L’Europa non è solo finanza: l’Anno del Cittadino Europeo

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L’idea di Europa che passa in questi mesi è quella di un’Europa che sembra tale solo dal punto di vista economico-finanziario, al punto che il cittadino medio ha più presente l’esistenza della Banca centrale europea che quella del Parlamento Europeo o dell’ancora più sconosciuto Consiglio d’Europa.

È proprio per rafforzare questa idea dell’essere cittadini d’Europa e per ridare pienamente valore al significato dell’unità europea calata nella quotidianità di ogni cittadino membro, che il 2013 è stato proclamato dal Parlamento e dal Consiglio europeo “Anno europeo dei cittadini”. A vent’anni dall’introduzione della cittadinanza europea, entrata in vigore con il Trattato di Maastricht , nei mesi scorsi si è svolta un’ampia consultazione pubblica per rilevare i problemi incontrati dai cittadini nell’esercizio dei diritti legati alla cittadinanza europea, che costituirà la base di riflessione e di promozione di azioni mirate nel corso di tutto l’anno appena iniziato nell’ambito di dibattiti pubblici previsti in tutti gli stati membri.  I contributi ricevuti, attualmente in fase di esame, contribuiranno infatti alla relazione sulla cittadinanza europea che sarà pubblicata il 9 maggio 2013.

L’“Anno europeo dei cittadini”, che è stato inaugurato il 10 gennaio a Dublino in concomitanza con l’inizio della presidenza irlandese del Consiglio, avrà tra l’altro il compito di delineare l’idea di futuro che l’Europa intende darsi non solo per affrontare l’attuale crisi economica ma come istituzione forte, in grado di dare un contributo fondamentale alle sfide epocali che ci attendono.

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Le manifestazioni previste in questo anno metteranno in risalto le politiche e i programmi esistenti e spiegheranno ai cittadini come beneficiare direttamente dei diritti dell’Unione.

Sfruttando al massimo gli strumenti e il materiale disponibili (siti internet, portali, video, opuscoli, eventi ecc.), l’Anno europeo lancerà una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione che intende far conoscere gli strumenti partecipativi e informativi esistenti nelle diverse lingue in grado di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini e di incidere sulla vita di tutti i giorni.

Francesco Magarotto

 

Il dono volontario in America Latina: il punto

Plasmaderivati: la sicurezza degli ammalati e lo sviluppo del volontariato del sangue in Sud America

La disponibilità di plasmaderivati ed in particolare dei fattori della coagulazione (fattore VIII e IX), forniti in massima parte dalle multinazionali del farmaco, è inadeguata in buona parte del Sud America, a causa dal loro alto costo commerciale. È, infatti, paragonabile a quello europeo, quindi spesso inaccessibile per chi deve acquistarlo avendo un salario che a mala pena arriva ad un decimo del nostro. Perciò la terapia di molte malattie, in uno scenario di sistemi sanitari largamente privatizzati, è possibile solamente per una fascia limitata di popolazione con una adeguata disponibilità economica. Ad aggravare questa situazione si aggiunge il fatto che il volontariato del sangue è assolutamente marginale e che le donazioni sono occasionali e legate generalmente alla necessità di parenti od amici.

La sede dell'UNC Hemoderivados

 

L’Argentina ha uno stabilimento fondato nel 1963, che è il più grande del Sud America per la produzione e commercializzazione dei derivati del plasma umano e che esporta in dieci Paesi dell’America Latina. Questo stabilimento, l’Unc Hemoderivados, fa parte dell’Università nazionale di Cordoba che è la più antica in Argentina e una delle prime in America, fondata nel 1613. A Cordoba c’è l’ Avas (Associazione donatori volontari argentini), sostenuta dall’Avis Trentino. A fornire il plasma sono principalmente gli studenti universitari di Cordoba (circa 500 volontari) e c’è un accordo di fornitura di plasma proveniente dalla Repubblica di Uruguay: ai donatori periodici viene fornito un “Seguro de sangre”, una sorte di assicurazione per avere gratuitamente, in caso di necessità, sangue ed emoderivati per sé e per i propri familiari. Questo scenario ha portato nel 2010 alcuni Paesi ad inviare al nostro Ministero degli Esteri una richiesta di aiuto per lo sviluppo del volontariato del sangue in forma anonima, periodica e non retribuita nelle loro realtà. In questi due anni, l’Avis ha stilato un progetto di aiuto per questi Paesi, approvato dal nostro Ministero, ma purtroppo non ancora finanziato. Abbiamo nel frattempo agito per rendere possibile la cessione dei fattori della coagulazione, presenti attualmente in gran numero nei nostri magazzini  e che rischiano di arrivare a scadenza. Questa cessione non era contemplata nella legislazione italiana fino ai Decreti dello scorso giugno “Disposizioni sull’importazione ed esportazione del sangue umano e dei suoi prodotti”. I Decreti finalmente permettono di esportare i prodotti del sangue eccedenti il fabbisogno nazionale, in relazione a specifici accordi, nell’ambito dei quali può essere prevista la cessione dei medicinali emoderivati o dei prodotti intermedi di lavorazione del plasma, con recupero dei costi di produzione e, comunque, senza fini di lucro. L’iniziativa ha dato nuovo slancio al progetto di cooperazione di Avis, che speriamo possa ripartire a breve.

