La rossa volante commentatrice Sky e “Fiammetta gialla”

Questa intervista a Francesca Porcellato è stata realizzata dal nostro direttore Beppe Castellano il 16 luglio scorso per Avis SOS, il periodico di Avis nazionale (scarica PDF).

Il numero di luglio, in previsione delle Olimpiadi 2012, era dedicato in parte agli sportivi “avisini” e testimonial, in parte ai corretti stili di vita. Riportiamo l’intervista integrale alla nostra grande campionessa, chiamata come tedofora ad aprire i giochi paralimpici 2012, il 29 agosto insieme a un’altra grande, anche se “piccola” d’età, veneta: Beatrice “Bebe” Vio.

2002: il manifesto con l'Avis

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Si dice dei veri amici che, anche se non li vedi e li senti da tempo, quando li reicontri è come se li avessi salutati solo ieri. È il caso di Francesca Porcellato, pluricampionessa alle paraolimpiadi in atletica (corsa sprint, maratona, mezzofondo, ecc.), sci di fondo e – chissà – prossimamente magari anche di “cicloni”. Lei, dell’Avis, è amica praticamente da sempre. Fu nel 2003 testimonial per Avis Verona e Csv per l’anno Europeo dei disabili e “madrina” nel 2004 all’inaugurazione della nuova sede nazionale di Viale Forlanini a Milano. Oltre che amica Francesca è un’autentica forza della natura, che te le dice schietta quando parla di argomenti che la indignano o la appassionano. Rieccola, su queste pagine, in una chiacchierata a tutto tondo, dove riesce a spaziare per orizzonti che sarebbero spunto per cento altri approfondimenti.

Pronta per le Olimpiadi? Cos’è la sesta, la settima volta?

Giornalisti… Sempre uguali! Lo sai benissimo che sarebbe la settima paraolimpiade estiva, più una invernale farebbero otto.

Francesca esordì infatti a Seul nel 1988, appena maggiorenne, vincendo l’oro nei 100 e nella staffetta 4×100,  l’argento nei 200 e il bronzo nella 4×200 e 4×400. Un carnet che si è arricchito poi nelle successive edizioni olimpiche, nei mondiali e negli europei di decine di allori, fino a Vancouver 2010, oro nello sci di fondo sprint (PALMARES).

Non ne hai saltata una fino a Pechino 2008 dove fosti portabadiera degli azzurri (e portò con sé a Pechino anche la bandiera Avis)ma quindi a Londra a fine agosto non ci vai?

Ci vado sì, ma una volta tanto in veste più “tranquilla”, questa estate preolimpica me la sto godendo un po’, per la prima volta in 25 anni, senza affrontare la dura preparazione che precede un appuntamento simile. Ci andrò come commentatrice di Sky Sport e commenterò tutte le gare, sotto il profilo “tecnico” dei mezzi e delle protesi. È una nuova esperienza che mi hanno proposto, ma che mi mette addosso più fifa e tensione di una gara. Mica è una cosa semplice riuscire a spiegare bene quello che accade e come accade. Sto “studiando” già da ora. Mi dai qualche “dritta”?

Mai fatto il commentatore televisivo, spiacente. Ma ti basta essere te stessa e vedrai che “buchi” il video… Ma, quindi, stop all’attività sportiva? Diventi “giornalista”?

Un "ciclone", Francesca Porcellato

Onestamente, mi ci vedi lasciare lo sport? Ho solo detto che salto questo appuntamento olimpico, una piccola pausa me la meriterò, no? Intanto, per l’atletica, mi sto preparando per le maratone di Berlino e di New York a settembre, poi prosegue la preparazione per la stagione invernale dello sci di fondo (coppa del Mondo e mondiali), poi ho scoperto quanto è bello correre pure in bicicletta, poi…

Sappiamo che sei poco incline a farlo, ma frena un attimo e spiegati meglio: pure la bicicletta?

