforzo in più, magari guardando alle esperienze positive delle altre province.

Alessandro Dal Canton e Gino Foffano (Treviso)

TREVISO – In quella di Treviso, per esempio, è ormai collaudata e storica l’esperienza dell’Avis di Castelfranco, che con i suoi volontari gestisce la chiamata dei donatori di dieci Avis comunali. Per il dott. Alessandro Dal Canton, responsabile del Dimt provinciale, e Gino Foffano, presidente dell’Avis provinciale di Treviso, riuscire a gestire al meglio le donazioni, anche tramite la chiamata telefonica, permette, per esempio, di utilizzare meglio e di più il sangue fresco rispetto a quello prossimo alla scadenza. La chiamata telefonica del donatore è ormai una felice realtà anche per le zone di Conegliano e Vittorio Veneto (Ulss 7) le cui Avis, come per Castelfranco e Montebelluna (Ulss 8), sono all’interno dell’ospedale. Per l’Ulss 9 a pensare alle chiamate e a inoltrare le richieste di sangue è l’Avis provinciale di Treviso. Si tratta di realtà diverse, di modelli diversi, ma che operano in sinergia e collaborazione. “Ma stiamo attenti ai tagli alla sanità –ha sottolineato Foffano – che rischiano di vanificare tanto lavoro”.

Giorgio Marchiori

VENEZIA – Situazione tranquilla nella provincia di Venezia dove, come ha spiegato il responsabile del Dimt dott.Marchiori, l’andamento tra quanto si raccoglie va di pari passo con quanto si utilizza. C’è poco margine operativo, al limite, per cui la necessità è di incrementare il prelevato. “In merito alla chiamata dei donatori – ha spiegato Giorgio Gobbo, presidente del Servizio provinciale di Raccolta Convenzionata Avis (SRC) –  non esiste un unico ufficio provinciale dedicato a questo”. Gobbo ha spiegato che ogni Avis (o più Avis insieme) gestisce le sue chiamate in base alle richieste.

Giorgio Gobbo

Ci sono, quindi, tanti uffici di chiamata. È stata poi illustrata l’esperienza di Chioggia, che ha adottato il sistema della prenotazione on-line, ad oggi utilizzata dall’85% dei donatori. All’inizio non è stato facile abituare i soci, ma col tempo il meccanismo si è rivelato vincente e l’incremento delle donazioni è stato il primo frutto positivo. Ogni donatore ha una sua password con cui prenota giorno ed orario e la programmazione delle uscite domenicali per le raccolte sangue è molto migliorata.

Alberta Alghisi (Vicenza)

VICENZA – Complessa, ma in fase di sistemazione, la situazione nella provincia di Vicenza – ha spiegato la dottoressa Alberta Alghisi, responsabile del Dimt – dove si contano quattro Ulss con tre punti di raccolta ciascuna, gestiti da associazioni diverse. In tutte le Ulss sono presenti Avis e Fidas, alle quali si aggiungono l’Rda e la Campese all’Ulss n. 3, l’Adosalvi alla n.4 e l’associazione Cav. Trevisana alla n.5. Ogni associazione ha per il momento il suo sistema informatico, anche se si sta andando verso un sistema unico. Molto variegato il sistema di chiamata dei donatori, nel senso che nell’Ulss 6 la gestisce il Sit di Vicenza, nell’Ulss 5e 4 le proprie associazioni e nell’Ulss 3 sia le associazioni che il Sit di Bassano del Grappa. In molti casi si utilizzano ancora le chiamate attraverso le cartoline, che però, non sono molto efficaci. Luca Cavinato, in qualità di rappresentante di tutte le associazioni, ha spiegato alla platea che si sta andando comunque verso un sistema di chiamata uguale per tutti, e che l’intenzione è di partire in via sperimentale a Vicenza già ad inizio del 2013 per entrare a pieno regime entro il 2014, con un’unica piattaforma informatizzata che partendo dalle

Luca Cavinato (Vicenza)

richieste di sangue da parte dei Ct sia a disposizione di tutti i donatori che avranno la possibilità di auto prenotarsi, con un memory tramite sms o email.