Rondin relatore per Avis Veneto e nazionale

L’8 e 9 novembre 2012  si è svolta a Puerto del Iguazù, nella provincia argentina di Misiones, una riunione internazionale su “Autosufficienza e sicurezza negli emoderivati”, in occasione della Giornata nazionale del donatore di sangue in Argentina. Come coordinatore della cooperazione di Avis nazionale, sono stato chiamato a tenere una relazione su “Gli Emoderivati dalla prospettiva del donatore e del paziente”. Altre relazioni hanno trattato l’importanza della donazione volontaria per l’autosufficienza e sicurezza trasfusionale ed, inoltre, molti Paesi hanno riportato le loro esperienze e problematiche riguardanti soprattutto il passaggio dalla donazione occasionale alla periodica. Questa riunione è prova del fermento in atto in tutto il Sud America, e dell’ opportunità storica che l’Avis ha di diffondere un modello che si è dimostrato adeguato a sopperire i bisogni degli ammalati. In una situazione economica così difficile, solamente un volontariato del sangue diffuso può permettere l’accesso alle cure anche a chi ora ne viene escluso. E l’Avis in questo ha una esperienza che può essere preziosa, anche al di la dell’oceano.

Roberto Rondin, Coordinatore cooperazione internazionale – Avis nazionale

 

 

 

Un donatore che diventa Vescovo!

Don Eugenio Coter, Presidente della ABDS (Associazione Boliviana Donatori Sangue),  nominato vescovo in Bolivia

 

Il nuovo Vescovo-Donatore

Don Eugenio Coter, 55 anni, nativo di Semonte di Vertova, missionario Fidei donum in Bolivia dal 1991, attualmente direttore spirituale del Seminario di Cochabamba, è il nuovo vescovo vicario apostolico del vicariato apostolico di Pando, in Bolivia. La nomina è stata effettuata da Papa Benedetto XVI, che gli ha assegnato la sede titolare di Tibiuca, e annunciata ufficialmente questa mattina dal vescovo Francesco Beschi durante la solenne Concelebrazione eucaristica in Cattedrale per la Giornata mondiale della vita consacrata, accolta dal caloroso applauso dei numerosi religiosi e religiose presenti.

L’annuncio è stato dato in contemporanea dalla Santa Sede e nell’arcidiocesi di Cochabamba. «Voglio condividere con tutti voi una grande gioia per la Chiesa di Bergamo — ha detto monsignor Beschi —. Il Santo Padre ha nominato vescovo il nostro don Eugenio Coter, missionario in Bolivia e già curato in diverse parrocchie bergamasche, e gli ha affidato il vicariato apostolico di Pando. È una gioia che unisce le Chiese di Bergamo e della Bolivia».

La data di ordinazione episcopale non è ancora stata decisa, ma avverrà non prima di aprile. Don Eugenio Coter è nato l’11 luglio 1957 in una famiglia di Semonte di Vertova. Entrato nel Seminario minore di Clusone e poi nel Seminario diocesano, viene ordinato sacerdote dal vescovo Giulio Oggioni il 20 giugno 1981.

La sua prima destinazione è a Grassobbio come vicario parrocchiale e direttore dell’oratorio, per passare poi nel 1985 a Gandino con gli stessi incarichi ministeriali, lasciando una traccia che non è stata dimenticata. Nel 1991, dopo un corso di formazione al Centor unitario missionario di Verona, parte per la Bolivia come sacerdote missionario Fidei donum, cioè a servizio di una Chiesa sorella.

Viene destinato all’arcidiocesi di Cochabamba, dove progressivamente gli vengono affidati incarichi delicati e fondamentali in una Chiesa locale: vicario parrocchiale di Sacaba (1992-94) e di Villa Tunari (1994-95), quindi parroco di Condebamba (1995-2000), delegato episcopale per la pastorale sociale e la Caritas (2000-2012), membro del Consiglio Pastorale diocesano (2009-2011). Da un anno era direttore spirituale del Seminario maggiore arcidiocesano San Luis.

Insieme con Padre Alfredo ed il vescovo di Cochabamba Mons. Tito Solari è il promotore della nascita di una associazione di donatori di sangue in Cochabamba ed è l’attuale presidente.

Augurissimi da tutti i donatori di sangue del Veneto, che stanno sostenendo questa iniziativa in terra boliviana per questo nuovo gravoso compito, sicuri della scelta fatta dal Santo Padre.

Francesco Magarotto – Vice Presidente Vicario Avis Regionale Veneto

Responsabile Progetto Bolivia  di Avis – ABVS – Fidas

 

Progetto Bessy: “radiografia” del dono in tre regioni e tre Nazioni

Il gruppo dei convegnisti a Spalato

Bessy è un progetto che mette assieme le Associazioni dei donatori di sangue e li servizi trasfusionali di Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Slovenia, Croazia e Albania. L’obiettivo è quello di creare una rete tra queste realtà per scambiare esperienze, buone pratiche, materiali e idee. La scorsa settimana io e una delegazione di Avis Veneto abbiamo partecipato al meeting di metà percorso.  Questo incontro serviva per fare il punto sul lavoro fatto e condividere il programma per il prossimo anno. Il meeting si è tenuto a Spalato, in Croazia, dove siamo stati ospiti della Croce Rossa nazionale.

