Proemio Nazionale Samaritano, i cinque finalisti della 15.a edizione

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A circa un mese dalla cerimonia conclusiva del Proemio Nazionale Samaritano 2012, lo scorso 27 ottobre a Dolo la Prima Commissione dell’Avis Nazionale ha individuato i cinque finalisti fra le decine di segnalazioni provenienti da tutta Italia. La “cinquina” “scorre” da nord a sud conivolgendo le regioni Toscana, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Veneto. Ecco i loro nomi: Caterina Bellandi (Firenze), Gaspare Famularo (Lamezia Terme – Cz), Gianna Zanette (Prata di Pordenone – Pn), Riccardo Nicolò Favarin (Spinea – Ve) e Ivana Lovera (Robilante – Cn). Tra questi messaggeri e “ambasciatori” dei donatori di sangue, il 17 Novembre prossimo una Commissione di trenta studenti delle scuole superiori di Dolo sceglierà il “Samaritano 2012”, ossia la persona che, a loro giudizio, meglio interpreta il sentimento di solidarietà silenziosa.

Una menzione speciale alla classe 3a F della Scuola Media Statale “Dante Alighieri” di Oriago e al Gruppo “Noaltri” di Chirignago (Ve) è stata concessa dalla Commissione, composta da Maruska Fusini (Consigliere Nazionale), Alberto Argentoni (Presidente Avis Veneto), Carmelo Agostini (Presidente Avis Friuli Venezia Giulia), Giancarlo Civiero (Presidente Avis Valle d’Aosta), Luciano Franchi (Presidente Avis Toscana),  Angelo Sciapichetti (Presidente Avis Marche) e Giuseppe Polo (Presidente Avis Riviera del Brenta e Coordinatore ad interim del Proemio).

La cerimonia conclusiva del Proemio Nazionale Samaritano si terrà a Dolo sabato 1 dicembre, alle ore 09.30, presso il Cinema Teatro Italia, alla presenza degli studenti che hanno conosciuto, nei colloqui a scuola, i messaggeri di solidarietà. Tutti gli avisini e i cittadini sono invitati a partecipare per conoscere ed abbracciare i Samaritani provenienti dalle diverse province d’Italia.

Giorgia Chiaro

Forum Giovani 2012: in “scena” il cambiamento

Sit-in inizio Forum

Una farfalla di peluche, le chiavi della nuova casa, un pezzo di pongo, una trousse di trucchi, un paio di forbici un “moleskine” nuovo rosso. Sono alcuni dei simboli del “cambiamento” portati dai partecipanti al Forum Interregionale Giovani Avis “Change shall be right”, che il 27 e 28 ottobre ha riunito a Preganziol (TV) un’ottantina di volontari di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino. Alto Adige-Südtirol e Lombardia.

Il cambiamento era il tema cardine dell’evento: cambiamento a livello associativo (si avvicinano i rinnovi delle cariche) ma anche personale. A condurre i lavori del forum una squadra di facilitatori della Dof Consulting capitanata da Alessandro Rinaldi (Nicola Gaiarin, Federico Guerrini, Ilaria Morabito, Marzia Nobile, Giovanna Tinunin) con un metodo innovativo, efficace e senza dubbio divertente: il teatro d’impresa. Come “riscaldamento” i partecipanti si sono cimentati nel gioco “trespoli e pappagallini” che, nel mettere alla prova la fiducia e la capacità di prendersi cura dell’altro, ha dato vita ad uno spettacolo danzereccio decisamente buffo, ma significativo.

I "pappagallini" con i rispettivi "trespoli"

I lavori sono poi proseguiti in otto sotto-gruppi. Missione: individuare le dinamiche critiche della propria realtà associativa, quelle “da cambiare”, e metterle in scena in una rappresentazione teatrale di 10 minuti, interpretando personaggi e allestendo la scenografia con i mezzi disponibili. Debutto fissato per domenica mattina. Sarà stata la carica dei Los Massadores di sabato sera, sarà stato il warm up con mantra tibetano, sarà stata la voglia di ottenere il premio della giuria di qualità e del pubblico… sta di fatto che i giovani avisini hanno dato spettacolo! Il confronto tra generazioni diverse è emerso come “tema caldo”, accanto alla resistenza dell’associazione al cambiamento. Quali quindi le soluzioni concrete per innescare un’evoluzione? Tanti gli spunti lanciati dai gruppi di lavoro, innanzitutto su come migliorare il rapporto con i “senior”: conquistarsi la loro fiducia, partecipando alle iniziative tradizionali e coinvolgendoli in quelle nuove; condividere le responsabilità, eliminare i pregiudizi e ascoltarsi, non forzare il cambiamento ma partire dalla realtà esistente, trovare momenti comuni di formazione e confronto.