VERONA – Nella provincia di Verona, come ha spiegato il dott. Aprili, si sta guardando alle esperienze di chi è già più avanti per adottare un sistema efficace di chiamata, dato che fino ad oggi  al limite si avvisano i donatori quando stanno per scadere i 90 giorni dall’ultima donazione. Dal 15 ottobre si è avviato un progetto pilota a Legnago (che ha un numero contenuto di soci) , con i donatori di Avis, Fidas e

Giorgio Gandini, Loredana Martinelli, Giuseppe Aprili (Verona)

altre due associazioni, oltre ai non iscritti. La finalità è rendere più regolare l’afflusso delle donazioni tramite un sistema di chiamata telefonica, che è stata spiegata a tutti i soci tramite una lettera. 42 i volontari, formati in tal senso, che sono presenti nei Ct, si alternano alla chiamata, ricevono e confermano le prenotazioni, gestiscono telefonate e quando richiesto sms ed email. Il tutto in una piena condivisione tra associazioni di strumenti e risorse. Nei primi 12 giorni di attività si è registrata una media di 18 prenotazioni al giorno! In chiusura dell’incontro, ricordando che la chiamata è per legge compito delle associazioni e che è prevista una ulteriore quota di rimborso pari a 30 centesimi, i responsabili Fidas e Avis veneto hanno tratto le loro conclusioni sul tema.

La posizione dell’Avis regionale è stata esposta dal vicepresidente Francesco Magarotto. Per scaricare l’intervento integrale (in PowerPoint o Pdf) cliccare sul seguente LINK.

Per l’intera galleria fotografica su Facebook della giornata cliccare sulle foto o sul seguente LINK

Servizio di Michela Rossato – Immagini: Beppe Castellano

 


 

 

Progetto Bessy: “radiografia” del dono in tre regioni e tre Nazioni

Il gruppo dei convegnisti a Spalato

Bessy è un progetto che mette assieme le Associazioni dei donatori di sangue e li servizi trasfusionali di Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Slovenia, Croazia e Albania. L’obiettivo è quello di creare una rete tra queste realtà per scambiare esperienze, buone pratiche, materiali e idee. La scorsa settimana io e una delegazione di Avis Veneto abbiamo partecipato al meeting di metà percorso.  Questo incontro serviva per fare il punto sul lavoro fatto e condividere il programma per il prossimo anno. Il meeting si è tenuto a Spalato, in Croazia, dove siamo stati ospiti della Croce Rossa nazionale.

Nei Paesi dell’Est,  la Croce Rossa svolge il medesimo ruolo di Avis in Italia: promuove il dono del sangue, organizza i donatori in gruppi, coordina la raccolta del sangue. Ma c’è una differenza sostanziale.  Avis è un’organizzazione non governativa, autonoma e indipendente, guidata da volontari mentre la Croce Rossa è un organizzazione statale, braccio operativo del ministero, guidata da personale dipendente (anche se il presidente nazionale che abbiamo conosciuto è un volontario). Come abbiamo già detto molte volte, la nostra legislazione sul volontariato del sangue è veramente diversa e, a mio parere, superiore a quella degli altri paesi europei. Una cosa di cui andare fieri!

Quando ci confrontiamo e Avis può parlare di partecipazione alla programmazione della raccolta, di autonomia nell’organizzazione e di risorse dedicate, i dirigenti delle organizzazioni straniere strabuzzano gli occhi e ci chiedono di ripetere. Pensano di non aver capito bene e se fosse per il mio inglese potrebbe essere anche  possibile ma poi gli interpreti confermano il contenuto dell’informazione. A quel punto ci sono due reazioni: i volontari chiedono di approfondire mentre i governativi ci guardano con scetticismo e borbottano tra di loro. Penso si chiedano dove lo Stato trovi le risorse per questa organizzazione e se ne valga la pena. Affermano che da loro i donatori ci sono lo stesso anche senza questi “privilegi”. Allora ci dobbiamo affrettare a spiegare che l’Italia è un paese molto più grande dei loro, che l’autosufficienza non c’è in tutte le regioni, che il sistema trasfusionale pubblico non riesce a raccogliere tutto il sangue disponibile e  che l’investimento nel volontariato è particolarmente proficuo per la società.

