Samaritano 2014: c’è tempo fino al 21 ottobre per le segnalazioni

I Samaritani sul palco con le autorità
I Samaritani 2012 sul palco con le autorità

Ci sono persone di tutte le età che in silenzio, senza clamori, compiono gesti di grande bontà. Che aiutano chi ha bisogno, vicino o lontano. All’interno di associazioni o da sole. Storie bellissime di ragazzi che aiutano i compagni in difficoltà, di persone che danno una mano al vicino di casa, all’anziano solo, ai bambini sofferenti di Paesi lontani… La bontà non ha limiti e l’Avis ha istituito anni fa una sorta di premio per conoscere questi non eroi, queste persone semplici che compiono gesti di ordinaria umanità incessantemente e generosamente, spontaneamente e senza attendersi lodi o ricompense.

Si chiama “Proemio nazionale Samaritano”, è organizzato dall’Avis Riviera del Brenta con il patrocinio di Avis regionale Veneto e Avis nazionale, e si tiene a dicembre. A cadenza biennale, è giunto quest’anno alla sua 16^ edizione ed è aperto a tutti.

Le segnalazioni dovranno riguardare persone viventi, scolaresche o studenti e dovranno essere presentate per iscritto con le motivazioni. I nomi possono essere indicati da Avis, associazioni di volontariato, culturali, sportive, sociali, parrocchiali, istituti scolastici e anche da singoli.

Una commissione composta da volontari Avis sceglierà i 5 finalisti, mentre una seconda, formata da 30 studenti delle scuole superiori di Dolo (Ve), sceglierà la storia più significativa. La premiazione si svolgerà il 6 dicembre presso il Cinema Italia di Dolo.

Le segnalazioni devono essere inviate per posta, fax o e-mail ai seguenti indirizzi: Proemio Nazionale Samaritano c/o Avis Riviera del Brenta, Via Brusaura 30, 30031 Dolo (VE) tel e fax 041 5100754 349 5616749 email: rivieradelbrenta@venezia.avisveneto.it entro il 21 ottobre 2014.

Caterina Bellandi e "Milano 25"
Caterina Bellandi e “Milano 25”

Nel 2012 a vincere è stata Caterina Bellandi, una tassista molto celebre a Firenze e dintorni. Grazie al suo coloratissimo Milano25 e al suo costume da fata, allieta le giornate di adulti e bambini in difficoltà, dimostrandosi sul campo autentica campionessa di solidarietà.

Sangue africano: un progetto in comune fra Avis, Cuamm, Alì-Aliper

È stata presentata oggi a Treviso, presso la sede di Avis regionale, una nuova sinergia tra Avis del Veneto, Alì Supermercati e Medici con l’Africa Cuamm dal titolo “Sangue sicuro per le mamme e i bambini in Africa”. Come spiegato da Don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm, per far fronte alle richieste di quattro ospedali (Aber in Uganda, Chiulo in Angola, Tosamaganga in Tanzania e Wolisso in Etiopia) servono circa 2.000 trasfusioni all’anno. Negli ospedali africani il 60-80% delle trasfusioni salvavita sono destinate ai bambini, soprattutto per curare la malaria, e alle donne, specie per far fronte a emorragie ostetriche, ha precisato il dott. Massimo La Raja, medico Cuamm: “per garantire una trasfusione sicura è necessario presidiare tutte le componenti del ciclo trasfusionale: dalla indicazione trasfusionale corretta e tempestiva alla disponibilità di donatori a basso rischio, alla sicurezza biologica e immuno-ematologica”.

Da sinistra: Marco Canella, Gino Foffano, Don Dante Carraro, Massimo La Raja.
Da sinistra: Marco Canella, Gino Foffano, Don Dante Carraro, Massimo La Raja.

Un progetto inedito, in cui tre realtà fortemente radicate nel territorio regionale fanno rete con l’obiettivo speciale di garantire la fornitura di sangue sicuro a bambini e donne in gravidanza in quattro ospedali dell’Africa a sud del Sahara, attraverso il coinvolgimento delle Avis Provinciali e la raccolta punti di Alì Supermercati. Con 100 punti di spesa, si potrà donare 1€ ad Avis e Medici con l’Africa Cuamm. E non solo, Alì Supermercati raddoppierà la donazione portandola a 2€. Una solidarietà che si moltiplica, quindi, soprattutto dopo il grande successo dello scorso anno che ha permesso ad Alì di donare a Medici con l’Africa Cuamm oltre 87.854 € per l’ospedale di Mikumi in Tanzania. Da quest’anno, nel progetto, entra anche l’Avis Veneto, con il duplice ruolo di sostenitore della raccolta fondi (con un conto corrente dedicato) e con un supporto tecnico, logistico e culturale in loco.

Le difficili condizioni igienico-sanitarie e le endemie presenti nei Paesi africani rendono la donazione di sangue indispensabile per far continuare la vitaha spiegato il presidente di Avis regionale, Gino FoffanoLa stessa Avis, nel 1927, è nata dopo il dramma dell’ennesima giovane madre morta di emorragia da parto. L’ematologo Vittorio Formentano decise di fondare un’organizzazione di donatori volontari, controllati e periodici perchè il sangue negli ospedali ci fosse sempre e fosse sicuro. Quella che oggi da noi è diventata una certezza, in molti altri Paesi del mondo è ancora solo una speranza. Vogliamo che questa speranza diventi realtà e per questo abbiamo deciso di collaborare con i Medici per l’Africa-Cuamm e con Alì Supermercati, nel tentativo di creare un’organizzazione locale che sia in grado di sostenere l’opera di reclutamento di donatori di sangue e che possa davvero cambiare le cose. Oltre all’indispensabile supporto tecnico e logistico che il progetto prevede, il compito specifico di Avis è quello di formare dei partner  sul territorio, che sappiano gestire l’intero processo organizzativo che il sistema trasfusionale richiede”.Uno

A sostegno dell’iniziativa, l’Avis metterà in campo le esperienze maturate nel campo della cooperazione internazionale che attualmente  sta sviluppando in alcuni Paesi dell’America Latina: in Bolivia è nata l’ABDS (Associazione Boliviana Donatori Sangue), in Argentina l’AVAS (Associazione Volontari Argentini Sangue). “Fondamentale sarà intervenire in sinergia e in collaborazione con le realtà locali regionali e nazionali, proponendo un’integrazione e un supporto a quanto già fanno.

