Il ragazzo del caffé, una fatina e un gemello HLA che ritrova la vita

Una fatina buona (o streghetta cacciatrice… chi lo sa?) nella sala d’attesa del Centro Raccolta ad accogliere i tanti e bravi donatori di sangue. È lì per dar loro informazioni e soprattutto un sorriso, cercando così anche di convincere quelli più giovincelli a fare un ulteriore passettino. Con una piccola provetta in più al prelievo si può entrare anche nella famiglia dei donatori di sangue midollare. Sono quelle persone che restano lì, nelle loro case, nei loro uffici, in attesa. Sono sempre a disposizione, però, quando qualcuno tanto malato ha bisogno del suo “gemello”.

Subito oltre la porta, passa ogni giorno il “ragazzo del caffè”. È giovincello anche lui, già donatore di sangue, lavora lì in quell’ospedale dove carica le macchinette del caffè. Macchine infernali che però sostengono medici, infermieri e donatori nei momenti critici di stanchezza e calo di energia e di zuccheri. Parlano e si conoscono da un po’, la fatina e il ragazzo del caffè. Quest’ultimo è però un po’ timido e non vuole farsi convincere dalla fatina a fare quel passettino in più. Il piccolo prelievo non gli sembra del tutto innocuo perché poi…

– “Cosa mi faranno per donare il midollo? Mi fanno dei buchi sulla spina dorsale?”

– “Ma no!!! Non toccano mai la spina dorsale – spiega la fatina sorridendo – prendono le preziose cellule staminali che andranno donate al malato direttamente dal sangue o, se proprio serve, con due punturine sul lato B!”.

Dai oggi e dai domani, caffè dopo caffè e sorriso dopo sorriso, alla fine si convince. La provettina con il suo sangue fa il percorso predestinato, viene analizzata con cura e la “fotografia” del DNA del “ragazzo del caffè” viene inserita nel registro dei donatori di midollo. Tre settimane! Passano solo tre settimane e al “ragazzo del caffè” arriva una telefonata: il suo gemello malato lo stava proprio aspettando! Da mesi sperava e cercava nel registro qualcuno “simile simile” a lui, quasi uguale, che potesse donargli quelle cellule tanto piccole. Cellule invisibili ai nostri occhi senza un microscopio, ma tanto tanto potenti, più potenti di qualsiasi pozione magica, così potenti da ridare la speranza e la vita!

Ed ecco il “ragazzo del caffè” alla sua donazione forse un po’ preoccupato, ma convinto. E perfino senza aver avuto bisogno dei buchini sul “lato B”! Fortuna? Destino? Forse. Generosità? Sì, quella tanta… ma che costa poco, davvero poco in confronto all’enormità di quello che fa rinascere. Di quella vita che sai che fai tornare nel tuo “gemello” sconosciuto. Quella donna, uomo o bambino di cui sei diventato come un Angelo e che, come un angelo, penserà a te ogni volta che apprezzerà la vita ridonata. Sei il suo “uno su centomila”, nessuna favola può spiegare la grandezza di tutto ciò. O forse ognuno di noi, diventando la favola di qualcuno!

Manuela Fossa

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