Tre presidenti Avis: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna

Una ricerca scientifica finanziata dalla Comunità Europea nel 2011, anno europeo del volontariato, ha stimato che per ogni euro investito nel volontariato vengono “prodotte” attività per almeno sette euro. Per non parlare del contributo all’identità culturale, all’aggregazione sociale, all’educazione civica e alla sussidiarietà . Tutte cose che il volontario produce e che, a mio parere, non hanno prezzo!  Proprio per avvalorare questa ipotesi abbiano voluto che nel progetto Bessy fosse prevista una ricerca scientifica sul capitale sociale prodotto dal volontariato. Non è qui possibile riassumere i risultati di questa complessa ricerca,ma confermano che le Associazioni dei donatori di sangue hanno una eccellente reputazione, un patrimonio valoriale ampiamente condiviso e che i donatori hanno una maggiore capacità di cooperazione e di responsabilizzazione oltre che  stili di vita più salutari.  Qualcuno ha detto che lo sapevamo già. E’ vero, noi ne siamo convinti da sempre, ma qualcuno poteva accusarci di autoreferenzialità mentre qui abbiamo dei dati significativi per numero di interviste, provenienti da aree diverse, validati da ricercatori universitari.

Finisco con un aneddoto: Spalato è una città della Dalmazia che per qualche secolo è stata governata dalla Serenissima di Venezia. Girando per la città vecchia si possono ammirare delle tracce di questa presenza (i resti dei  bastioni fortificati, alcuni bei palazzi in stile)  e sentire dei termini del dialetto locale che richiamano o sono i medesimi di quello nostro. Non ho visto, però, nessuna effige del nostro Leone di S.Marco.  Svista  personale o un fatto sospetto? Pertanto,  alla fine della mia presentazione durante l’ultima sessione del meeting,  ho voluto inserire una diapositiva con l’immagine del Leon …  ad ogni buon conto!

Alberto Argentoni

 

“E se fossi tu ad avere bisogno degli altri?”

Cronaca e testimonianze dall’incontro con le scuole a Mestre promosso dalle “10 associazioni del Dono”

E se fossi tu ad avere bisogno degli altri?” è una domanda che spesso noi avisini ci ritroviamo a porre per smuovere le coscienze e promuovere il gesto della donazione. È anche il tema scelto per il convegno annuale delle dieci Associazioni del Dono del Veneto (vedi elenco nel riquadro sotto), organizzato presso l’Istituto Pacinotti di Mestre sabato 6 ottobre.
A introdurre il tema della donazione a una platea di 200 studenti il giornalista e opinionista Bruno Fasani, che ha sottolineato il ritardo della politica in tema di donazione di organi (tema che non porta voti) e la cultura cardiocentrica che, insieme al terrorismo sugli espianti da persone ancora vive, inibisce l’espressione del consenso alla donazione. A presentare poi le diverse sfaccettature del dono c’erano i rappresentanti di Avis, Aido e Aned, affiancati dal dott. Giacomo Zanus, Vice responsabile Chirurgia epato-biliare e trapianti epatici dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, e la dott.ssa Maria Irene Fezzi, responsabile del Laboratorio HLA dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre, che hanno illustrato la situazione attuale in ambito di trapianti di fegato e di midollo osseo.
Fulcro della manifestazione sono state le quattro testimonianze, che hanno catturato l’attenzione di tutti i presenti arrivando dritte al cuore. Le riportiamo qui di seguito, anche se ci piacerebbe farvele ascoltare dalla viva voce degli stessi protagonisti.

