Dati primi cinque mesi: cresce il fabbisogno, in calo la raccolta è ALLARME ROSSO

Analizzando i dati del primo quadrimestre 2017 della raccolta dipartimentale, che comprendono tutti i donatori, sia Avis sia iscritti ad altre associazioni c’è da far suonare un forte campanello d’allarme. I numeri indicano, infatti, rispetto ai primi quattro mesi del 2016, un aumento dei consumi dell’1,1%, (925 sacche trasfuse in più) e una raccolta di sangue intero in calo dell’1,3% (meno 1110 unità). Un trend di diminuzione di prelievi e di aumento dei consumi che, pur se impercettibilmente meno marcato, è continuato anche a marzo.

Nel mese di gennaio e di aprile ci sono stati momenti di grande difficoltà in alcuni dipartimenti, sebbene il sangue sia sempre stato garantito agli ammalati grazie alle sacche provenienti da fuori Regione: da Trento nel mese di aprile. Come per lo scorso anno, il calo non è stato generalizzato. Se in alcuni Dipartimenti c’è stato un significativo aumento, altri hanno avuto importanti contrazioni.

Lo stesso dicasi per il trasfuso, con riduzioni sino al 10% in alcuni dipartimenti e con un aumento sino a quasi il 3% in altri. Il trend di crescita del trasfuso è in linea con il significativo aumento dei trapianti d’organo a Padova e a Verona e all’alta specializzazione delle due sedi universitarie.

È compito associativo vigilare sui consumi, ma se questi servono a migliorare la qualità delle cure non ci devono spaventare! Sono solo uno stimolo in più per meglio contribuire allo stato di salute della popolazione.

Il nostro focus è come recuperare le unità che non sono state raccolte e come aumentare sempre più il numero dei donatori.

Su questi argomenti stiamo lavorando su più tavoli: quello prettamente associativo, quello che ci vede partecipi con i professionisti della sanità e quello istituzionale ai vari livelli per la promozione e la cultura del messaggio associativo.

Il supporto extra regionale è con queste premesse in calo e se non ci sarà un cambio di tendenza, saremo costretti a ridurre il nostro contributo extra regione.

Il Veneto è la seconda regione d’Italia per numero di sacche donate fuori regione per garantire l’autosufficienza nazionale. Le procedure di plasmaferesi sono in calo rispetto allo stesso periodo del 2016 dell’8.7%, pari a 1406 plasmaferesi in meno in quattro mesi.

Questo dato è preoccupante, considerato tutto il percorso che ha portato al Plasma master file con investimenti in termini di risorse organizzative e finanziarie decisamente importanti. Assistere ora ad una contrazione delle procedure di plasmaferesi deve immediatamente vederci impegnati a ricondurre i donatori a questo tipo di donazione.

Terminate tutte le procedure di rinnovo delle cariche associative, iniziate a febbraio con i rinnovi del vertici delle sedi Avis comunali e terminate a maggio con il rinnovo del Consiglio nazionale, si devono riprendere il lavoro e il controllo del processo.

Assieme alla programmazione dei consumi calcolata sui dati storici, deve esserci la capacità di movimento da parte dell’associazione nei casi di emergenza. A questo deve corrispondere una maggior elasticità dei presidi ospedalieri che devono essere in grado di gestire i flussi che, per motivi socio economici, portano a donare soprattutto negli ultimi giorni della settimana.

È auspicabile una maggiore collaborazione per non trovarsi con giornate in cui le sale prelievi sono piene di operatori e povere di donatori e altri, viceversa, in cui medici e operatori sanitari sono in grossa difficoltà nel gestire l’afflusso dei donatori.

Alla programmazione deve seguire la capacità di regolare e modificare, in funzione delle necessità dei donatori, orari di apertura e capacità di accoglienza.Speriamo con il prossimo numero di poter dimostrare, con i numeri, che il lavoro progettuale iniziato ha ottenuto i risultati previsti.

Giovanni Lenzo, direttore sanitario Avis Veneto

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