Nei Paesi dell’Est,  la Croce Rossa svolge il medesimo ruolo di Avis in Italia: promuove il dono del sangue, organizza i donatori in gruppi, coordina la raccolta del sangue. Ma c’è una differenza sostanziale.  Avis è un’organizzazione non governativa, autonoma e indipendente, guidata da volontari mentre la Croce Rossa è un organizzazione statale, braccio operativo del ministero, guidata da personale dipendente (anche se il presidente nazionale che abbiamo conosciuto è un volontario). Come abbiamo già detto molte volte, la nostra legislazione sul volontariato del sangue è veramente diversa e, a mio parere, superiore a quella degli altri paesi europei. Una cosa di cui andare fieri!

Quando ci confrontiamo e Avis può parlare di partecipazione alla programmazione della raccolta, di autonomia nell’organizzazione e di risorse dedicate, i dirigenti delle organizzazioni straniere strabuzzano gli occhi e ci chiedono di ripetere. Pensano di non aver capito bene e se fosse per il mio inglese potrebbe essere anche  possibile ma poi gli interpreti confermano il contenuto dell’informazione. A quel punto ci sono due reazioni: i volontari chiedono di approfondire mentre i governativi ci guardano con scetticismo e borbottano tra di loro. Penso si chiedano dove lo Stato trovi le risorse per questa organizzazione e se ne valga la pena. Affermano che da loro i donatori ci sono lo stesso anche senza questi “privilegi”. Allora ci dobbiamo affrettare a spiegare che l’Italia è un paese molto più grande dei loro, che l’autosufficienza non c’è in tutte le regioni, che il sistema trasfusionale pubblico non riesce a raccogliere tutto il sangue disponibile e  che l’investimento nel volontariato è particolarmente proficuo per la società.

Tre presidenti Avis: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna

Una ricerca scientifica finanziata dalla Comunità Europea nel 2011, anno europeo del volontariato, ha stimato che per ogni euro investito nel volontariato vengono “prodotte” attività per almeno sette euro. Per non parlare del contributo all’identità culturale, all’aggregazione sociale, all’educazione civica e alla sussidiarietà . Tutte cose che il volontario produce e che, a mio parere, non hanno prezzo!  Proprio per avvalorare questa ipotesi abbiano voluto che nel progetto Bessy fosse prevista una ricerca scientifica sul capitale sociale prodotto dal volontariato. Non è qui possibile riassumere i risultati di questa complessa ricerca,ma confermano che le Associazioni dei donatori di sangue hanno una eccellente reputazione, un patrimonio valoriale ampiamente condiviso e che i donatori hanno una maggiore capacità di cooperazione e di responsabilizzazione oltre che  stili di vita più salutari.  Qualcuno ha detto che lo sapevamo già. E’ vero, noi ne siamo convinti da sempre, ma qualcuno poteva accusarci di autoreferenzialità mentre qui abbiamo dei dati significativi per numero di interviste, provenienti da aree diverse, validati da ricercatori universitari.

Finisco con un aneddoto: Spalato è una città della Dalmazia che per qualche secolo è stata governata dalla Serenissima di Venezia. Girando per la città vecchia si possono ammirare delle tracce di questa presenza (i resti dei  bastioni fortificati, alcuni bei palazzi in stile)  e sentire dei termini del dialetto locale che richiamano o sono i medesimi di quello nostro. Non ho visto, però, nessuna effige del nostro Leone di S.Marco.  Svista  personale o un fatto sospetto? Pertanto,  alla fine della mia presentazione durante l’ultima sessione del meeting,  ho voluto inserire una diapositiva con l’immagine del Leon …  ad ogni buon conto!

Alberto Argentoni

 

Dal plasma dei donatori farmaci etici o merce di scambio?

Ogni giorno che passa aumentano i motivi di preoccupazione, alternandosi con altri di speranza. Non c’è dubbio che la matassa del plasma abbia mille sfaccettature e che sia difficile rendere conto ai donatori della sua complessità senza perdere il filo logico ed etico che ci guida. Il nostro impegno di volontari è proteso innanzitutto a tutelare persone e principi etici. In testa c’è naturalmente la tutela dell’Ammalato bisognoso di cure “salvavita”, poi quella del Donatore non remunerato che non può essere ridotto né a “vacca da mungere”, né tantomeno a utile idiota. Ultima, ma non ultima, è la tutela del nostro/vostro Dono affinché non diventi merce da vendere al libero mercato, ma venga messo a disposizione degli ammalati senza addebito diretto dei costi.

