Vaccinazione influenza: perché è utile per donatori e sanitari

All’interno della nascente “rete” di collaborazione fra le varie testate web Avis d’Italia, riceviamo un servizio dall’Ufficio stampa Avis Emilia Romagna. Lo condividiamo con i nostri lettori, ritenendolo di interesse generale. 

Anche quest’anno le regioni offrono gratuitamente la vaccinazione contro l’influenza ad alcune categorie di persone, tra queste vi sono le donatrici e i donatori di sangue e il personale medico e paramedico. Questa scelta, che comporta anche un impegno economico importante in un momento di ristrettezze e tagli, è motivata dalla necessità di scongiurare dei cali delle donazioni in caso di epidemie influenzali. Il periodo migliore per la vaccinazione va da ora a fine dicembre, più tardi potrebbe non essere più sufficiente a garantire una copertura adeguata. La vaccinazione non è obbligatoria ma i donatori devono essere consapevoli del fatto che, in caso di epidemia influenzale, il sistema di raccolta di sangue e plasma potrebbe subire un calo significativo di donatori nei mesi invernali, mettendo in sofferenza l’intero sistema trasfusionale della nostra regione.

Ma è davvero utile vaccinarsi? Lo chiediamo a Giuseppina Falsone, medico della Casa dei Donatori di Sangue di Bologna.

«Ci sono diverse correnti di pensiero, la mia è che la vaccinazione sia un mezzo per risparmiarsi una patologia che se sottovalutata può dare delle complicazioni. Questo in generale, non solo per i donatori. Qualche medico non lo ritiene necessario – non è un segreto – perché il vaccino non garantisce l’immunità assoluta dalla malattia. Ci si ammala lo stesso perché la composizione del vaccino si fa sulla base di una statistica, basandosi sui ceppi degli anni precedenti: è ovvio che i virus mutano e non è possibile conoscere in anticipo le caratteristiche specifiche di un’influenza né l’incidenza che avrà sulla popolazione. Si fa un calcolo delle probabilità, e quindi non è detto che possa coprire ogni virus. È altrettanto vero però, che in caso di infezione la portata della malattia sarà comunque meno coinvolgente. Io mi vaccino ogni anno: sono un medico, non posso e non devo correre rischi.»

D’altra parte, se si va a vedere l’incidenza delle epidemie influenzali sul livello delle donazioni di sangue e plasma, ci si accorge che non si è mai arrivati ad una situazione di emergenza negli ultimi anni. Questo nonostante il numero di donatrici e donatori vaccinati sia piuttosto basso, pur con la gratuità. Sottoponiamo questo dato a Florio Ghinelli, infettivologo e responsabile sanitario di Avis Emilia-Romagna.

«Il principio di precauzione funziona proprio per scongiurare un’emergenza: finché va tutto bene una misura di prevenzione ci sembra superflua. Poi, quando arriva un’epidemia che mette a rischio il nostro sistema trasfusionale, ci accorgiamo che avremmo dovuto essere più convincenti rispetto ai vantaggi della vaccinazione. Non posso obbligare un donatore a vaccinarsi, ma posso metterlo davanti ai pro e i contro, e chiedergli di pesare entrambi. Non solo dal punto di vista della sua salute, ma anche rispetto alla scelta che ha deciso di fare diventando donatore: mettersi a disposizione dei malati e del servizio sanitario. In caso di epidemia, come garantiamo un’adeguata scorta di unità di sangue se i nostri “pilastri” sono a letto con l’influenza? La cosa che mi preoccupa di più però, è il livello bassissimo di vaccinazioni tra il personale sanitario: dovrebbero essere i primi a cogliere l’opportunità e la necessità di una copertura antinfluenzale, lavorando a contatto con i donatori o con i malati…»

Per conoscere l’andamento influenzale e le medie annuali, anche per una scelta più consapevole, sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità è possibile consultare la pagina Influnet, aggiornata settimanalmente. (http://www.iss.it/flue/index.php?lang=1&anno=2013&tipo=13)

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