“Anche quest’anno il nostro Gruppo non ha voluto far mancare il proprio sostegno ad un progetto così importante – afferma Marco Canella, responsabile amministrativo di Alì S.p.A.- Siamo contenti di aiutare due realtà  riconosciute e radicate come Cuamm e Avis e vogliamo innanzitutto ringraziare i nostri clienti che continuano a credere a questa  missione devolvendo i punti della loro Carta Fedeltà. Anche la proprietà Alì ha voluto mantenere fede al proprio impegno, allargando quest’anno la partnership ad Avis, sicuri che siano piccoli gesti come questo a migliorare la vita di chi è meno fortunato di noi”.DSC_0153

Con l’occasione Alì Supermercati ha inoltre consegnato a Medici con l’Africa Cuamm il ricavato aggiuntivo della raccolta punti 2012/2013, che, per un valore di 10.584 euro, va a integrare la somma già destinata all’ospedale di Mikumi in Tanzania, portando il totale donato oltre quota 98.000 euro.

Avis regionale ha aperto per l’iniziativa un conto corrente dedicatopresso la Banca Monte dei Paschi di Siena, agenzia 2687 di viale IV Novembre 84/c a Tr eviso: intestato Avis Regionale Veneto – conto corrente n. 61165563

iban n. IT 21 P 01030 12081 000061165563

Pensionati-Donatori: nessuna decurtazione, Senato approva

È stato approvato dal Senato l’emendamento che estende la definizione di “prestazione effettiva di lavoro” anche alle assenze per la donazione di sangue ed emocomponenti. Tali permessi, infatti, con la riforma Fornero del 2011 erano stati esclusi dal computo complessivo delle giornate lavorative dei dipendenti intenzionati a usufruire della pensione anticipata.

«Siamo soddisfatti per questo importante obiettivo conseguito e siamo fiduciosi che anche la Camera dei Deputati saprà esprimersi in modo analogo – commentano i Presidenti Nazionali di AVIS, Vincenzo Saturni, FIDAS, Aldo Ozino Caligaris, FRATRES, Luigi Cardini e il Delegato Sangue della Croce Rossa Italiana, Maria Teresa Letta.

I presidenti delle quattro Organizzazioni del Dono nazionali
I presidenti delle quattro Organizzazioni del Dono nazionali

Questo risultato è il frutto delle costanti e ormai consolidate relazioni con le Istituzioni nazionali e giunge al termine di un’attenta e scrupolosa opera di vigilanza sul dibattito politico e sul percorso parlamentare che si sono sviluppati nelle ultime settimane su tale argomento.

Dopo l’approvazione alla Camera, l’emendamento ristabilirà quanto già indicato dalla legge n. 219/05, che all’articolo 8 comma 1 prevede il riconoscimento della retribuzione e dei contributi per la giornata in cui si effettua la donazione. La stessa legge individua i donatori di sangue come operatori sanitari che concorrono al raggiungimento di un obiettivo fondamentale per il nostro Paese: l’autosufficienza di sangue, emocomponenti e medicinali plasmaderivati.

Siamo quindi felici che lo Stato italiano abbia voluto ribadire, attraverso la votazione di ieri, il grande ruolo di tutti quei donatori che, in modo gratuito, continuo, periodico, volontario e anonimo, compiono un gesto di grande valore civico, etico e morale». 

“Ci sta a Cuore”: il volontariato contro la povertà culturale

È iniziato alle 14,30 l’incontro “Ci sta a cuore”. È il tema scelto quest’anno dall’Avis provinciale di Treviso per l’incontro associativo a Laggio di Cadore (Bl). Si svolge oggi e domani (29 settembre) e si rivolge a presidenti e consiglieri delle Avis comunali della Marca. Oltre 90 dirigenti di ogni livello partecipano alla due-giorni, per poi tornare a operare sul territorio nel delicato settore del volontariato del sangue. Nutrito il programma di oggi e domani alla Casa soggiorno Alpino-Famiglie Rurali, che ospita i convegnisti.

I relatori
I relatori
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I partecipanti al convegno

Sono intervenuti nel pomeriggio, fornendo interessantissimi spunti di discussione e confronto, il giornalista e scrittore Letterio Scopelliti sul tema crisi e volontariato. Scopelliti ha portato anche dirette esperienze di vita e professione. Così il docente di lettere e filosofia, già preside di scuola superiore, Lamberto Pillonetto che ha parlato sui valori del volontariato a servizio della persona e della comunità. La pedagogista clinica Federica Dal Mas sull’organizzazione del volontariato come sistema e sul valore del “gruppo”. A coordinare l’incontro è Carlo Donadel, esperto in ambito psico-educativo, che fra oggi e domani affronta il tema della forza dell’organizzazione e sulla condivisione di una visione.