La raccolta del plasma

 

Progressione negli anni del plasma in c/lavorazione

Come si evince dalle tabelle sia a livello nazionale, sia nell’Accordo Interregionale Plasma (AIP), sia a livello Veneto la raccolta complessiva aumenta con regolarità. Ormai l’Italia è uno dei principali Paesi al mondo per il volume del plasma raccolto, a conferma che se ci sono problemi questi non sono dovuti alla mancanza di generosa disponibilità dei Donatori e della popolazione in generale.La comparsa delle eccedenzeL’incremento del volume del plasma raccolto ha fatto comparire il fenomeno delle eccedenze di farmaci plasmaderivati. Dal plasma avviato alla lavorazione industriale si possono ottenere diversi farmaci, in particolare i fattori procoagulanti (F. VIII, F.IX, Complesso protrombinico), l’Antitrombina III, l’Albumina e le Immunoglobuline. È giocoforza che se vogliamo raggiungere l’autosufficienza in tutti i prodotti, finiamo per produrre un eccesso dei farmaci a relativo minor consumo.

 

Plasma AIP (Accordo Interregionale Plasma)

La crisi economica e i tagli di bilancio nel settore sanitario danno forza ai pensieri di alcuni amministratori pubblici che vorrebbero  “valorizzare” le eccedenze mettendole a disposizione dell’industria farmaceutica in cambio diretto o indiretto di vantaggi economici. Insomma, venderli. La legge lo vieta e noi volontari difendiamo il “paletto” che evita una deriva produttivistica che sarebbe assai pericolosa. Non possiamo però evitare di notare “scivoloni” di alcuni medici trasfusionisti che caldeggiano questa soluzione, pensando così di mettere in buona gestione economica il settore trasfusionale, comprese le proprie remunerazioni che sarebbero “premiate” dagli indici di produttività. È comunque indubbio che il problema delle eccedenze c’è e che una soluzione va trovata.

La “vera” autosufficienza nazionale

Le discussioni sulle eccedenze sono accese e si prolungano da anni. In particolare per noi dirigenti del Volontariato è assai indigesto lo spettacolo vergognoso degli acquisti di farmaci commerciali di importazione in presenza di prodotti etici nazionali a minor costo che giacciono nei magazzini della Kedrion. Non è tuttora presente in Italia una serie di norme che consenta lo scambio fra le Regioni (che sono le legittime proprietarie dei rispettivi sistemi sanitari) dei farmaci plasmaderivati etici di loro proprietà, così come avviene per gli emocomponenti. Non esiste in particolare una tariffa di scambio che consenta il ristoro dei costi alla regioni eccedenti e l’acquisizione da parte delle regioni carenti. Il ricorso agli acquisti di prodotti commerciali, decisamente più costosi, dovrebbe essere consentito solo dopo l’esaurimento del prodotto nazionale pubblico, etico e meno costoso. La cosa è ancora più inaccettabile perché ciò avviene anche da parte delle regioni sottoposte ai piani di rientro per eccesso di deficit, che stanno ridimensionando l’assistenza sanitaria alle proprie popolazioni inasprendo in misura importante i ticket a carico diretto degli ammalati. Che cosa si aspetta per concretizzare lo spirito e la lettera della legge 219/2005 sull’autosufficienza nazionale anche per i farmaci plasmaderivati? Come evitare a noi di pensare che gli interessi tutelati siano invece quelli dei commercianti nazionali e multinazionali dei farmaci speculativi e che questo avvenga attraverso illeciti vantaggi economici che (una triste storia insegna…) “oliano” gli snodi dei processi decisionali?

Tipi di plasma conferito per la lavorazione

 

L’uso etico delle eccedenze

L’inadeguata velocità di governo del settore sta determinando l’accumulo di quantità importanti di farmaci nei magazzini dell’azienda farmaceutica di trasformazione Il rischio concreto è di vederli scadere per  iperdatazione, vanificando il dono dei Donatori e dissipando le risorse economiche spese per produrli. Una soluzione va trovata, nell’attesa che venga concretizzata la rete nazionale degli scambi fra regioni eccedentarie e quelle carenti, anche perché comunque si arriverà a eccedenze complessive nazionali per alcune tipologie di farmaci come i Fattori della coagulazione. Noi volontari riteniamo che debba essere rispettata l’origine etica del Dono e che i farmaci debbano essere messi a disposizione degli ammalati attualmente privi di cure al costo più basso possibile. Non è qui che bisogna ricercare i vantaggi economici dei produttori (le Regioni) o i finanziamenti aggiuntivi per sopperire ai deficit di bilancio pubblici. Semmai è con la lotta all’evasione fiscale, all’economia illegale, agli sprechi e alla corruttela presente nella gestione delle finanze pubbliche… E sarà sempre tardi!. Come volontari donatori non condividiamo la scelta di alcune regioni, compresa la nostra, che stanno declassificando parte del plasma B in plasma C (vedi tabelle) per risparmiare somme relativamente modeste dei costi industriali, rinunciando a produrre il Fattore VIII indispensabile per la cura dell’Emofilia A, in presenza dell’85% degli emofilici che nel mondo sono privi di cure (ragion per cui muoiono quasi sempre in età infantile).