Beh, dello sci di fondo sai già. Quello che forse non conosci è la bellezza del silenzio di quei boschi, quando t’alleni e quando gareggi e vai, vai, e vai… a contatto con la natura, con la neve che scricchiola sotto gli sci, ti senti libera! Poi ho riscoperto l’hand bike agonistica, i cosiddetti “cicloni” con pedali a mano. Si va velocissimi, distesi come in Formula 1, fino a 80 all’ora in discesa. Sai, per me lo sport – e correre – è un vero “vizio” fin da piccolissima e adoro provare sempre cose nuove.

Ah ecco, finalmente ho lo scoop: scoperto un vizio di Francesca! Visto che si parla in questo numero di sane abitudini e corretti stili di vita, che dici, ne parliamo?

Dei vizi degli atleti o dei loro stili di vita? A proposito, sai che cosa ho scoperto l’altro giorno chiacchierando con il nipote di Don Mazzi, nella comunità di recupero Exodus qui vicino? (Francesca vive a Valeggio sul Mincio, fra Verona e Mantova, ndr).

No, ma non dovrei farle io giornalista le domande?

E dai, mi fai allenare, no? Devo andare a Londra… Mi ha raccontato come una nuova “dipendenza”, dai più sottovalutata, sia quella del gioco, d’azzardo. Sono tanti, sai, e non possono farne a meno. Pare pure molti ex atleti. La cosa mi ha un po’ stupito. Poi riflettendoci, quando uno è abituato a vincere…

Inutile dire che la coincidenza dell’argomento (stavamo realizzando proprio un servizio in questo senso, per Avis Sos) ha stupito anche noi. Ma cogliamo la palla al balzo.

Vuoi dire che quando smetterai, fra dieci-venti anni, ti darai al gioco d’azzardo, tu che a vincere sei abituata?

2010: l'oro di Vancouver

Ma va. Non credo proprio, ho tanti interessi che con l’attività sportiva e gli allenamenti continui sono costretta a mettere da parte: cucire, cucinare, il sudoku, trovare gente e parlarci assieme, il volontariato… Beh a essere onesta, se proprio vuoi parlare di miei vizi o “dipendenze” uno scoop te lo concedo.

Ma dai, davvero? Prendo il registratore?

Sì, sono “caffèdipendente”. Non posso fare a meno del caffè, quello italiano. Quando vado fuori d’Italia mi sentirei persa senza la mia moka. Elettrica, per prepararmelo nelle stanze degli hotel dove bevi solo ciofeca. Anche col caffé, certo, non bisogna esagerare. Mai troppo, ma buono! Solo che poi la mia stanza diventa il punto di ritrovo e il “bar” di tutti gli altri italiani che sentono il profumino passando… Vuoi?

E ride, mentre prepara la moka in cucina, occasione che non ci lasciamo scappare, scattando foto extra-gare. Parliamo dopo il caffé di dieta alimentare e di giornata tipo di un atleta ai suoi livelli.

La giornata tipo in allenamento? Semplice. Intanto almeno otto ore di riposo non me le deve togliere nessuno. Bisogna avere molta attenzione, verso il riposo. Il “motore” che è il nostro fisico deve potersi ricaricare per affrontare al meglio allenamenti e gare. La mattina mi sveglio, colazione con caffelatte, yoghurt, frutta. Dovrei mangiare cereali, pure, ma prima di tutto non mi piacciono, poi mi causano ritenzione idrica quindi è il fisico stesso che mi “dice no”. Poi c’è palestra per la pesistica e gli allenamenti mattutini un paio d’ore. Poi pranzo, caffé e ancora allenamento, in pista o sulla neve, dipende dal periodo. Qualche chilometro al giorno.

Ma fai diete particolari? Sei seguita in questo da esperti?

