Donazione con… prenotazione, una rivoluzione per i donatori del Veneto

Ma Avis chiede presenza e collaborazione dalle Istituzioni regionali”

Gli oltre 130mila donatori veneti si avviano verso una donazione “prenotata e programmata”. Tramite gli Uffici di Chiamata associativi, in stretto contatto con i Servizi trasfusionali, quando l’articolato progetto sarà a regime, tutti i donatori periodici potranno prenotare (via telefono, sms, mail, web, ecc.) giorno e ora in cui recarsi a donare. Ma anche gli stessi Centri trasfusionali e le Avis potranno programmare l’afflusso dei donatori giorno per giorno in base alle necessità dei vari gruppi sanguigni. Una vera rivoluzione, che sarà attuata in collaborazione con il CRAT Veneto (Coordinamento regionale per le Attività trasfusionali), e che è stata annunciata dal presidente regionale Avis, Gino Foffano, nel corso dell’annuale Assemblea svoltasi a Rovigo il 26 aprile. Sarebbe una delle prime regioni italiane a mettere in atto un organico sistema ccordinato di chiamata.

In questo modo, come ha detto lo stesso Foffano: “l’ammalato avrà quello di cui ha bisogno al momento giusto; il medico potrà gestire le cure con più tranquillità e meno “sprechi”; il donatore avrà la soddisfazione dell’ottimizzazione del suo dono e del suo tempo, l’associazione non dovrà lavorare in emergenza…”.

Non a caso il progetto è stato annunciato dal Polesine che già da diversi anni fa da “laboratorio” in questo senso come l’ABVS (Associazione Bellunese Donatori Sangue) a Belluno. Nella province di Rovigo e di Belluno, infatti, l’Ufficio di chiamata associativo ha ottenuto un grande successo, sia come razionalizzazione del sistema (quasi nulle le sacche di sangue eliminate per scadenza), sia come gradimento da parte degli stessi donatori.

Ma non è certo un percorso privo di ostacoli, quello che si presenta alle Avis (350 su tutto il territorio). Di fronte a circa 300 delegati Avis di tutta la Regione, Foffano ha sottolineato anche i punti critici e in particolare lo scarso coinvolgimento dei decisori politici sul settore Sangue, vero “pilastro” di tutta la medicina:

Da tempo lavoriamo su questi problemi con le istituzioni sanitarie – ha detto Foffano – ma sarebbe importante un coinvolgimento maggiore da parte della politica. La classe politica deve comprendere che non ci si può adagiare sugli allori di un sistema trasfusionale regionale che è stato innovativo per tutta l’Italia. Si deve mantenere un dialogo diretto e franco con i donatori: non possono essere i tecnici i nostri unici interlocutori! Riteniamo che in questo settore la componente politica sia la grande assente, sentiamo la necessità di aprire un tavolo di confronto per analizzare con serenità lo scenario del sistema trasfusionale veneto e indirizzare le scelte future che oggi più che mai vanno coordinate con quelle nazionali ed europee.

E a proposito di scelte future, al centro della relazione annuale anche la Cooperazione internazionale di Avis Veneto che va dall’America Latina in generale (con un progetto di fornitura di emoderivati in collaborazione con CRAT Veneto e Centro nazionale sangue), al progetto “Bolivia Dar Sangre es Dar vida” che ha fatto nasccere a Cochabamba un’associazione di donatori volontari che conta ormai 2.600 soci attivi, fino all’impegno con il Cuamm in Africa (in collaborazione con Alìe AlìPer) per sostenere la donazione di sangue volontaria in Angola, Etiopia, Tanzania e Uganda.

Nella relazione del presidente regionale, poi, sono stati affrontati anche i problemi riguardanti il settore plasma e l’Assemblea di Rovigo è stata occasione per fare il punto sulla situazione trasfusionale complessiva del Veneto.

Il 2013 ha visto il Veneto centrare gli obiettivi dell’autosufficienza regionale in emocomponenti, dando una puntuale risposta ai bisogni degli ammalati.

La raccolta delle emazie (globuli rossi) ha registrato un calo complessivo dell’1,1% che si è maggiormente evidenziato nei Dipartimenti di Venezia, Verona e Vicenza. Questo perché anche il trasfuso ha subito una riduzione dello 0,5%.

Stesso trend, ovviamente, per l’Avis (vedi tabella) che ha visto crescere però la forza associativa con l’arrivo di 10mila nuovi donatori attivi – in gran parte giovani – che hanno sostituito i circa 9mila usciti per raggiunti limiti di età (65 anni).

Un “saldo” positivo nuovi-vecchi di un migliaio di unità. Il merito è soprattutto dell’intensa attività nelle scuole di ogni ordine e grado che Avis regionale ha intrapreso quest’ultimo anno in collaborazione con le Avis del territorio. Sono stati raggiunti e sensibilizzati con vari progetti oltre 15mila studenti in tutto il Veneto. 

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