Sono in corso lavori di gruppo sul tema della comunicazione, della collaborazione tra associazioni, dei rapporti con le istituzioni, dei rapporti interpersonali, dell’accreditamento e dell’organizzazione delle donazioni. Domani mattina si svolgerà un laboratorio interattivo sull’efficacia del lavoro di squadra e di una buona programmazione. Insieme ai dirigenti avisini della Provinciale anche il presidente regionale Avis Gino Foffano e il consigliere nazionale Bernardino Spaliviero, oltre che tutti i componenti dell’esecutivo provinciale.

Per la presidente dell’Avis provinciale, Vanda Pradal, la due giorni insieme è come sempre un’occasione per “rinforzare le motivazioni all’impegno e all’assunzione di responsabilità in ambito associativo, rinforzare la conoscenza reciproca, confrontare le esperienze, pensare al futuro,  riflettere sul valore del volontariato nel contesto sociale attuale e assumere una visione sistemica dell’organizzazione di volontariato in cui tutto e tutti concorrono all’unico fine, oltre che per riflettere su alcune competenze concrete necessarie per la gestione dell’Avis ed in particolare per programmare efficacemente le attività”.

Ed è anche un momento di incontro e di confronto per fare “squadra” proprio in un periodo di crisi, non solo economica, in cui emerge e si solidifica – come è stato detto da uno dei relatori – la vera “povertà”: quella culturale e valoriale. Cliccando sulle foto e su questo LINK tutte le immagini della giornata.

 Michela Rossato & Beppe Castellano

In serata, dopo cena, in attesa della mattinata di domani in cui verranno riportati in plenaria i risultati dei cinque gruppi di lavoro un momento di relax con il cabarettista Francesco Damiano di “Riso fa Buon Sangue” 

“Ci sta a Cuore”: week end d’impegno con la Provinciale di Treviso

“Ci sta a cuore” è il tema scelto quest’anno dall’Avis provinciale di Treviso per l’incontro associativo a Laggio di Cadore (Bl). L’iniziativa di sabato 27 e domenica 28 settembre si rivolge a presidenti e consiglieri delle Avis comunali della Marca, che si trovano ad operare nel delicato settore del volontariato del sangue in questo momento di crisi. Nutrito il programma alla Casa soggiorno Alpino-Famiglie Rurali, che ospiterà i dirigenti avisini a partire dal sabato mattina.foto21

Dalle ore 14 interverranno il giornalista e scrittore Letterio Scopelliti proprio sul tema crisi e volontariato, il docente di lettere e filosofia, già preside di scuola superiore, Lamberto Pillonetto sui valori del volontariato a servizio della persona e della comunità, la pedagogista clinica Federica Dal Mas sull’organizzazione del volontariato come sistema e l’esperto in ambito psico-educativo Carlo Donadel sulla forza dell’organizzazione e sulla condivisione di una visione. Seguiranno lavori di gruppo sul tema della comunicazione, della collaborazione tra associazioni, dei rapporti con le istituzioni, dei rapporti interpersonali, dell’accreditamento e dell’organizzazione delle donazioni. La domenica mattina si terrà un laboratorio interattivo sull’efficacia del lavoro di squadra e di una buona programmazione.Per la presidente dell’Avis provinciale, Vanda Pradal, la due giorni insieme sarà un’occasione per “rinforzare le motivazioni all’impegno e all’assunzione di responsabilità in ambito associativo, rinforzare la conoscenza reciproca, confrontare le esperienze, pensare al futuro,  riflettere sul valore del volontariato nel contesto sociale attuale e assumere una visione sistemica dell’organizzazione di volontariato in cui tutto e tutti concorrono all’unico fine, oltre che per riflettere su alcune competenze concrete necessarie per la gestione dell’Avis ed in particolare per programmare efficacemente le attività”.

 Michela Rossato 

Forza Valeria! Anche stavolta fai un passo indietro!