Antonio, Jesolo (VE): UN FEGATO NUOVO, UNA NUOVA VITA

Antonio e Federico, due testimoni di vita

Ho subito un trapianto di fegato il 13 luglio del 2008, ma la cosa strana è che dieci giorni prima sembravo perfettamente sano. Il primo sintomo della malattia è stata la stanchezza, che mi ha spinto a fare gli esami del sangue: avevo le transaminasi alle stelle. A causa di un’epatite autoimmune, i miei anticorpi avevano attaccato il fegato, riducendolo a circa 800 grammi… era praticamente dimezzato. Ricordo che mi sono addormentato a casa un sabato sera e mi sono svegliato 17 giorni dopo, in un letto d’ospedale, dimagrito di 17 kg, pieno di tubi e con un cerottone sulla pancia, che copriva un taglio enorme. Immaginate la mia reazione! Ho saputo che ero entrato in coma e senza un trapianto non avrei avuto scampo.
Sono tornato a casa il 31 luglio, dopo una bella dose di riabilitazione per riprendere a camminare, e in agosto ho potuto tagliare la torta di compleanno di mia figlia, come da tradizione, anche se con la mascherina su naso e bocca. Il recupero è stato lungo ma già a dicembre sono riuscito a partecipare alla Maratona di Natale di Jesolo, arrivando per ultimo. Ora sono tornato a vivere, a lavorare come odontotecnico e a fare lo speaker per i bersaglieri, una delle mie passioni. Tutto questo grazie al dono altrui.

Federico, Casciana Terme (PI): UN SEMPLICE “SI” PUO’ CAMBIARE IL MONDO

La malattia ha iniziato a intaccare il mio tran tran quotidiano nel 1994, quando avevo 19 anni: iniziai a star male e a perdere peso, ma non si capiva il perché. Sono stato trasferito a Bologna, dove mi hanno diagnosticato una malattia rara, che avrebbe richiesto, prima o poi, un trapianto di fegato. All’epoca in Italia di donazioni di organi e trapianti si parlava pochissimo, ma proprio a quell’estate risale la storia di Nicholas Green, il bambino statunitense di 7 anni ucciso lungo la Salerno-Reggio Calabria. I genitori decisero di donare i suoi organi, di cui beneficiarono sette italiani, e diedero così una spinta alle donazioni in tutta Italia. Io riuscii a vivere quasi normalmente per alcuni anni, seppur con farmaci e ricoveri periodici, fino alla comparsa delle febbri cicliche: ogni 2 settimane avevo 10 giorni di febbre alta. Nel gennaio 2003 la situazione peggiorò e passai 8 mesi più o meno continui in ospedale, per entrare infine in lista d’attesa. Furono mesi terribili: la malattia è una prigione, per me ogni giorno in più in ospedale era un giorno in meno di vita, vedevo sfumare tutti i miei sogni. Gli ultimi tempi non mi volevo addormentare per paura di non svegliarmi. Ho subito il trapianto il 29 luglio 2003. Mi ricordo di essermi svegliato con una forza incredibile, tutti i miei progetti erano di nuovo alla mia portata. A partire da uno: partecipare alle gare di nuoto ai Giochi Mondiali dei Trapiantati, su cui avevo letto un trafiletto della Gazzetta pochi giorni prima del trapianto. E così ho fatto: un anno dopo il trapianto ho ricominciato a nuotare e nel luglio 2005 ero in Canada, a gareggiare ai Mondiali in sette specialità. Ho conquistato tre ori, un argento, due bronzi e il record mondiale sui 50 metri rana, tuttora imbattuto, se non sbaglio. Poi 4 anni fa è nata Rebecca, sono diventato babbo e ora faccio una vita straordinariamente normale… perché chi l’ha scritto che star bene è “normale”? Se la mattina vi svegliate e riuscite ad alzarvi da soli, ritenetevi già fortunati! Fate uno spettacolo di vita! Quella che ora posso fare anche io grazie a quel sì di chi mi ha donato il fegato; da quel sì la vita si è moltiplicata! Quindi, volete cambiare il mondo? Iniziate da questo: scegliete voi cosa fare dei vostri organi e del vostro sangue e ricordate: la donazione è un gesto di civiltà.