gruppo di lavoro

Per rafforzare la presenza di giovani in associazione invece si è proposto di essere più presenti sul territorio con iniziative giovani e progettare e realizzare, come gruppo giovani, eventi autonomi; lavorare sull’immagine dell’ Avis, anche creando nuovi video promozionali; utilizzare tutti i mezzi di comunicazione possibili (radio, Facebook, mailing list mirate); realizzare una piattaforma digitale interattiva volta allo scambio di spunti ed esperienze nell’organizzazione di eventi di socializzazione. È spuntata anche la proposta provocatoria di introdurre nello statuto l’obbligo di riservare un quarto dei posti in consiglio agli under 35 (ove presenti). Una sorta di “quota young”, non da tutti condivisa. Infatti, come ha sostenuto il gruppo premiato dalla giuria di qualità, le idee non sono né giovani né vecchie, le idee sono il motore del cambiamento!

Un Forum 2.0. O forse no?
Durante tutto lo svolgimento del Forum, Giovanna Tinunin della Dof ha fatto da ponte tra i lavori offline e i social network Facebook e Twitter. Sulla pagina Facebook Avis Veneto ha postato spunti, commenti e immagini dei lavori, twittando in contemporanea con l’hashtag #forumavisyoung. Tutti i partecipanti sono stati invitati a fare altrettanto, condividendo impressioni e idee in Rete in modo da aprire il forum anche a chi non c’era fisicamente. Se desiderate ripercorrere un po’ i momenti topici dell’evento e le riflessioni emerse, date un occhio alla pagina Avis Veneto su Facebook! Noterete però che in realtà nel corso della due giorni ben pochi sono gli interventi on line dei partecipanti… “Il vostro forum è stato di fatto un evento 1.0” ha fatto notare Federico Guerrini della Dof, giornalista de La Stampa e di Wired. I giovani avisini quindi non sono poi così tecnologicamente evoluti? Forse. O forse, come è stato osservato da qualcuno, preferiscono vivere appieno il confronto vis-a-vis che questi eventi offrono, anche a scapito dell’apertura verso chi, non potendo partecipare fisicamente, potrebbe interagire online. Certo è che, di solito, dopo il rientro a casa la rete di rapporti costruita nei momenti di incontro si mantiene e addirittura cresce proprio grazie all’utilizzo dei social network, Facebook in primis.

Giorgia Chiaro

Facilitiamo-ci!

La parola ai facilitatori
L’esperienza è stata interessante e coinvolgente anche per il team di facilitazione di Dof Consulting, che ha aiutato i partecipanti a elaborare spunti di miglioramento attraverso la messa in scena di dinamiche critiche. “Spesso, ci viene chiesto perché partire da situazioni problematiche per trovare modalità alternative di collaborazione e lavoro in gruppo”, spiega Alessandro Rinaldi, fondatore di Dof e protagonista della due giorni di Preganziol. “In realtà, quello che facciamo non nasce da un desiderio sadico di insistere su ciò che non va, sviscerandolo e mettendolo in piazza, quanto dalla convinzione che il cambiamento possa nascere solo dalla consapevolezza che dobbiamo mutare qualcosa nella nostra vita, nel nostro modo di lavorare e di stare con gli altri.

Condividendo ciò che ci dà fastidio di un particolare contesto, prima attraverso il racconto e la condivisione di vissuti che il gruppo percepisce come importanti e ricorsivi e poi grazie alla messa in scena di questi vissuti, possiamo davvero capire qual è la priorità da cui partire per costruire un percorso di crescita e di sviluppo”. Alessandro si è alternato agli altri componenti del team di facilitazione nel seguire i gruppi nelle varie fasi di lavoro. “Una delle cose più belle”, racconta il suo collega Nicola Gaiarin, “è stato vedere come i ragazzi avessero molta voglia di mettersi in gioco. Tanto per fare un esempio, avevamo chiesto a Manuela (Fossa) di invitare i partecipanti a portare con sé un oggetto che per loro simboleggiasse l’idea di cambiamento e devo dire che è stato toccante sentirli condividere fin da subito, quando ancora non sapevano come avremmo lavorato con loro, pezzi anche importanti delle loro vite. Abbiamo subito sentito una fiducia non comune e ci siamo sentiti molto ben accolti. Anche per questo è stato facile arrivare velocemente a un livello di intensità che non è sempre facile da raggiungere con gruppi così numerosi. Siamo convinti che questo abbia fatto la differenza”.