Il testo che segue ci è giunto su Facebook, sulla pagina della Redazione di Dono&Vita. Proprio poche ore dopo l’insediamento a Milano del nuovo Esecutivo della Consulta dei Giovani Avisini italiani. Valeria Favorito è una nostra amica e formidabile testimonial. Giovane fra i giovani Avis, innumerevoli volte, in tanti Forum e incontri dei donatori, ha indossato orgogliosamente la felpa o la maglia Avis. È una di voi, una di noi. Solo che è da sempre dall’altra parte della barricata: in fondo al lungo e complicato percorso che il sangue e i suoi componenti percorrono uscendo dalle vene dei donatori. Forse ci vuole un po’ di coraggio per farsi bucare e… donare, almeno la prima volta. È quando l’ago per il prelievo fa paura. Ma c’è anche quando di coraggio ne serve ancor più, oltre ogni immaginazione, per “combattere” dall’altra parte.  È quando di aghi per l’infusione tanti ne hai conosciuti che, ormai, per te sono soltanto vecchi amici. Che semplicemente ti “pungolano”, per sostenerti. E ti permettono di lottare, ancora. Forza Valeria! Non sei soltanto… Valeria. Sei tutti noi!
Il direttore
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Sono Valeria Favorito e sono nata ad Erice (TP), nel 1988.
La mia vita di bambina felice venne sconvolta dalla malattia di papà e il successivo trasferimento a Verona.
All’inizio abitammo in centro a Verona, poi per motivi lavorativi ci trasferimmo in un paese della provincia medesima. Fortunatamente non sono figlia unica; ho una sorella che è mia coetanea ed un fratello più piccolo di me di sette anni.
In questo paese non mi trovai bene, in quanto i miei compagni di scuola e le maestre mi prendevano costantemente in giro. Mi sentivo tanto triste e amareggiata; l’unica persona che mi faceva star bene, che mi teneva compagnia e mi faceva divertire, era mia sorella.
Nel 1999, sentivo che stava cambiando qualcosa dentro di me; vomitavo più volte al giorno, ero sempre stanca e piena di lividi.
Mio padre vedendomi così sofferente, mi portò dal medico di base e lui disse che non era nulla di grave, ma soltanto una gastrite nervosa.
Passò un mese, esattamente l’8 novembre, e dissi a mio padre che non me la sentivo più di andare a scuola, in quanto ero stanca fisicamente. I miei genitori mi portarono in ospedale; dopo un’intera mattinata passata a far analisi del sangue, il dottore riferì ai miei che per me non c’era più niente da fare. Mi fu diagnosticata la leucemia mieloide acuta.
Da quel momento cambiò tutta la mia vita e quella della mia famiglia. Dovetti stare un anno in ospedale a combattere con tutta la forza questo brutto, orrendo e terrificante male. Feci diverse chemioterapie ma senza risultato, purtroppo la leucemia era più forte.
In questo periodo ricevetti tante sacche di sangue, di piastrine; un malato ematologico necessita di tante trasfusioni ed io ad ogni sacca riacquistavo tanta forza.
Di tutto questo calvario, l’unica cosa positiva fu finalmente la pace psicologica; non venni più presa in giro da nessuno, ma dentro di me mi continuai a domandarmi: “Dovevo ridurmi così per non essere un oggetto di mira? Era necessario arrivare al punto di morire per avere un po’ di rispetto?”. Non mi sembrava affatto giusto.
Le sofferenze che passai solo Dio lo sa; ero sempre in ospedale, senza poter vedere mia sorella, in quanto era una bambina e quindi poteva attaccarmi qualsiasi influenza che per me, in quel momento, poteva diventare fatale.
Intanto il dottore avviò la ricerca di un donatore di midollo osseo compatibile a me; perché nella mia famiglia nessuno lo era.
Passarono i mesi ed arrivò una splendida notizia: fu trovato il donatore (Fabrizio Frizzi); così mi fecero la radioterapia e successivamente (esattamente il 21 maggio), il trapianto.
Quest’uomo mi donò la speranza e successivamente la vita.
Se io sono qui è grazie a lui e grazie a tutti i donatori di sangue.63581_4918926652569_1811511643_n
Son passati tredici anni dal trapianto, e qualche mese fa, il 20 maggio del 2013, per ironia della sorte, mi è stata diagnosticata la leucemia linfoblastica acuta, quella che di solito viene ai bambini. Un altro calvario mi è iniziato, un’altra battaglia, ho fatto già due cicli di chemioterapia potenti che hanno avuto un buon risultato, ma non abbastanza visto che mi attende un secondo trapianto.
Anche questa volta ho avuto bisogno di trasfusioni, quindi chiedo a tutti i donatori di continuare a regalare speranza di vita; voi siete fondamentali per noi.
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Credetemi ci sono tanti malati ematologici, il reparto è pieno e le persone continuano ad ammalarsi.
Prima che mi ammalassi per la seconda volta, grazie all’aiuto di due magnifiche persone, Roberto Zorzella e Mariangela Dal bosco, scrissi un libro, sulla mia storia, dove il ricavato andrà all’Azienda ospedaliera di Borgo Roma, Verona, esattamente al reparto di ematologia dove sono stata curata.
Il libro s’intitola “Ad un passo dal cielo”. Per ordinarlo on –line bisogna inviare una mail a valeriafavorito@hotmail.it scrivendo il proprio indirizzo dove recapitare il libro e allegare l’avvenuto pagamento.
Le coordinate sono: IT17T0760111700000088133590 intestato a Valeria Favorito.
Grazie di cuore.
Valeria Favorito

In 450 a Pedal’AVIS per il “Piccolo Rifugio” di Vittorio Veneto

 
Quattrocentocinquanta atleti, quattrocentocinquanta generosi.

DSC_0041Ha raggiunto il livello record di circa 450 iscritti la Pedalavis, pedalata organizzata dall’Avis di Vittorio Veneto per raccogliere fondi per le persone con disabilità del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto.

Piena piazza del Popolo al momento della partenza, alle 9.30 di domenica 15 settembre, e piena anche all’arrivo, raggiunto dopo che i pedalatori hanno compiuto un percorso di 24 km attraverso i quartieri e le campagne di Vittorio Veneto, più un breve sconfinamento a Colle Umberto, con i volontari Avis a gestire tutti i passaggi.

A dare l’avvio alla Pedalata sono stati Giacomo e Francesco, due ospiti del Piccolo Rifugio, a bordo delle biciclette a tre ruote con cui da anni e anni solcano la città.
Dietro di loro il serpentone dei ciclisti: nel gruppo anche il sindaco di Vittorio Veneto Gianantonio Da Re, il pluricampione del mondo di ciclocross Renato Longo, i volontari al Piccolo Rifugio dell’associazione Lucia Schiavinato, varie associazioni e gruppi oltre a tanti bambini e ragazzi.

Il bel tempo ha favorito la partecipazione: gli iscritti erano circa 230 fino a sabato e sono raddoppiati la mattina della partenza.

La consegna dell'assegno: 2143 euro raccolti
La consegna dell’assegno: 2143 euro raccolti
Tutto il ricavato delle iscrizioni e delle offerte raccolte per la Pedalata è andato al Piccolo Rifugio: l’assegno gigante simbolo della generosità di tanti avisini è stato consegnato al termine della Pedalata.

“L’Avis di Vittorio Veneto è vicina al Piccolo Rifugio praticamente… da sempre e le siamo estremamente grati – ha detto il direttore del Piccolo Rifugio Dino Mulotto – In particolare, siamo onorati che l’Avis abbia dedicato a noi la Pedalata: per il Piccolo Rifugio sentirsi parte della comunità, della città, della diocesi, è fondamentale”.