AIP: il conferimento regione per regione

 

Cooperazione internazionale

È per questo che proponiamo di utilizzare le eccedenze nazionali di farmaci etici per progetti coerenti con le finalità del Dono e con le normative in vigore, sorvegliate da Aifa e Cns (Agenzia Italiana del Farmaco e Centro Nazionale Sangue) che consentono i progetti di cooperazione internazionale e di ricerca scientifica. Da quasi due anni stiamo lavorando a più livelli per costruire un ambizioso progetto di sostegno allo sviluppo del Volontariato del Sangue in numerosi Paesi dell’America Latina che hanno chiesto al nostro governo di coinvolgere proprio l’Avis in tale progetto. In questo ambito una delle azioni previste è la cessione delle eccedenze nazionali di farmaci etici plasmaderivati, anche con ristoro dei nostri meri costi di produzione. I risparmi sugli onerosi acquisti commerciali nei Paesi sudamericani sarebbero reinvestiti nei rispettivi sistemi trasfusionali proprio per consentire lo sviluppo del Volontariato non remunerato stile Avis. Un’operazione senza precedenti, “globale”, anche per questo difficile e complessa, ma noi accettiamo la sfida.

I decreti sul plasma

Il 19 gennaio scorso la Conferenza Stato-Regioni ha condiviso e dato il via libera a ben quattro decreti sul plasma italiano; si attende l’imminente firma del governo nazionale e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Da quel momento scatterà un inedito percorso che condurrà alle nuove gare europee per la lavorazione del plasma italiano; esso si intersecherà con l’altro percorso attivato dall’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010 sui “requisiti minimi” e le visite di verifica per la messa a norma europea dell’intero Settore Trasfusionale italiano e che obbligatoriamente dovrà concludersi entro il 31 dicembre del 2014. Di fatto le ricadute su tutto l’ambito trasfusionale di questi due percorsi saranno assai rilevanti, senza precedenti e diffusi in ogni territorio regionale e nazionale. Ci attende un triennio assai impegnativo nel quale i gruppi dirigenti del Volontariato del Sangue (a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale) saranno messi a dura prova e dovranno dimostrare di che tempra sono fatti. Venendo da più di 80 anni di storia non dubitiamo che ce la faremo a tenere il timone, ma non dobbiamo perdere “pezzi” o scendere a compromessi che tradiscano l’impostazione gratuita ed etica della donazione del sangue. Confronti e discussioni, così pure percorsi di formazione (vedi articolo a lato), non mancheranno, ma siamo consapevoli che dal modo con il quale sapremo affrontare questo triennio dipenderà il futuro trasfusionale dei prossimi vent’anni. Stiamo lavorando per i nostri figli. Intanto non dimentichiamoci di donare, nel modo il più possibile coordinato. Perché tutto parte ed arriva dal nostro/vostro Dono dei Donatori volontari non remunerati.

Bernardino Spaliviero

Nota della Redazione (15 aprile):

Ci era giunta notizia, pubblicando on line questo servizio, che i quattro decreti di cui all’ultimo capitolo stiano per essere finalmente pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Questo dopo essere transitati direttamente sul tavolo del Presidente del Consiglio Mario Monti. Nei giorni successivi abbiamo verificato la notizia, confermata direttamente dal Ministero della Salute. Riportiamo il comunicato stampa (18 aprile) del Ministero stesso… Continue reading

I nuovi italiani donatori alla Festa dei Migranti 2011

E grande solidarietà alla comunità senegalese

Avis-Senegal

Si tratta di una vera festa multietnica e multicolore che sa riscaldare il clima, pur nelle gelide mattine di dicembre, con una partecipazione di pubblico che negli anni è andata sempre crescendo, superando quest’anno le 300 presenze.

Chiave di successo della Festa dei migranti sono i valori positivi della comunione e della condivisione delle esperienze: ciascuno porta e rappresenta ciò che sa fare meglio e le diversità non sono guardate con sospetto, ma diventano occasioni di crescita per tutti. Questo è il messaggio rilanciato anche dal nostro presidente regionale Alberto Argentoni, traendo spunto dal potere salvifico che le diversità spesso hanno in medicina e che ancora più peso hanno nella crescita culturale di una Nazione.

La Festa dei migranti, edizione 2011, si è aperta con un profondo gesto di solidarietà nei confronti dei cittadini senegalesi, recentemente colpiti da uno sciagurato atto di intolleranza compiuto da uno squilibrato a Firenze. Parafrasando le parole di J. F. Kennedy pronunciate a Berlino in piena guerra fredda, Roberto Soncin, vice presidente della Migranti della Venezia Orientale Onlus, con indosso l’abito da cerimonia tradizionale del Senegal, ha detto che “Oggi ci sentiamo tutti senegalesi”, suscitando il pieno consenso di tutti i presenti.

La Festa del 2011 era tutta focalizzata sui nuovi Italiani (i figli di immigrati nati e cresciuti in Italia) per i quali il Presidente Napolitano ha chiesto il riconoscimento della cittadinanza Italiana definendoli “una grande fonte di speranza”. Appello raccolto dal sindaco di Portogruaro, Antonio Bertoncello, che ha promesso di portare la questione all’odg del prossimo Consiglio comunale.

Consegna il presidente regionale...

La Festa è quindi proseguita tra canti, balli, musiche e poesie rappresentative di tutte le etnie presenti nel mandamento di Portogruaro e con la consegna di alcune targhe di riconoscimento da parte del presidente Argentoni ad alcuni cittadini stranieri che hanno realizzato la loro piena integrazione anche attraverso il dono del sangue. Per la cronaca si tratta di una cittadina del Mali (Moimouna Cissè) una dell’Ucraina (Oksana Zadorozhna) e dei coniugi provenienti dalla Moldavia (Vitalie Mihalache e Irina Negrei).

