Una serata in stanza d’ospedale

Ieri ero in “vena”. Le ottime infermiere del Centro malattie del sangue di Castelfranco, dove sono ricoverato da una decina di giorni, magari non sarebbero di questo avviso. Parecchie mattine hanno “madonnato” per beccarmele, queste vene un po’ navigate. Ma ero in vena… Di scrivere, di raccontare. Quasi in crisi di astinenza, visto che per me è un “vizio”. Mi sono scappati dei pensieri in libertà, direttamente sulla mia paginetta di Facebook. In due-tre ore mi sono arrivati valanghe di messaggi, anche privati. Un mio lontano, come distanza chilometrica, amico emofilico di Roma mi ha subito scritto e mandato un suo ricordo d’infanzia. Toccante. Anche da tanti avisini lontani sono arrivati messaggi che non mi sarei aspettato.  La cosa, quindi, riguarda un po’ tutti, voi donatori in particolare, sconfinando dalla sfera strettamente personale. Ecco, tutto qui.
Beppe Castellano
Esperienza nella sofferenza.
Il mio compagno di stanza ha appena smesso di vibrare, letteralmente, sul letto per i violenti brividi. Un uomo che soffre ti fa sempre male, dentro. I brividi. Di freddo. Lui, che ogni notte si scioglie di sudore per la sua malattia. Lui, che ogni notte deve cambiare tre volte le lenzuola. Lui, che oggi ha cominciato la chemio, decisa. A me l’altro giorno hanno fattodue sacche di globuli rossi. Sangue, rosso scuro, semplicemente. Le hanno “appese” a cavallo con il pranzo. Avrei dovuto, nello stesso tempo, “bere” dall’ago in vena e mangiare dalla bocca. Non l’ho fatto. Ho preferito posticipare il pasto di tre ore. Per lontani ricordi ed esperienze passate. Di quando, da piccolo, mangiavo durante le trasfusioni e poi… brividi. Che non potevi controllare, che ti squassavano sul letto, che ti congelavano le vene, anche se in stanza c’erano 30°. Lui non lo sapeva, forse non lo sanno più neppure le infermiere e i medici. Con quella “bomba” che ha iniziato forse era meglio star digiuni. O forse no. La mia antica esperienza nella sofferenza, quella non solo mia, ma delle centinaia che mi sono sfilati accanto nei letti di decine d’ospedali, mi avrebbe suggerito di digiunare, al posto tuo. Ma sei una buona forchetta e forse non mi avresti ascoltato. O forse non c’entra nulla, come mi ha detto l’infermiera. Forse è solo la sostanza che sta entrando nelle tue vene e che io, per fortuna, non conosco. Io ogni caso buon sonno, amico, riposa tranquillo stanotte.
Castelfranco Veneto, 2 febbraio, ore 19
I tre compagni di Robin Hood
Stasera scorre Robin Hood con Russel Crowe, su Canale 5. Lo stiamo guardando in tre (io un po’ meno, l’ho visto in dvd 15 giorni fa). Il mio compagno di stanza si è ripreso un po’. L’abbiamo fatto ridere, mentre continua ad essere attaccato alla macchinetta che infonde pian piano la chemio. Dalla stanza accanto è arrivato con la sua Tv (la nostra non funziona, ma funziona l’antenna) Daniele. Altro caro compagno di antiche battaglie e di antiche degenze come Luigi. Romagnolo, allegro e “tosto”, come tutti i romagnoli: “almeno si distrae… su su, che vengo oltre e si guarda la TV”. Ieri, a lui, han detto che per quel ginocchio operato più di 15 anni fa c’è una sola soluzione. La ferita non si è mai richiusa del tutto, in tutti questi anni, per un’infezione subdola e bastarda. “Aureo” lo chiamano quel cornuto di uno stafilococco. Ieri per l’ennesima volta è stato vicino a mandare a fancu l’ortopedico che glie lo ha ripetuto… Poi è venuto nella mia stanza incaxxato a raccontarmelo. Lui non mollerà, ha detto. Combatterà per non tagliare la sua gamba fino alla fine. Sa anche lui che non ci riuscirà, come lo so io. Non per questo molla, né tantomeno si intristice. Stamattina è venuto a portarmi il caffé (lui che peggiora cammina, io che miglioro non ancora) e sorrideva come sempre a… 36 denti. E ci si pigliava per i fondelli, come sempre. Diavolo di un romagnolo…
Castelfranco Veneto, 2 febbraio, ore 21,30
Le ultime frecce.
Alè, Robin Hood sta per finire. Gli arcieri coraggiosi stanno per respingere il nemico in mare, l’ultima freccia per il più subdolo e crudele dei nemici sta per essere scoccata. E la macchinetta della chemio fischia. Il mio compagno di stanza ha finito la flebo. Ha qualche arma in più per combattere il suo, di subdolo nemico. Buonanotte ragazzi…
Castelfranco Veneto, 2 febbraio, ore 23,40

 

 

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