A rendere possibile il successo della Pedalavis anche gli oltre 80 volontari di Avis, Protezione civile Colle Umberto, Cicloturistica Vittorio Veneto, Associazione Carabinieri, Prealpi Soccorso, Agesci Vittorio V., Associazione Istadea, oltre alla Polizia municipale.

 

Vittorio Veneto: tutti in bici il 15 settembre!

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Tutti in bici a Vittorio Veneto! Domenica 15 settembre, l’Avis comunale organizza la quinta edizione di “PedalAvis”, la manifestazione-pedalata in compagnia per le vie del paese e nei paesi vicini. Il ritrovo è fissato alle ore 8 in piazza del Popolo e il percorso, adatto a tutti, si snoda lungo un itinerario di 24 chilometri. Patrocinato dai Comuni di Vittorio, Colle Umberto, Cappella Maggiore, Sarmede, Fregona, Revine Lago e Tarzo, da Regione, Provincia di Treviso e Ulss 7, l’intero ricavato delle iscrizioni andrà al “Piccolo rifugio” Fondazione di culto e religione che segue le persone disabili. Informazioni presso la sede Avis che ha sede in ospedale a Vittorio Veneto, con telefono 0438 556769 dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 11.30 e il lunedì anche dalle 17.30 alle 20.

Volontari, una “forza” che sostiene e salva l’Italia

Intervento del prof. Lamberto Pillonetto

alla 14ª Festa provinciale Avis

Pianezze di Valdobbiadene – 1° settembre 2013

GiaveraMulattUna rilevazione statistica di qualche anno fa ha accertato e dichiarato la presenza in Italia di 6 milioni di volontari. Non fa difficoltà riconoscere l’attendibilità di questo numero, a prima vista enorme; conosciamo tutti l’articolazione ricca di associazioni, gruppi, iniziative di ogni genere nella nostra società; l’intreccio e il disegno in miniatura li vediamo con i nostri occhi e lo viviamo con la nostra esperienza nelle piccole comunità in cui ciascuno di noi è inserito.

Tradotto in termini semplicissimi, quel grande numero significa la presenza capillare di persone che coltivano passioni, diffondono interessi, dedicano tempo, energie ed anche risorse economiche, per un obiettivo particolare, grande o piccolo, appariscente o nascosto, che fa clamore e ha risonanza oppure che non prenderà mai la scena per esibirsi.

La parola “volontario” include una molteplicità di scelte che si distribuiscono fra le grandi azioni e i progetti di rilievo via via fino al piccolo servizio, al gesto solitario, alla semplice presenza silenziosa; definisce, insomma, la rete delle relazioni che tiene in piedi le nostre comunità, costruisce rapporti interpersonali, arricchisce l’efficienza organizzativa in diffusione di “doni”.

Quel numero così grande di “volontari” sorprenderà qualcuno e gli farà dire: “Alla nostra società poco manca, in teoria, per essere la società ideale, dovrebbe sprizzare positività ed armonia in tutte le sue manifestazioni, e invece…!”

In effetti ci pare di percepire che forze erosive e disgregatrici prevalgono su quelle positive e costruttive. Fosse anche vero questo, dovremmo subito confrontarci e dirci: “Che cosa sarebbe la nostra società (in grande e in piccolo), se non fosse puntellata e sostenuta da questa carica inesauribile di servizio disinteressato e di disponibilità pronta?” Siamo autorizzati a dirlo, soprattutto quando vediamo che le istituzioni e chi le rappresenta, accanto a nobili esempi di comportamento e di impegno ne propongono altri che, anziché unire, dividono; anziché favorire il confronto anche duro ed esigente, insegnano lo scontro interessato; anziché educare alla dialettica, che fa sempre bene, praticano e sollecitano la diffidenza, il sospetto, l’insulto e l’offesa. Che cosa sarebbe la nostra società, se mancasse di questa risorsa unificante di volontariato, che ogni giorno, nelle forme più svariate, testimonia l’impegno disinteressato, la creatività, l’intraprendenza, la forza dell’incontro, la tenerezza del rapporto, il dono che è “il di più” impagabile della “prestazione”, la tenacia del fare che non si aspetta di avere nulla in cambio, ma cambia e trasforma in bene i rapporti sociali.

Che esistano i “volontari”, in gran numero e riccamente qualificati, è un gran lusso per la nostra società e per le nostre comunità. Un lusso da intendersi “necessario”, non un di più ornamentale che, se c’è, va bene e se non c’è, pazienza!

La società meglio governata ed i servizi più efficienti, ma privi del lievito del volontariato, non costruiscono una “società felice”.

Il volontario è un esperto depositario di “beni relazionali”, cioè di beni che non si comprano, per quanti siano i soldi di cui disponiamo, ma che si costruiscono faticosamente e gratuitamente; senza questi beni relazionali, i beni strumentali, quelli che si comprano (detti anche “merce”), indubbiamente indispensabili per tutti (e sappiamo quanto precari diventino progressivamente in questo tempo di crisi), potranno soddisfare tante necessità (e chi più ha nel portafoglio più è garantito),  ma lasciano insoddisfatte le necessità primarie che derivano dall’essere noi bisognosi per natura di relazioni, di relazioni gratuite, di incontri.

C’è lo spazio del mercato, di ciò che si compra, e c’è lo spazio del dono, fatto e ricevuto, che prescinde, per sua natura, dal compenso, perché non ha prezzo e trova soddisfazione su un altro piano, ben più importante, che è quello dello “stare veramente bene”, in arricchimento profondo continuo, in sovrabbondanza di senso e di valore per tutto ciò che siamo e facciamo nella nostra vita ordinaria, di tutti i giorni.