Ottimo è stato anche il riscontro presso il banchetto informativo dell’Avis: numerosi sono stati i contatti e diverse le promesse di donazione raccolte. La partecipazione dell’Avis alla Festa dei migranti ci ha permesso, inoltre, di mettere in luce alcune esigenze comunicative della nostra Associazione, necessarie per avvicinare i nuovi Italiani.

Avis-Marocco

Bolivia a “quota 1000” con Dar Sangre es dar Vida

La Bolivia verso quota 1000 donazioni da donatori volontari e associati

 

Giovani donatori in Bolivia

L’Abds (Associazione boliviana donatori di sangue) è associazione riconosciuta a tutti gli effetti e le donazioni di sangue da volontari associati si avviano verso quota mille unità. Questi i due straordinari “frutti”, in Sudamerica, nell’ambito del progetto “Dar Sangre es dar vida” che vede in prima linea Avis e Fidas Veneto. Dopo la costituzione dell’Associazione Boliviana donatori di Sangue (Abds), il 4 marzo del 2009, è arrivato infatti lo scorso 2 agosto il riconoscimento dell’associazione a livello nazionale da parte del Governo Autonomo dipartimentale di Cochabamba, che con il decreto n. 231 in cui permette all’associazione di svolgere le proprie attività e di fare convenzioni con le strutture pubbliche (banchi di sangue) delegati dal Ministero per la materia. Si tratta di un passo in avanti fondamentale per i boliviani che hanno recepito il progetto, hanno preso coscienza delle proprie possibilità di cambiare le cose nel proprio Paese e si sono impegnati in prima persona. Basti pensare che a settembre del 2011 si sono contati già 24 gruppi di volontari e 738 sacche raccolte, arrivate ad ottobre a 852. Un incremento che i rappresentati dell’Abds, don Eugenio Coter e Padre Alfredo Rizzi, nostri referenti laggiù per il progetto, hanno previsto farà arrivare le donazioni a quota mille entro fine anno. Un bellissimo regalo di Natale per i tanti bisognosi di quel Paese ed un gesto concreto di speranza per un futuro più uguale per tutti. Ma anche per noi veneti, dirigenti e donatori, che da alcuni anni ci stiamo spendendo in molti modi per aiutare la Bolivia ad avere un volontariato del sangue periodico e sicuro. L’Avis Veneto, sull’esperienza di progetti passati (Tanzania, Romania) e in corso (con la Croce Rossa di Lubiana -Slovenia e con gli emigrati veneti in Argentina per la nascita e la crescita di un’associazione di volontari periodici e associati, l’Avas) e la Fidas Veneto, supportano dal 2009, anche economicamente, la Pastorale della Salute dell’Arcidiocesi di Cochabamba, in Bolivia.

Padre Alfredo Rizzi

Come abbiamo già avuto modo di scrivere su queste pagine, si tratta di un progetto di formazione alla donazione della popolazione boliviana con finalità la costituzione di un’organizzazione di volontariato. A patrocinare il progetto, oltre all’Arcidiocesi di Cochabamba, anche il Ministero della Salute della Bolivia, la Regione Veneto, l’Istituto italiano per l’America latina e la Regione ecclesiastica del Triveneto. L’obiettivo era creare in Bolivia 40-50 gruppi di volontari (uno per parrocchia) per la donazione di sangue, motivarli, renderli coscienti sull’importanza di contribuire alla diminuzione dell’indice di mortalità per mancanza di sangue, renderli cittadini attivi e partecipi alla vita sociale e sanitaria di un territorio, ma anche intensificare la collaborazione con le istituzioni sanitarie pubbliche. Le motivazioni erano legate, infatti, alla mancanza di sangue in questa area del mondo. Da sempre un problema molto serio perché, ancor oggi, ogni giorno molte persone non hanno il sangue necessario per le cure e, qualche volta, per la vita. La sua scarsa disponibilità non consente una crescita del servizio sanitario del Paese ed il prezzo economico richiesto ai pazienti per la preparazione delle unità del sangue, spesso, non è per loro sopportabile. La crescita della donazione volontaria ha anche l’obiettivo di ridurre, sino a zero, tale pagamento. In questi ultimi anni si è poi assistito ad una crescita della richiesta non soddisfatta per circa il 60% ed esiste la necessità di aumentare la raccolta di almeno 10 mila litri di sangue (20-25 mila sacche) e delle sue componenti plasmatiche. Risultava, infine, fondamentale organizzare gruppi di volontari periodici e controllati, superando, in prospettiva futura, il problema del sangue dato dai familiari e parenti od a pagamento, scientificamente meno sicuro e più costoso per le donazioni scartate per problemi sanitari. Si è subito iniziato ad utilizzare gli ambulatori medici presenti in Cochabamba, vicini alle chiese dei paesi, gestiti dalle strutture religiose locali, con il contributo espresso dai cappellani ospedalieri e dai medici dei centri, per fare proselitismo.

