Trapianti: morti 511 pazienti nel 2010 in Italia mentre erano in attesa di un organo. Convegno a Padova, il punto sul Veneto

Sabato 5 novembre un convegno delle “Associazioni del dono” rivolto agli studenti

organi
Trapianti: in Italia tanti, ma non abbastanza

L’Italia è uno dei paesi europei con il maggior numero di trapianti ogni anno, eppure nel 2010 sono morte 511 persone mentre erano ancora in attesa di un organo. Sono i dati emersi dal rapporto annuale mondiale sui trapianti presentato il 22 ottobre a Strasburgo in occasione della Giornata europea dei trapianti.

In particolare, 159 persone attendevano un rene, 195 erano in lista d’attesa per un fegato, 98 avevano bisogno di un cuore e 59 erano in attesa di un trapianto di polmoni. Il dottor Rafael Matesanz, direttore del Organizzazione spagnola per i trapianti (Ont) – uno dei maggiori esperti mondiali del settore che ha realizzato il rapporto in collaborazione con il Consiglio d’Europa – ha affermato come: “l’Italia potrebbe fare molto meglio di quanto già fa finora. Questo se tutte le regioni fossero in grado di riorganizzare il sistema, come è già stato fatto in Toscana. Inoltre, le regioni dovrebbero migliorare le procedure per ottenere il consenso delle famiglie all’espianto”.
Con la giornata europea della donazione e del trapianto di organi, il Consiglio d’Europa – che lavora su queste tematiche dagli anni Cinquanta – vuole da un lato incoraggiare il dibattito sul tema e dall’altro stimolare soprattutto i ministeri della salute affinché sviluppino e promuovano delle procedure trasparenti ed etiche che salvaguardino il bene e il rispetto sia dei donatori, sia di coloro che ricevono gli organi.

Ma com’è la situazione in Veneto? Oltre ai donatori di organi, per supportare gli interventi trapiantologici, servono anche centinaia di donatori di sangue e emocomponenti: “Se il sangue salva una vita, il trapianto la può moltiplicare, ma bisogna ricordare che nessun laboratorio è ancora in grado di produrre sangue e organi, che possono solo essere donati” dice Bertilla Troietto, Vice Presidente regionale Aido.“La rete nazionale dei trapianti in Italia è un sistema assai efficiente. Funziona 24 ore su 24: coordina i prelievi e i trapianti. Nonostante siamo il terzo Paese in Europa per numero di donatori (22,9 per milione di popolazione), in Italia si registra ancora un 30% di rifiuto alla donazione di organi. I dati parlano chiaro: sono più di 9 mila gli italiani in attesa di ricevere un fegato, un cuore, i polmoni, i reni. Solo uno su tre potrà ricevere un organo. Per gli altri o una lista d’attesa che non lascia speranze o sarà la fine.Cosa bisogna fare allora? La responsabilità sociale è la svolta della 

donazione. Va supportata non solo attraverso un sistema sanitario che assicuri risultati ma anche attraverso la diffusione di un’informazione continua e trasparente per chiarire soprattutto gli aspetti più controversi come, per esempio, le modalità di accertamento della morte cerebrale, le garanzie del rispetto delle volontà del potenziale donatore e dei familiari, la trasparenza delle liste d’attesa. A Padova quest’anno (i dati si fermano al 7 settembre) ci sono stati 23 donatori effettivi pari a un 36.5 per milione di popolazione: ancora troppo pochi. Nel Veneto 82 donatori effettivi con un timido 22.8 per milione di popolazione”.

 

Plasma e sangue, vitali per i trapianti

Non a caso si intitola “2011: Tempo di donarsi” il nuovo appuntamento delle Associazioni del dono del Veneto che si svolge il 5 novembre all’Aula “Morgagni” del Policlinico universitario (in via Giustiani) a Padova. Proprio il luogo dove, nel lontano 14 novembre 1985 avvenne il primo trapianto di cuore in Italia. Esattamente 26 anni fa, infatti, l’equipe dell’indimenticato professor Vincenzo Gallucci trapiantò il cuore di un giovane morto in un incidente al falegname padovano Ilario Lazzari.

 

Il convegno inizia alle ore 9 con l’introduzione e il saluto delle dieci associazioni Acti, Admo, AdoCes, Aido, Ail, Aned, Avis, Avlt, Fidas e Lagev che operano nell’ambito del volontariato socio-sanitario della Regione Veneto. Proseguirà poi alle 9.30 con la relazione su “Il Trapianto di cuore: oggi più che mai è ora di donare” del prof. Gino Gerosa, professore straordinario di Chirurgia cardiaca all’ Università degli Studi di Padova e Direttore dell’Unità operativa di Cardiochirurgia all’Azienda ospedaliera di Padova. Il successore del professor Vincenzo Gallucci. A seguire l’intervento del dott. Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) e portavoce del Terzo settore. Spazio alle testimonianze alle ore 10.30 e alla tavola rotonda di approfondimento fino alle 12. Moderatrice sarà Fabiana Pesci, giornalista de “Il Mattino” di Padova. L’incontro ha il patrocinio della Regione Veneto, della Provincia e del Comune di Padova, del Centro Servizi per il volontariato della Provincia di Padova, dell’Università degli Studi e dell’Ufficio scolastico territoriale di Padova. Destinatari, come ogni anno, saranno gli studenti degli Istituti superiori e universitari per sensibilizzarli sulla cultura della solidarietà ed in particolare della donazione. Non solo di organi, come dicevamo, ma anche di sangue.

“Non serve diventare vigile del fuoco per salvare una vita. Nemmeno essere un chirurgo, un agente speciale, un carabiniere, un prete. Basta un atto di altruismo, come potrebbe essere la donazione del sangue: per entrare nell’esercito dei donatori è sufficiente aver compiuto diciotto anni, pesare più di 50 chili e godere di un buono stato di salute” dichiara Francesco Joppi, Vice Presidente regionale Avis e Coordinatore Associazioni del Dono.

Sala prelievo in un Centro trasfusionale

Il sangue, oltre ad essere insostituibile distributore di ossigeno per le nostre cellule, è la benzina della sanità. La quasi totalità degli interventi negli ospedali ha bisogno di sangue. I trapianti più sofisticati non potrebbero andare a buon fine senza un’adeguata scorta di sangue, indispensabile per riaccendere ogni vita.Il trend delle donazioni di sangue in provincia di Padova, anche se in leggero aumento (+2,8%), non è sufficiente a soddisfare i consumi. Viene trasfuso più sangue di quello raccolto in questa pur generosa provincia. Quest’estate sono stati rinviati interventi programmati a causa di scorte modeste: l’emergenza non accenna a diminuire. Il sangue donato – non esiste altro sangue perché non è possibile produrlo in laboratorio – può essere conservato per tempi molto brevi prima di essere trasfuso. Non ha senso una raccolta proiettata a fare scorta di sangue. Per mantenere l’autosufficienza nazionale è necessario garantire quotidianamente la disponibilità, in Italia, di 9 mila unità di sangue da trasfondere. Il sangue donato è un patrimonio collettivo da cui ognuno può avere possibilità di attingere: si pensi ai più comuni interventi chirurgici, ai feriti in incidenti stradali o sul lavoro, alle patologie quali emofilia, talassemia e leucemia”.

Beppe Castellano


 

 

 

 

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