Il Prof. Lamberto Pillonetto
Il Prof. Lamberto Pillonetto

Voi avisini siete “volontari” (e che volontari!); siete volontari speciali, perché la vostra denominazione non è generica, ma condensa ciò che di positivamente straordinario caratterizza il volontario, su qualsiasi piano egli operi: voi siete per definizione “donatori” e donate del vostro e il “vostro” è ciò che da sempre è stato identificato come la sede della vita e dunque donate “vita”; il vostro gesto di donazione è particolarissimo e sembrerebbe non rientrare fra i beni “relazionali”, perché manca della “reciprocità” e della “simultaneità”; salvo casi particolari ed eccezionali, davanti a voi non c’è il destinatario del dono e mai ne conoscerete il nome e il volto; e poi il vostro dono non è fruito immediatamente così come è di tutti gli altri doni e regali; viene affidato a qualcuno che poi, a seconda delle esigenze, lo destinerà a chi ne ha bisogno.

Direte: ma questo qui perché complica le cose che sono di per se stesse molto chiare? Non voglio complicare; il vostro donare non ha bisogno di tante spiegazioni; è capito immediatamente da chi vi incontra e vi vede mentre fate il vostro dono; non occorrono parole, perché il gesto si fa parola, messaggio: metto a disposizione qualcosa di me per chi in questo momento ha essenziale bisogno. Eppure è giusto e doveroso che qualifichiamo con cura e con un po’ di pazienza, magari per contrasto, il vostro dono, perché non tutti i doni sono eguali; addirittura non tutti i doni hanno una funzione positiva.

Se do per interesse, allora lo faccio perché qualcosa torni a me: ti do perché tu mi dia qualcosa. Poi ci sono anche i doni avvelenati: belli fuori, ma le apparenze mascherano l’insidia (anche il cavallo di Troia era un dono e come dono è stato introdotto in città, ma nella pancia portava l’inganno, la guerra e la distruzione).

Dobbiamo fare attenzione anche ai doni apparentemente positivi e in sé senz’altro utili; talvolta confermano le distanze, anziché annullarle (i doni munifici in genere ribadiscono le diversità e le distanze sociali) oppure vogliono mettere in difficoltà, schiacciare il destinatario, perché sono volutamente spropositati.

E allora qual è il dono vero? Il dono vero è quello che “fa del bene”, è il dono fatto a fondo perso, senza l’attesa che il beneficato risponda con il suo dono; è il dono fatto con la sola intenzione e la sola aspettativa che si rinsaldi ed aumenti la relazione, l’intesa, il rapporto con l’altro e con gli altri.

Ma se l’altro non c’è, come nel vostro caso?

Come non c’è! E’ tutta la società che trae vantaggio dal vostro dono; sono le relazioni di cui parlavo prima che migliorano grazie al vostro dono. Certo, posso decidermi a farmi donatore avisino per poter ricevere anch’io, quando mi potrò trovare in situazione di difficoltà. Ma in questo momento io compio un atto di fiducia nei confronti della società di cui faccio parte, rinsaldo i legami al suo interno, contagio positivamente tutti con il mio gesto nascosto o visto e risaputo da pochissimi, perché gli atti di generosità trascinano, costruiscono sicurezza dentro una società che sembra disgregarsi, andare in frantumi sotto i nostri occhi. E tutto questo in forza della “gratuità”, nel vostro caso assoluta, che vi contraddistingue.

Ho raccolto un modo di dire da qualche parte: “Nessun fa gnent par gnent!”

Che tristezza e che miseria! Penso che lo abbia inventato qualcuno che doveva giustificare a se stesso e agli altri la sua grettezza d’animo. Ho replicato sempre duramente ogniqualvolta ho sentito questa affermazione. Non è vera! Per il semplice fatto che, se così stessero le cose, le nostre comunità sarebbero intrise di barbarie, oppure invivibili, anche se tutto funzionasse con la precisione di un orologio svizzero; il tasso di felicità precipiterebbe, anziché aumentare, se mancassero il calore e la qualità dell’offerta reciproca e continua di doni che non aspettano alcuna ricompensa, se non quella di vedere che tutti stanno un po’ meglio di quanto non si stesse prima.

Ci sono delle ricerche che ci riguardano e che arrivano a questa conclusione: a distanza di anni è cresciuto di molto il tenore di vita, ma questo non ha prodotto una corrispondente crescita della percezione di “soddisfazione”, di “felicità”. C’è una spia che lampeggia da non trascurare; è quella che attesta che ci si interroga, si parla, si scrive sempre di più in questi ultimi anni sulla “felicità”; forse è il motore della nostra società che presenta qualche guaio e chiede un intervento urgente di un “meccanico” adeguato; il guaio non può essere che quello dello scadere progressivo dei beni di relazione, delle scadimento dei rapporti buoni.

Io interpreto il vostro essere “donatori” come un presidio posto a tutela di questa risorsa ineliminabile che chiamiamo “gratuità”, per insegnare la quale oggi dovremmo tutti, con preoccupazione ed urgenza, rimboccarci le maniche.