Uno scorcio della sala

Giovanna, Mestre (VE): SENZA “QUELL’UNO SU CENTOMILA” AVREBBE VINTO LA LEUCEMIA

Nel 2000 mi è stata diagnosticata la leucemia. È successo tutto all’improvviso, avevo notato degli ematomi sul braccio e ho fatto degli accertamenti; appena arrivati gli esiti sono stata ricoverata d’urgenza, senza nemmeno passare per casa, e ho iniziato le terapie. Ho fatto quattro anni di chemio e di radio, lottando duramente anche per i due gemellini che mi aspettavano a casa, finché la malattia sembrò essersi fermata. Ma dopo un anno la bastarda tornò e ricominciai i cicli di chemio e radio, ma a quel punto solo un trapianto di midollo osseo poteva salvarmi, così iniziarono la ricerca nel registro dei donatori. Nel dicembre 2004 ho trovato quell’1 su 100.000 che con il suo dono poteva salvarmi e ho iniziato la durissima procedura per il trapianto. La settimana precedente al giorno 0 infatti, il ricevente viene praticamente “ucciso”: tutto il suo midollo osseo viene bombardato  per “fare posto” a quello sano donato. In tutto questo periodo rimane in totale isolamento e vi assicuro che è un’esperienza terribile, che si supera solo pensando alla possibilità di vivere che ci viene nuovamente donata. Dopo il trapianto poi si è come dei neonati e il sistema immunitario parte da zero. A dicembre quindi compio 8 anni! Oggi il mio fisico paga ancora le conseguenze della malattia e della terapia, ma non è nulla rispetto a quello che ha attraversato e soprattutto non è nulla di fronte alla possibilità che ho di vivere, mangiare, ridere, stare con la mia famiglia, lavorare… Tutte cose che mi sarebbero state negate senza il dono consapevole di quell’1 su 100.000.
Oggi sono un vero e proprio OGM, un organismo geneticamente modificato, perché in effetti il mio sangue è quello del mio donatore, un uomo… sarà per questo che da allora mi son cresciute due p… così!

Tatiana, Mestre (VE): HO DONATO E HO DATO UN SENSO PROFONDO ALLA MIA ESISTENZA

Il 21 ottobre 2006 ho avuto la fortuna di donare il mio midollo a un ragazzo sedicenne. Mi ero fatta tipizzare a 20 anni, dopo aver letto sul giornale una lettera di un tredicenne morto di leucemia che mi aveva molto colpito, anche perché avevo perso il padre l’anno precedente. Per 16 anni non ho più avuto contatti con il centro tipizzazioni fino all’agosto del 2006, quando una mattina la dott.ssa Fezzi del laboratorio HLA mi telefonò per comunicarmi che ero risultata compatibile con un sedicenne in attesa di trapianto di midollo. Fui sottoposta a tutta una serie di analisi per confermare la compatibilità e accertare il mio stato di salute, feci due auto donazioni e mi sottoposi all’intervento di prelievo di sangue midollare dalle ossa del bacino, in anestesia totale. Fu tutto molto rapido, la sera stessa ero a casa con mia figlia. L’unico fastidio che ricordo è un indolenzimento a livello lombare, che scomparve in 24 ore. Sono felicissima di aver avuto questa possibilità e mi emoziono ogni volta parlarne. La donazione in tutte le sue forme è una questione di rispetto e di amore per la vita, un modo di dire grazie e di dare un senso profondo alla nostra esistenza. Per questo voglio che dal mio corpo si prenda tutto quello di cui c’è bisogno per aiutare gli altri.

Servizio a cura di Giorgia Chiaro

Le Associazione del Dono del Veneto
ACTI – Associazione CardioTrapiantiati Italiani
ADMO – Associazione Donatori di Midollo Osseo
ADoCeS – Associazione Donatori Cellule Staminali
AIDO – Associazione Italiana per la Donazione di Organi, tessuti e cellule
AIL – Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma
ANED – Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto
AVIS – Associazione Volontari Italiani Sangue
Associazione Veneta per la lotta alla talassemia
FIDAS – Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue
LAGEV – Libera Associazione Genitori Emofilici del Veneto

Percorso di qualità Plasma, dal Veneto al mondo. Il panorama in un convegno

Una due giorni intensa per 130 a Treviso con Avis nazionale e Fiods (Federazione internazionale organizzazioni donatori sangue) presieduta quest’ultima dall’italiano Gianfranco Massaro).