Il logo del progetto

Si è realizzato materiale di sensibilizzazione e promozione del volontariato gratuito (cartaceo, messaggi radiofonici, striscioni stradali…), promozione attraverso la comunicazione sociale e religiosa, elaborazione di materiale per la formazione del pubblico, conferenze sul tema della promozione e su corretti stili di vita. È inoltre iniziata, dall’ottobre 2010, l’attività di raccolta, in accordo con le istituzioni locali che in questi mesi ha portato ai due suoi primi straordinari risultati.

Informazioni sul sito internet www.avisveneto.it e sul sito boliviano www.cochabamba.bo

Francesco Magarotto, responsabile progetto Avis Abvs Fidas

 

Adelante, Avas! Cronaca della Giornata mondiale del donatore di Sangue in Argentina

La cerimonia ufficiale  per la “Giornata mondiale del donatore di sangue” si è tenuta quest’anno in Argentina. La manifestazione si è svolta contemporaneamente in 15 province argentine e ha avuto il suo momento ufficiale nell’assemblea plenaria del  14 giugno a Buenos Aires, alla presenza del rappresentante dell’Onu, di alte cariche dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e dell’Organizzazione Pan Americana

Il presidente Fiods Gianfranco Massaro e Alberto De Nacimiento, presidente Avas, nello stand di Avas Argentina

(Pao), di 2 ministri argentini (sanità e pubblica istruzione), del presidente della Fiods e delle rappresentative di molti Paesi stranieri. Non si è trattato di un fatto occasionale per l’Argentina.

Il Governo ha intrapreso una campagna per promuovere la donazione di sangue volontaria e periodica, che attualmente copre solo il 16% del fabbisogno trasfusionale locale, e l’obiettivo è arrivare a un milione di donatori volontari. Avis ha un rapporto particolare con quella terra, dove vivono milioni di discendenti di nostri connazionali e dove da alcuni anni supportiamo la crescita dell’associazionismo dei donatori volontari di sangue con il progetto “Avis in Argentina: un legame di sangue che si rinnova.”. Questo progetto ha  portato alla nascita dell’associazione Avas (Associazione volontari Argentini del sangue), che è presente già in 3 province argentine e che si sta diffondendo in maniera significativa. Lo stand di Avas  presso la sede dell’assemblea plenaria era l’unico a non essere organizzato da un organismo governativo.

Abbiamo avuto l’onore di essere chiamati a tenere una relazione nel corso della manifestazione: “Il donatore di sangue nei processi economici”, presentando l’esperienza del sistema trasfusionale italiano e illustrando i nostri risultati con particolare riferimento all’efficienza e alla complessiva economicità dello stesso. Abbiamo cercato di motivare il ruolo strategico dell’associazionismo nel raggiungimento di questi risultati. Le ricerche internazionali dimostrano che 1 euro investito nel volontariato produce un rendimento tra i 3 e gli 8 euro, senza contare la maggior sicurezza trasfusionale e l’effettiva possibilità di raggiungere l’autosufficienza. C’è stato molto interesse per la nostra esperienza, con richieste di chiarimenti e approfondimenti. Tanto apprezzamento ci ha stimolato orgoglio per l’immagine di Avis nel mondo.

Il manifesto ufficiale

Il viaggio è stato anche l’occasione per verificare i risultati del nostro progetto in Argentina. Il bilancio è positivo: l’Avas si sta diffondendo ed entro l’anno costituirà una federazione nazionale, così da poter avere rappresentanza presso il Governo federale, il modello organizzativo che vede l’associazionismo come principale agente di proselitismo e fidelizzazione si sta imponendo anche presso i responsabili politici e sanitari, i dirigenti Avas incontrati  sono molto motivati e attivi.

È stato molto bello, la sera al termine della manifestazione ufficiale, trovarci tutti insieme per commentare l’evento davanti all’immancabile piatto di carne e ad uno (o più) bicchieri di buon vino. C’erano una trentina di dirigenti Avas e ci hanno raccontato dei loro progetti e delle loro speranze. Il piccolo seme di solidarietà, posto con l’aiuto di Avis, ha trovato terra fertile in Argentina, specie tra le comunità di origine italiana. Davvero un legame di sangue che si rinnova. Adelante Avas!

Alberto Argentoni, presidente Avis Veneto

Alberto Argentoni allo stand Avas

 

 

 

Cena Avas, in primo piano Gino Foffano e Alberto Argentoni

America Latina, un progetto che “corre”

Millenium Goal. Tra progetto e realizzazione. Ovvero, terzo convegno – ottimamente organizzato da Avis Friuli Venezia Giulia, presieduta da Carmelo Agostini – sul progetto di cooperazione internazionale con il coinvolgimento di otto Paesi dell’America Latina. Dopo la fase di studio di fattibilità degli ultimi mesi, il progetto è quasi giunto alla sua fase operativa e tutti sono ora in attesa di questo “gemellaggio” transoceanico, che ha l’obiettivo di promuovere anche nei Paesi latino-americani un modello di struttura trasfusionale basato sulla donazione volontaria, anonima, non retribuita, periodica e associata. “In questo progetto – come ha detto il presidente nazionale Vincenzo Saturni – Avis porta i suoi 84 anni di storia e di attività e mette a disposizione il know-how dei tanti dirigenti e volontari avisini per diffondere, anche fuori dai nostri confini nazionali, la cultura del dono e della solidarietà”.