Paradossalmente “gratis” e “gratuità” non sono parole sparite dal nostro vocabolario, anzi imperversano. Sembrerebbe del tutto inutile proporre oggi l’elogio della gratuità. Pensiamo ai messaggi pubblicitari, in cui la gratuità sembra la nota più diffusa; ci viene di continuo offerto qualcosa, salvo poi scoprire che l’offerta di qualcosa è subordinata all’acquisto di qualche prodotto; quindi la gratuità è usata come  un espediente efficace per un più facile commercio, espediente usato con spudoratezza, perché purtroppo, nonostante tutto, nonostante le continue buggerate, funziona e i gonzi sono tanti. Abbiamo “la sensazione d’essere assediati da messaggi ‘donatori’…tutti vogliono donarci qualcosa, o così pare: la bellezza, la nuova giovinezza, cinque minuti in più di telefonate… Il linguaggio politico-istituzionale non è da meno: lavoriamo per voi, vi stiamo servendo, abbiamo il merito di avervi salvati dal pagamento di una tassa, vi diamo ascolto e simili. La nostra, dunque, sembra proprio una società di doni. Tutto gratuito per tutti.” (Carmelo Vigna, L’elogio della gratuità).  Allora ci rendiamo conto della necessità di precisare accuratamente che cosa occorre perché qualcosa sia veramente dono. Il dono è dono se c’è come primo requisito questo: sempre il donante si dona; il dono è originariamente un essenziale donare sé e tutte le forme di gratuità, per essere autentiche, devono incarnare questa intenzione, questa volontà radicale.

Chi crede, ma anche chi non crede, può leggersi alcune delle parole chiare e preziose che papa Francesco ha detto in questi mesi. Per mettere in luce la “parola-chiave” delle consegne date da Gesù ha ricordato: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”; e subito ha commentato: “Quando noi vogliamo fare in una modalità dove la ‘grazia’ viene un po’ lasciata da parte, il Vangelo non ha più efficacia”; stiamo attenti alla “tentazione di cercare la forza altrove e non nella gratuità”.

Possiamo dare una traduzione “laica” di queste parole di fede. L’operazione è proficua e ci aiuta ad approfondire quanto è già stato detto.

Come funziona il dare per nulla, il dare gratuitamente?

Esso nasce da un atto di libertà, sorge da un nulla di dovuto o di debito, senza la ragione dello scambio e del debito; per questo sorprende, riempie di meraviglia e, si spera, di gratitudine; ma non è la speranza di gratitudine che lo genera: se riesce a rendere migliore la vita di tutti, ha già in sé la risposta di gratitudine.

Sta in questo la differenza fra il dono e lo scambio: nello scambio c’è un passaggio di qualcosa dall’uno all’altro; lo scambio è di necessità doppio e deve rispettare l’equivalenza, il pari valore, altrimenti ne va della giustizia; di scambio abbiamo bisogno, perché necessitiamo di tante cose; nella gratuità non è necessario il doppio passaggio e, comunque vadano le cose, non si va mai “in perdita”.

Qualcuno ha detto: di scambi viviamo, di doni esultiamo, cioè nella gratuità data e/o ricevuta e nello stupore che essa fa nascere diventiamo tutti migliori.

Tutte le forme di scambio, necessarie per la vita quotidiana, si compiono nella forma del contratto; mi possono soddisfare, ma spesso non sono esenti da diffidenza e sospetto, quando non sono causa di conflitti senza fine.

La gratuità, invece, si realizza nel venire l’uno di fronte all’altro nella forma dell’amicizia e della cura reciproca (I care: mi interessa, anzi mi preme , mi sta a cuore); questo modo di esprimersi lo capiscono immediatamente tutti, perché tutti vogliamo prima di tutto essere riconosciuti nella nostra umanità, essere riconosciuti da uno sguardo di libertà, senza condizioni, cioè secondo gratuità.

Pensiamo, allora, come 6.000.000 di volontari/donatori non possano non rivoluzionare in bene un’intera società, vincendo ogni resistenza, per quanto tenace essa sia.

Un pranzo “soave” da MammaAnna per chi ha bisogno

Un intero staff alberghiero messo a disposizione, a preparare pasti gratis per chi è in difficoltà. Ci sono storie, questa arriva da San Bonifacio (VR) che non si possono fare a meno di raccontare. Sono le “buone notizie” che, altrimenti, passerebbero quasi sotto silenzio. Per parafrasare un vecchio detto (Nessuna notizia? Buone notizie!) nel giornalismo sembra imperare invece la frase opposta: “Buona notizia? Nessuna notizia…”. E quindi queste non trovano spazio se non in pochissimi mass media. A noi invece la notizia apparsa timidamente sull’Arena di Verona di qualche settimana fa è piaciuta così tanto che abbiamo chiesto alla collega Paola Dalli Cani di approfondirla con interviste e foto. Ecco il servizio, dove scopriamo (e poteva mancare?) che c’entra anche l’Avis. (b.c.)

In tempo di crisi c’è un imprenditore veronese che ha deciso di investire sulla solidarietà e anche Avis c’è. Si chiama Fulvio Soave, ha 47 anni e fa l’albergatore a San Bonifacio: da settembre, attraverso il progetto Mamma Anna, garantirà a pranzo un piatto di pasta a chiunque sia in situazione di difficoltà. L’idea è la riproposizione, con formula veronese, di quello che un altro sambonifacese fa da otto anni in California a favore dei bambini dei motel, i piccoli delle famiglie più disagiate di Anaheim, quelle costrette appunto a vivere dei motel nell’impossibilità di garantire ai figli due pasti al giorno.Fulvio Soave_2 Fulvio Soave_6 Fulvio Soave_12 Mamma Anna_il logo

Otto anni e 500 mila pasti serviti: sono i numeri di Bruno Serato, maitre d’hotel partito da emigrante nei primi anni Settanta, sbarcato negli Stati Uniti con 200 dollari in tasca e una poco brillante prospettiva da lavapiatti visto che non sapendo una parola di inglese a servire ai tavoli non poteva essere mandato. Ma poi, sacrificio dopo sacrificio, e una buona stella a tenerlo sempre d’occhio, arriva la svolta: Serato si indebita fino al collo, compra un ristorante che piano piano diventa il più ambito tra i locali della California. Il successo, però, non cancella il ricordo delle origini e così Serato decide di condividere questa fortuna con chi ha meno: fonda il Caterina’s club (omaggiando così la mamma), e dà il via all’iniziativa che negli utlimi anni ha permesso di raccogliere fondi anche per garantire alle famiglie dei motel la copertura della caparra di piccoli appartamenti. Ecco perchè Serato, recentemente insignito del Cavalierato al merito della Repubblica, è stato inserito da Cnn nella classifica dei Top ten heroes del mondo: persone normali che hanno saputo fare cose straordinarie.