Certo che sì, ma una dieta particolare non la faccio. Vedi, ovviamente evito – come dovrebbero far tutti – troppi grassi e troppi fritti. Preferisco l’olio d’oliva al burro e i carboidrati mi rallentano, quindi mangio tante proteine. Ma è il fisico che “comanda” e noi che facciamo questa professione abbiamo imparato ad ascoltarlo, disciplinatamente, perché ti richiede quello che gli serve per funzionare al meglio. Non sono amante dei dolci, ma ci sono momenti in cui ne ho tantissima voglia: segno che al mio “motore” occorre zucchero. Poi sono golosa di pizza, ne vivrei, ma prima delle gare evito accuratamente, “carica” troppo il fegato. E in corsa si sente.

La firma del protocollo d'intesa Fiamme Gialle-Comitato Paralimpico Italiano

A proposito di corse. Ma ora ti toccherà indossare la divisa e ti troveremo a correre dietro gli evasori fiscali?

Visto? Sono una “fiammetta gialla”! Io per lo sci nordico e altri due atleti paralimpici, Martina Caironi (atletica leggera) e Fabrizio Sottile (nuoto), siamo entrati da febbraio a far parte delle Fiamme Gialle, grazie al protocollo d’intesa fra Coni, Comitato Italiano Paralimpico presieduto da Luca Pancalli e Guardia di Finanza.  Ovviamente non siamo arruolati come “operativi” nella Finanza per ovvie ragioni, ma è la prima volta che atleti paralimpici entrano a pieno titolo nel Gruppo sportivo più titolato d’Italia. E avremo a disposizione tutta l’organizzazione e le strutture di un grande Gruppo. Un’altra tappa verso l’abbattimento di ogni “muro” ed è importante che sia lo sport a romperle, le barriere, considerando un atleta per quello che è: un atleta e basta, sia che usi una carrozzina, sia una bicicletta o piuttosto i pattini a rotelle o, per correre, indifferentemente protesi o scarpette chiodate.

Il pensiero corre subito a Oscar Pistorius, che si è qualificato per le Olimpiadi “normali”.

Lui ora corre alla pari con i “normodotati”,  per usare il linguaggio politacally correct (e sorride). Embè? Che c’è di strano? “Normale”, come uomo e atleta, Pistorius lo era anche prima. Così come io sono una donna e un’atleta, normalissima, che lavora semplicemente per raggiungere dei risultati e, se possibile, per arrivare prima delle altre al traguardo.  non uso scarpette, ma ruote o sci…

Mica vero, le scarpette le usi e mi dicono pure con tacco 12. Mi racconti la storia delle tue scarpette rosse?

Ma dai, come lo sai? Embè? Io adoro il rosso e ho sempre voluto un paio di scarpe rosse eleganti. L’occasione è arrivata per il matrimonio di un paio di amici e me le sono comprate.  Avevano il tacco da 12 ed erano elegantissime. Tutto qui.

Insomma hai stupito ancora una volta la gente…

Oltre che stupiti, alcuni so che hanno pure criticato: “ma guardala, paraplegica e col tacco 12! Che se ne fa? Non poteva essere più sobria?” Ma chi l’ha detto che se si sta in carrozzina non si può essere eleganti e pure un po’ civettuole? Poi sai che ti dico? Intanto sono una delle pochissime donne che può indossare scarpe del genere senza rischiare ad ogni passo di slogarsi una caviglia. E poi un tacco così sapessi come s’incastra bene dietro la pedana della carrozzina tenendomi fermi i piedi! Sembrano fatti apposta per quella funzione, quei tacchi.

E ci mostra la foto (anzi due), scattate dal compagno della vita Dino Farinazzo, che racchiude in una sola immagine sport, bellezza e stile. Di una vita. E noi potevamo fare a meno di condividerne una facendone la nostra copertina?

Ci lasciamo con un arrivederci a presto: “saluta tutta l’Avis e gli avisini, che io ne parlo sempre, di quanto importanti siete. Ma lo sai che mi spuntano, sempre e dovunque, amici già donatori?

 

 

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