Giovanna Tinunin, Dof Consulting

Gli amici di DOF hanno raccontato l’esperienza del Forum anche sul loro sito: http://dofcounseling.com/forum-avis-young-e-cambiamento
DOF era presente anche col suo progetto di Social Art DMAV. Sul sito www.dallamascheraalvolto.it sono visibili altri scatti.

Mentre cliccando sulle foto arriverete alla pagina Facebook di dono&vita, dove la nostra redazione ha pubblicato altre immagini.

Los “Vampirones”, musica e ironia per pensare in 5000!

Nella foto di Mimmo Lamacchia un "Vampidor"

Sette bare, una lapide, il castello di Dracula sullo sfondo.  E poi loro, “direttamente dalla Transilvania” e dal buio, in abiti da vampiri con pipistrelli e croci al seguito. Palaverde di Villorba in delirio, sabato sera, per l’entrata in scena degli attesissimi Los Massadores. Cinquemila persone, in fila già da un paio d’ore prima dell’apertura dei cancelli, hanno accolto con un boato il travolgente gruppo castellano, che per il grande concerto organizzato dall’Avis provinciale di Treviso si è calato nei panni dei Los Vampirores.

“Che succhiano il sangue, ma non come fa il governo Monti con le tasse” – hanno subito esordito. Perché loro sono di ben altri gusti e il sangue lo donano, davvero, tutti e sette. Con vampiressa dalla rossa chioma alla chitarra, batterista tra le bare, un camaleontico vampiro-Elvis e quattro nuovi pipistrelli ai fiati e uno alla batteria, è così cominciato un concerto di due ore di allegria e di risate, tra canzoni dal ritmo incalzante e battute ironiche che se vogliono farti ridere, vogliono ancor più farti pensare. Ai valori perduti, agli amori che si uccidono, ai timori della gente, alla crisi che incalza e ai rifiuti che nessuno vuole, alla voglia di esser  trendy e di essere diversi. Diversi già dal nome, che scegliamo sempre più lontano da ciò che siamo.

Nella provincia di “Trilluno”, invece, potremo essere noi stessi, ma tutti insieme, il trevigiano e il bellunese. Messaggi e frecciate per tutti, quelle lanciate dal leader del gruppo Matteo Guidolin da un palco dove con Luca Giacomazzi alla fisarmonica, a Dimitri Trinca al basso, ai chitarristi e cantanti Andrea Bosa, Andrea Piccolo e Dario Antonini e al batterista Mauro Berti, i Los hanno davvero dato il massimo: musica, voci, luci, colori, coraggio, ma soprattutto grinta. Ingredienti di una serata unica, che ben sono stati riassunti da un gruppo di ragazzi padovani nello striscione vincitore del concorso abbinato al concerto. “Los Massadores co a musica nel sangue e na vena de pazzia ne fa battere el cuore: donatori de allegria!”.

Lo striscione vincitore fra i tanti esposti

 

 

 

“Proprio quello che volevamo proporre con un evento di questo tipo – spiega Vanda Pradal, che per Avis provinciale ha organizzato la serata – un modo fresco e divertente di parlare di donazione a giovani e intere famiglie. Un tentativo nuovo e diverso di trasmetter e far conoscere il messaggio del dono del sangue, puntando  su sorriso e ironia, perché in questi tempi difficili la gente ha voglia e bisogno di allegria. L’entusiasmo e la risposta del pubblico ci dicono che abbiamo visto giusto”. Straordinario il colpo d’occhio al Palaverde, con pubblico di tutte le età e tanti ragazzi che ballavano. Tra loro, anche i giovani che hanno partecipato al Forum interregionale Giovani dell’Avis (foto), ospitato nel fine settimana nella Marca trevigiana e che i Los hanno salutato dal palco, dopo gli auguri speciali ad Anna, una simpatica nonnina che ha festeggiato al concerto i suoi “primi 80 anni”.

Un colpo d'occhio sul Palaverde gremitissimo

Tanti i volontari avisini che si sono dati da fare sin dal primo pomeriggio fuori e dentro il Palaverde occupandosi del parcheggio, delle entrate, della distribuzione di depliant informativi e gadget, della sicurezza e di mille altri aspetti concernenti all’organizzazione di un simile evento. Riuscita anche l’animazione avisina prima del concerto, che ha scaldato il pubblico e spiegato le finalità dell’intera serata, durante la quale sono state date informazioni sull’iter per avvicinarsi al dono del sangue, con parecchie promesse di diventare donatori. Durante il concerto sono state anche raccolte offerte per l’associazione Arep di Villorba.