Fin qui l’avventura di Serato, che segna l’avvio di quella di Soave: “Sono cresciuto in seminario, e a casa all’ombra di una mamma, Anna, sempre impegnata nel volontariato. Talmente impegnata da sembrarmi quasi sbilanciata più verso gli altri che verso i figli. Crescendo”, dice Soave, “ho capito che tutto ha un senso se si aiutano gli altri. Mi sono messo a disposizione delle famiglie dei bambini costretti a lunghi ricoveri ospedalieri, aderendo all’iniziativa di Best Western, la catena a cui appartiene il mio hotel, ma la mia struttura s’è rivelata scomoda rispetto alle strutture sanitarie che assistono i bambini. Così, il 23 dicembre scorso, ho deciso di chiudere l’hotel e di riservarlo solo alle persone in difficoltà: è stato un pranzo di Natale specialissimo”.

C’erano 70 persone, solo una famiglia non era di origini italiane: cena coi fiocchi, animazione, ore serene in compagnia. Tanto è bastato a Soave per scoprire, anche chiacchierando con i suoi ospiti, il dramma di tanti. “Padri separati, anziani soli, famiglie in difficoltà per la perdita del lavoro, bambini che non frequenano più le mense scolastiche perchè più di un panino a pranzo molte famiglie non possono permetterselo. Mi sono detto che potevo fare di più e ne ha parlato con il parroco di San Bonifacio”. Don Giuseppe gli ha raccontato un’altra faccia del bisogno, lo ha confermato rispetto alle difficoltà in cui si barcamenano tante persone e gli ha teso la mano: e finchè lui andava dal Vescovo per strappare il sì al comodato gratuito dei locali da trasformare in sala da pranzo, Soave s’è messo al lavoro per costruire la squadra di Mamma Anna. Già perchè è così, omaggiando sua mamma e anche l’iniziativa di Serato (di cui Mamma Anna è la declinazione italiana) che Soave ha deciso di chiamare il suo progetto.

“Ho messo a disposizione attrezzature, cucina, personale dell’hotel e la dotazione che garantirà al progetto di camminare da solo per sei mesi. La pasta sarà preparata qui e portata, con mezzi idonei, alla Casa della Giovane, il locale messo a disposizione dalla parrocchia. La porta sarà aperta a tutti, senza distinzione di sesso, etnia, età, convinzione politica o religiosa: nessuna domanda, solo un sorriso sette giorni su sette per 120 persone. Partiremo ai primi di settembre per poi inaugurare il servizio a metà mese, quando Bruno Serato tornerà a San Bonifacio”.

Tutto questo sarà possibile grazie ad un piccolo contingente di volontari: “La parrocchia in primis, e poi Comitato Coalonga, Avis, Caritas, Associazione missionaria, Opera San Vincenzo, Croce rossa italiana, Carabinieri in congedo, Scout dell’Agesci-Masci, Protezione civile, Azione Cattolica, Movimento per la vita-centro aiuto vita, Pro loco, Consulta dei giovani, Aido, privati cittadini e imprenditori. E la squadra sta già crescendo”. Perchè col passaparola anche nei comuni limitrofi c’è chi è convinto che qui sarà possibile dare risposta ad un bisogno che si vede: “L’unico punto critico lo vedo nel pudore delle persone: intercetteremo i bisogni grazie al tessuto delle associazioni, saremo aperti e disponibili con tutti ma so che sarà difficile”, considera Soave.

A governare l’intero progetto è Mamma Anna trust, forma giuridica di origini inglesi che “blinda” tutte le entrate e i beni a favore degli scopi del trust stesso. E “guardiano” del trust, che ha avviato l’iter per l’accreditamento ad Onlus, è Bruno Serato. Mamma Anna ha “acceso i fornelli”: in attesa del via operativo al servizio di refezione gratuita l’iniziativa ha ora un simbolo. Un grembiule da cucina con sopra disegnato un piatto di spaghetti al pomodoro è l’immagine che Soave ha scelto per sintetizzare in un logo la sua iniziativa. Se non fosse chiaro, sotto il piatto c’è una frase che toglie ogni dubbio: “Un piatto di pasta non si nega a nessuno”, il principio che guida il progetto.

Con il logo, e nell’attesa dell’attivazione del sito www.mammaanna.org, ha debuttato anche la pagina Facebook Mamma Anna trust, che sta raccogliendo una pioggia di “mi piace”. E Soave spiega: “Credo che la cosa più importante sia diffondere capillarmente la notizia dell’esistenza di questo servizio,perchè chi può trovare in esso una risposta alle sue difficoltà, anche temporanee, si senta meno solo. Il passaparola, da questo punto di vista, è vitale. Senza contare, poi”, aggiunge, “che col passaparola sono convinto possa crescere anche il numero di persone che, in vario modo, possono diventare aiutanti di Mamma Anna, sia come volontari, sia come sostenitori, anche solo comprando un pacco di pasta e facendocelo arrivare”.

Il logo renderà immediatamente visibile l’associazione ed il progetto anche in occasione delle iniziative delle quali sarà promotrice come di quelle in cui sarà ospite.

 Paola Dalli Cani

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