Cinque presidenti, da Mogliano al... mondo. Da sinistra: Gianfranco Massaro (Fiods); Vincenzo Saturni, (Avis nazionale); Alberto Argentoni (Avis Veneto); Gino Foffano (provinciale di Treviso); Francesco Tessarin (Comunale di Mogliano V.to)

Venerdì 21 ottobre a Mogliano, presso Villa Braida, erano presenti numerosi primari dei Centri trasfusionali del Veneto per la prima parte, quella più “internazionale”, del momento di riflessione e aggiornamento sul percorso di sicurezza e autosufficienza del sistema trasfusionale italiano. Il panorama europeo e mondiale è stato esposto dalla dott.ssa Karin Magnussen responsabile del comitato medico della Fiods. L’assetto del percorso di qualità del sangue italiano è stato invece descritto puntualmente dal dott. Giuseppe Aprili, past president della Simti (la società scientifica dei trasfusionisti), che è intervenuto sostituendo l’attuale presidente Claudio Velati, purtroppo indisposto per l’appuntamento trevigiano.

Il confronto a livello europeo, per quanto riguarda la sicurezza di plasma ed emoderivati, è nonostante tutto particolarmente interessante per quanto riguarda l’Italia. Grazie alle sinergie fra volontari e professionisti, infatti, oltre alla quasi completa autosufficienza di sangue e plasma, è possibile assicurare un elevato standard di sicurezza e qualità. Un coacervo di “buone pratiche” che è stato rivendicato con un certo orgoglio dal dottor Aprili. Si tratta comunque di uno standard che andrà certificato, per ognuno dei Centri trasfusionali e di raccolta italiani, entro il 2014 a livello UE per poter rientrare nel Plasma Master File, essenziale per la libera circolazione degli emoderivati italiani fuori dal Paese.

Primari e dirigenti Avis in... prima linea a Villa Braida

Nel panorama italiano, su questo percorso di accreditamento e certificazione dei servizi trasfusionali, è in pole position il Veneto insieme al Friuli. È quanto ha riferito nella sua sua puntuale e articolata relazione di sabato 22 mattina – nel convegno ECM svoltosi presso la sede della Provincia a Treviso – il responsabile del Centro regionale sangue del Veneto, il dottor Antonio Breda. Tutti i chiaroscuri del Sistema trasfusionale del Paese sono stati poi riferiti dal presidente nazionale Avis, Vincenzo Saturni. Il presidente nazionale ha sottolineato come sia urgente per tutte le regioni, ancora indietro nel processo di accreditamento dei Centri e certificazione di qualità del plasma, recuperare sulle realtà regionali più avanzate per entrare in Europa in modo unitario. Il rischio concreto, per chi non sarà in regola con le norme PMF, è quello di ritrovarsi con il plasma inutilizzabile perché non idoneo alla trasformazione in emoderivati. Gli onori di casa, nella sede della Provincia, sono stati fatti dall’assessore Paolo Speranzon, da sempre vicino all’Avis, che ha seguito tutti i lavori del convegno. Moderatori il presidente dell’Avis Provinciale, Gino Foffano, e quello regionale Alberto Argentoni.

Particolarmente soddisfatti Foffano e Argentoni: “la scelta di Avis nazionale e di Fiods di svolgere questo importante corso di approfondimento e la riunione del comitato medico mondiale Fiods a Treviso e in Veneto ci riempie di soddisfazione. Questo soprattutto perché i dati confermano come, grazie ai nostri volontari ed ai dirigenti Avis che sono ogni giorno impegnati sul territorio, la situazione di qualità e quantità di sangue ed emoderivati è garantita per ogni singolo ammalato. Il tutto nonostante le non poche difficoltà che come associazione all’interno del Sistema sanitario ci ritroviamo ad affrontare ogni giorno”.

I relatori del convegno di sabato

Al convegno sono giunti operatori sanitari e dirigenti associativi impegnati nei centri trasfusionali e dirigenti avisini da ogni parte del nord Italia. Il corso ECM è stato organizzato in collaborazione con l’Avis regionale Lombardia.

Beppe Castellano


 

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