I donatori veneti e argentini salutano insieme Papa Francesco

Martedì, 19 marzo, Roma sarà invasa da centinaia di migliaia di persone (e centinaia di capi di Stato e di Governo) per l’insediamento del nuovo Papa Francesco ed ex Vescovo di Buenos Aires, al secolo Jorge Mario Bergoglio. In tale occasione non potevamo non inserire due testimonianze dirette. La prima è del Presidente regionale Alberto Argentoni che, due anni fa, ha avuto occasione di assistere alla messa di Pentecoste del futuro Papa. La seconda è del Presidente dell’Associazione Volontari Argentini Sangue (AVAS) che è nata proprio grazie all’Avis e all’Abvs nel 2005. Un benvenuto a Roma e un arrivederci da Buenos Aires dal mondo  dei donatori volontari di Sangue che fanno dello spirito che si evince dalle prime affermazioni del nuovo Papa un impegno di vita quotidiana.

 

La testimonianza del presidente regionale Avis

Si dice, tra verità ed ironia, che gli argentini siano degli italiani che parlano spagnolo e pensano di essere americani. All’annuncio dell’elezione a Papa del Cardinale argentino Bergoglio ho avuto un sottile, ma spontaneo moto di compiacimento. Non solo per il cognome italiano, ma anche in quanto donatore di sangue Avis.

Immagino il Vostro stupore: che c’azzecca?

La ragione sta nel progetto. “Avis-Avas: un legame di sangue che si rinnova”. AVAS: Associazione Volontari Argentini del Sangue.  Dal 2005, Avis collabora con i rappresentanti delle comunità italiane in Argentina per promuovere la nascita di un’associazione di donatori volontari del sangue. In Argentina (come in tutto il Sud America) è poco diffuso l’associazionismo dei donatori sangue. Quando c’è bisogno si chiamano i parenti e gli amici o si fanno gli annunci alla radio: come da noi fino a una quarantina di anni fa. Noi dell’Avis abbiamo raccontato la storia dei nostri 85 anni e mostrato i risultati raggiunti. Su una cosa possiamo dire che l’Italia non è seconda a nessuno al mondo: la nostra legislazione sulla donazione di sangue da cittadino volontario, periodico, non remunerato e l’organizzazione del nostro associazionismo dei donatori di sangue. Avis, con i suoi 1.200.000 soci attivi, è la più grande associazione nazionale di donatori di sangue al mondo.

I tre dirigenti avisini con Daniel Fontana, funzionario del Ministero della Salute Argentina

In Argentina abbiamo già contribuito a creare una decina di gruppi di donatori in cinque diverse provincie e così si è potuto richiedere il riconoscimento giuridico dell’associazione. Il legame umano che si è creato con gli amici argentini è  molto forte: sono orgogliosi dell’origine italiana, hanno mantenuto l’uso dei dialetti e il ricordo delle tradizioni, sono molto uniti e organizzati. La loro solidarietà ha creato un’estesa rete di scuole e di ospedali che si fregiano del titolo  “italiano”. Potete, quindi, immaginare l’entusiasmo e l’orgoglio con cui hanno aderito alla nostra proposta di essere promotori di un’ associazione con uno scopo così importante per il Paese che li ha accolti, che loro hanno contribuito a far crescere e che  è quello dove sono nati i loro figli.

Per finire, un aneddoto personale . Nel 2011 sono stato invitato a rappresentare l’Italia, come relatore in occasione della celebrazione ufficiale della Giornata mondiale del donatore di sangue, organizzata dall’ONU a Buenos Aires. La giornata si celebra ogni anno il 14 Giugno, nel periodo della festa cristiana della Pentecoste. Io, assieme ai miei amici Gino Foffano e Adriano Ebo, abbiamo partecipato alla Santa Messa presso la Cattedrale di Buenos Aires: celebrata proprio dal Cardinale Jorge Mario Bergoglio. Quando si dice il destino! Il mio ricordo: una figura ascetica, una celebrazione semplice, un parlare pacato, ma appassionato e autorevole. Sul contenuto dell’omelia non mi pronuncio, il mio spagnolo non me lo permetteva  ancora! Ne avevo colto soltanto il contenuto più profondo che, a sentire le sue prime parole da Papa, non può essere che confermato. Benvenuto a Roma, Papa Francesco!

Alberto Argentoni

Altare e ambone da dove l’ex Arcivescovo Bergoglio celebrava la Messa

Il saluto e il messaggio del presidente AVAS Alberto Denacimiento

Cari Amici dell’Avis:

La scelta dil papa Francesco ha stato per noi una gioia, con cuasi tutti che parlavo, anche io, mi hanno manifestato la emozione fine alle lacrima che avviamo sentito nel momento che la TV ha comunicato che il nuovo Papa era il cardenale Bergoglio; non solo per essere Argentino sino perche tutto il popolo ama il Cardinale.

Un uomo semplice, umile dedicato sempre a aiutare ai poveri e a tutti quelli che erano vittima dil lavoro schiavo. Se lo poteva vedere viaggiando nella metro insieme a tutti, non voleva auto ni autista, solo lo aiutava una segretaria che lavoraba 5 giorni alla settimana.

Sono molti i momenti che tutti ricordano della sua umilita. Sempre sereno, de pensiero chiaro, aveva una parola che encoragiava a tutti che avevano bisogno.

Alberto Denacimiento e Alberto Argentoni

In Argentina il suo lavoro non ha stato facile, uomo di caracter forte y visione chiara, non si stave zitto di fronte a nessuno; il governo non andava a sentire le sue omelie perché sempre diceva la verità di ogni momento. Parlaba de la umiltà, era sempre disposto ad ascoltare a tutti, sempre con parole calde per i bambini.

Per tutti quelli che voliamo una chiesa dove la fratelanza e il amore siano il nostro norte, una chiesa semplice che ascolte il popolo, una chiesa senza grandi fastuosita, Francesco è la scelta giusta.

Non ho avuta la fortuna di conoscerlo personalmente, solo con le sue opere. Noi sempre ricorderemo a Francesco come “el cura villero”, il prete delle ville (villaggi, ndr).

Alberto Denacimiento, presidente AVAS Argentina

E Papa Francesco, oggi 19 marzo, non si è smentito. Non solo è sceso dalla Papamobile (per la disperazione della “sicurezza”) per baciare un disabile, ma il nocciolo della sua predica di insediamento non può che esortare a fare ancor meglio chi, come i Donatori di ogni latitudine, fa qualcosa gratuitamente per gli altri. Senza distinzioni di razza, censo, religione, cultura…

“Il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza”, ha detto  il Pontefice. “La tenerezza non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà – ha poi ripetuto – della tenerezza”.

“Voglio chiedervi un favore – ha detto tra l’altro papa Francesco – camminiamo tutti uniti, prendiamoci cura gli uni degli altri, prendetevi cura tra di voi, non facciamoci del male, curiamo la vita, curiamo la famiglia, curiamo la natura, curiamo i bambini, curiamo gli anziani”. “Non ci sia odio – ha proseguito -, non ci siano contrasti, lasciamo da parte l’invidia, dialoghiamo. Tra di noi, questo desiderio di aiutarci a vicenda vada crescendo nel cuore e avviciniamoci a Dio” (fonte: ANSA).

B.C.

Inizia a Donare per salvare una VitaDona su AvisVeneto.it