Storia di Mariottolo: quando gli emigranti diventavano donatori

diploma_bastasiUn articolo sull’elezione del nuovo presidente dell’Avis di Venezia e un vecchio diploma dell’Avis di Olten (Svizzera) che sbuca tra vecchie carte durante un trasloco. Una semplice coincidenza, che spinge Diana Bastasi a raccontare la storia dello zio Mario, per rendere omaggio al suo ricordo e ai tanti donatori di sangue all’estero.

Mario Bastasi, detto Mariottolo per la bassa statura, nacque a Venezia, nella zona di Paludo S. Antonio, nel gennaio del 1921; partito per la guerra, dopo l’8 settembre del ’43 fu deportato in Germania, dove venne impiegato in una fabbrica di aerei.

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Mariottolo con una nipote

 

“Quando tornò a Venezia – ricorda Diana – era ovviamente segnato dall’esperienza e molto restio a parlarne, soprattutto nei primi tempi. Provò a ricominciare una vita normale: appassionato di fotografia, dava una mano presso lo studio Nardini, ma l’unico lavoro che riuscì a trovare fu piantare pali in barena”.

Negli anni ’50 quindi Mario si trasferì in Belgio per lavorare come minatore, poi negli anni ’60 in Svizzera, a Olten, dove visse in una baracca per i primi tempi, come tanti emigrati. Trovò un impiego notturno presso le SSBB, le Ferrovie dello stato svizzere, e una sistemazione più dignitosa: “Una cara famiglia, gli Eberhard, lo ospitarono in una stanzetta – spiega Diana – e in seguito lo aiutarono a trovarsi un appartamentino. Era il suo sogno, ne andava molto fiero”.

Al seguito della sposa Diana (la nipote), con la macchina fotografica

Ogni anno faceva ritorno a Venezia, poiché i contratti duravano 9 mesi. “Arrivava alla Vigilia di Natale – ricorda la nipote – con un regalo per tutti e tanta cioccolata, portando le ultime novità della moda parigina. Si fermava fino a marzo, facendo visita ad amici e parenti. Non si è mai sposato, quindi eravamo noi la sua famiglia, ma era benvoluto da tutti, sia qui che in Svizzera, in particolare dai compatrioti emigrati. Era sempre invitato a immortalare feste e occasioni speciali, era molto amato dai bambini. Proprio all’interno della comunità italiana è diventato donatore dell’Avis di Olten, conseguendo il diploma di medaglia di bronzo”.

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Alle nozze della nipote Diana, con l’immancabile fotocamera

Ricoverato per un’operazione allo stomaco, Mario Bastasi morì il 5 maggio 1981 in seguito ad un’embolia. “Quando è mancato – racconta commossa Diana – il personale dell’ospedale lo ho onorato con una messa e così anche l’intera comunità italiana. Ricordo che quando la salma arrivò a Lido di Venezia per i funerali, il 10 maggio, era accompagnata dalle corone di fiori degli amici dell’ospedale e dell’Avis di Olten”. Circa trent’anni dopo quel triste giorno, l’Avis è tornata nella vita di Diana: “Il 1° febbraio 2010, mio marito ha avuto un calo delle piastrine ed è stato salvato proprio da una trasfusione presso l’Ospedale di Dolo. Non ringrazieremo mai abbastanza i donatori di sangue, per noi sono degli eroi”.

Giorgia Chiaro

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