Vincenzo Saturni

La terza conferenza internazionale

Il programma della terza conferenza internazionale, organizzata da Avis per questo progetto, svoltasi a Trieste il 3-4 giugno scorso, prevedeva anche la cerimonia ufficiale di firma del progetto, ad opera dei rappresentati del Ministero degli Affari Esteri italiani (finanziatore del progetto), dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’area Pan-Americana e di Avis nazionale. Purtroppo, per motivi legati al completamento dell’iter progettuale, la cerimonia dovrà essere rimandata e i progettisti di Avis nazionale sono al lavoro per consegnare al più presto l’ultima aggiornata versione della proposta operativa, in modo che il Ministero degli esteri la possa visionare, approvare e rendere esecutiva entro l’autunno. La cornice entro cui si è svolto l’incontro, ha dato modo ai rappresentanti dei Paesi latini di conoscere una delle realtà di eccellenza del mondo trasfusionale italiano. Come sottolineato anche dall’Assessore regionale alla Salute, Integrazione Socio Sanitaria e Politiche Sociali, Prof. Vladimir Kosic, il Friuli Venezia Giulia è la regione con il più alto numero di donatori per 1000 abitanti e rappresenta una delle eccellenze in termini di autosufficienza su scala nazionale. Tale posizione deve fornire uno stimolo in ambito etico per ampliare il più possibile la solidarietà, esportando i nostri modelli vincenti per garantire anche ad altri paesi l’obiettivo strategico dell’autosufficienza, inteso così in termini mondiali. In ambito locale, inoltre, la regione Friuli ha all’attivo già numerose iniziative per sostenere e promuovere la cooperazione internazionale (in particolare con la Fondazione Italiana Fegato in Argentina e con il progetto di classificazione della disabilità in Honduras). Tra le autorità presenti anche il neo-eletto presidente Fiods, Gianfranco Massaro, che ha colto l’occasione per esortare i rappresentanti dei Paesi intervenuti a considerare la Fiods come una preziosa risorsa per le costituende associazioni di volontari del sangue nei paesi latinoamericani, per fare rete e crescere insieme. Un concetto ribadito dal Segretario generale Fiods, il francese Jean Marie Durant.

Alcuni interventi durante il convegno

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Missione in America Latina

Procede il progetto di cooperazione internazionale di Avis, ormai in via di definizione con il Ministero degli Affari Esteri (Mae) e con Iila (Istituto Italo-latino Americano), nato dalle richieste di aiuto e sostegno da parte di alcuni Paesi latinoamericani. Questi chiedono al Ministero un supporto per sviluppare il loro sistema trasfusionale, adeguandolo alle direttive della Pao (Organizzazione panamericana della sanità) che fa parte dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e, congiuntamente, chiedono la collaborazione di Avis per far nascere e sviluppare anche da loro un

Un prelievo in Salvador

volontariato del sangue. I Paesi interessati al Progetto sono, in primo luogo, quelli definiti “prioritari” dal Ministero in quell’area: El Salvador, Guatemala, Ecuador e Bolivia, mentre altri verranno coinvolti con iniziative in rete (formazione a distanza, supporto informatico…). La prima missione si è svolta a gennaio ed ha interessato El Salvador e Guatemala. È stato svolto un attento studio sulla situazione del loro sistema sanitario e, in particolare, sul servizio trasfusionale, le esigenze, opportunità, priorità del sistema sia pubblico, sia privato. Questi sono tra i Paesi più poveri del Centro- America, con un tasso di donazione volontaria, non remunerata, che si aggira sul 4-5%: il resto è donazione di familiari, con ovvie ripercussioni sulla sicurezza del sangue donato. Non esistono associazioni di volontari, ma solo piccoli gruppi sorti negli ospedali pediatrici e che cercano di provvedere alle necessità, specialmente di piastrine, dei piccoli pazienti oncologici: questi gruppi vengono detti: “Amigos de Carlos”. Altro grosso problema è la mancanza di Fattore VIII, per cui i

Centro prelievi in Guatemala

pazienti emofilici non vengono trattati se non nelle urgenze, se sono abbastanza fortunati da abitare vicino all’unico ospedale in possesso del farmaco! Visitando l’ospedale Bloom, ospedale di riferimento per tutto El Salvador, abbiamo appreso che le necessità annuali di tutto il Paese sarebbero interamente coperte con circa 3 milioni di unità: pensiamo che attualmente in Italia sono stoccate presso Aip (Accordo interregionale plasma) circa 100 milioni di unità che rischiano di scadere! L’ambasciatrice in Italia di El Salvador, dott.ssa Maria Abelina Torres, sta inviando al nostro Ministero una richiesta di aiuto per poter disporre di questo indispensabile emoderivato. In questo mese di marzo la missione Avis interessa, invece, Ecuador e Bolivia: al ritorno verrà stilato uno studio di fattibilità che presenteremo al ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, che deciderà sulla fattibilità del progetto e sull’ammontare del finanziamento.

Roberto Rondin

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