Michela Rossato

(Altre immagini, in particolare degli striscioni presenti e del pubblico,  cliccando sulle foto)

 

Progetto Bessy: “radiografia” del dono in tre regioni e tre Nazioni

Il gruppo dei convegnisti a Spalato

Bessy è un progetto che mette assieme le Associazioni dei donatori di sangue e li servizi trasfusionali di Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Slovenia, Croazia e Albania. L’obiettivo è quello di creare una rete tra queste realtà per scambiare esperienze, buone pratiche, materiali e idee. La scorsa settimana io e una delegazione di Avis Veneto abbiamo partecipato al meeting di metà percorso.  Questo incontro serviva per fare il punto sul lavoro fatto e condividere il programma per il prossimo anno. Il meeting si è tenuto a Spalato, in Croazia, dove siamo stati ospiti della Croce Rossa nazionale.

Nei Paesi dell’Est,  la Croce Rossa svolge il medesimo ruolo di Avis in Italia: promuove il dono del sangue, organizza i donatori in gruppi, coordina la raccolta del sangue. Ma c’è una differenza sostanziale.  Avis è un’organizzazione non governativa, autonoma e indipendente, guidata da volontari mentre la Croce Rossa è un organizzazione statale, braccio operativo del ministero, guidata da personale dipendente (anche se il presidente nazionale che abbiamo conosciuto è un volontario). Come abbiamo già detto molte volte, la nostra legislazione sul volontariato del sangue è veramente diversa e, a mio parere, superiore a quella degli altri paesi europei. Una cosa di cui andare fieri!

Quando ci confrontiamo e Avis può parlare di partecipazione alla programmazione della raccolta, di autonomia nell’organizzazione e di risorse dedicate, i dirigenti delle organizzazioni straniere strabuzzano gli occhi e ci chiedono di ripetere. Pensano di non aver capito bene e se fosse per il mio inglese potrebbe essere anche  possibile ma poi gli interpreti confermano il contenuto dell’informazione. A quel punto ci sono due reazioni: i volontari chiedono di approfondire mentre i governativi ci guardano con scetticismo e borbottano tra di loro. Penso si chiedano dove lo Stato trovi le risorse per questa organizzazione e se ne valga la pena. Affermano che da loro i donatori ci sono lo stesso anche senza questi “privilegi”. Allora ci dobbiamo affrettare a spiegare che l’Italia è un paese molto più grande dei loro, che l’autosufficienza non c’è in tutte le regioni, che il sistema trasfusionale pubblico non riesce a raccogliere tutto il sangue disponibile e  che l’investimento nel volontariato è particolarmente proficuo per la società.

Tre presidenti Avis: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna

Una ricerca scientifica finanziata dalla Comunità Europea nel 2011, anno europeo del volontariato, ha stimato che per ogni euro investito nel volontariato vengono “prodotte” attività per almeno sette euro. Per non parlare del contributo all’identità culturale, all’aggregazione sociale, all’educazione civica e alla sussidiarietà . Tutte cose che il volontario produce e che, a mio parere, non hanno prezzo!  Proprio per avvalorare questa ipotesi abbiano voluto che nel progetto Bessy fosse prevista una ricerca scientifica sul capitale sociale prodotto dal volontariato. Non è qui possibile riassumere i risultati di questa complessa ricerca,ma confermano che le Associazioni dei donatori di sangue hanno una eccellente reputazione, un patrimonio valoriale ampiamente condiviso e che i donatori hanno una maggiore capacità di cooperazione e di responsabilizzazione oltre che  stili di vita più salutari.  Qualcuno ha detto che lo sapevamo già. E’ vero, noi ne siamo convinti da sempre, ma qualcuno poteva accusarci di autoreferenzialità mentre qui abbiamo dei dati significativi per numero di interviste, provenienti da aree diverse, validati da ricercatori universitari.

Finisco con un aneddoto: Spalato è una città della Dalmazia che per qualche secolo è stata governata dalla Serenissima di Venezia. Girando per la città vecchia si possono ammirare delle tracce di questa presenza (i resti dei  bastioni fortificati, alcuni bei palazzi in stile)  e sentire dei termini del dialetto locale che richiamano o sono i medesimi di quello nostro. Non ho visto, però, nessuna effige del nostro Leone di S.Marco.  Svista  personale o un fatto sospetto? Pertanto,  alla fine della mia presentazione durante l’ultima sessione del meeting,  ho voluto inserire una diapositiva con l’immagine del Leon …  ad ogni buon conto!

Alberto Argentoni

 

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