L’intervento del Veneto in assemblea nazionale

È stato condiviso da tutti i delegati veneti, nel corso di un incontro ieri sera, l’intervento del presidente dell’Avis regionale, Alberto Argentoni all’assemblea nazionale Avis, in corso a Bergamo. Ecco il testo.

La riunione dei delegati veneti

Amici delegati, gentili ospiti dell’Avis lombarda e bergamasca, un caloroso saluto dalla delegazione di Avis Veneto.

L’Assemblea di quest’anno in occasione dell’anniversario per i 150 anni dell’unità nazionale è occasione per riflettere e ribadire i fondamenti dello stare insieme e del bene comune nazionale ma anche associativo. Al di là di ogni retorica sono proprio l’adesione a un progetto complessivo e il  confronto democratico che danno significato e concretezza all’unitarietà.

La nostra associazione, che ha un’età veneranda quasi quanto lo stato unitario, ha sempre avuto come collanti un ricco e condiviso  patrimonio valoriale e una serie di obiettivi essenziali.  Per noi,  due domande. Si è modificato il quadro valoriale? Possiamo dire di aver raggiunto tutti i nostri obiettivi associativi?

Il quadro valoriale rimane immutato ma la sua declinazione è meno lineare e la sua trasmissione più complessa. Volontariato, solidarietà  e gratuità sono strategici e attuali specie con  la riforma del welfare nazionale  che si sta sviluppando  su presupposti diversi dall’universalità dei servizi e dall’uguaglianza tra i cittadini.

Ed ancora, siamo  “condannati” all’obiettivo dell’autosufficienza  in sangue ed emoderivati che è, sempre e a tutti i livelli, da ridefinire e riconquistare in un ottica di globalizzazione del sistema. Inoltre, i traguardi  di qualità e sicurezza della medicina trasfusionale sono in continua revisione e  si sviluppano in un quadro organizzativo che deve scontare risorse sempre più limitate.

C’è quindi bisogno di un’associazione nazionale con una efficace articolazione a rete,  che sia protagonista nel sistema trasfusionale e nel contesto del volontariato nazionali ma anche internazionali. Sicuramente Avis gode  di credito e autorevolezza per la  sua storia, la diffusione e i risultati raggiunti  ma ormai da alcuni anni viviamo una tensione e un disagio interni che ci logorano e rendono meno sereno il nostro stare insieme.

Questo è da considerarsi naturale per una realtà composita e articolata come è Avis. Allora si tratta di indirizzare in maniera positiva la tensione e di far maturare l’energia che il disagio sprigiona. Avis Veneto è convinta che tutti vogliamo il bene dell’ammalato, la sicurezza del donatore, l’uniformità di trattamento dei cittadini, la pari dignità dei soci. Dobbiamo approfondire il confronto sul contesto di riferimento (welfare e sistema trasfusionale) e riflettere sul  modello associativo (statuto e organizzazione).

Il tentativo di replicare il percorso di rinnovamento associativo che ha visto il suo esordio lo scorso anno con l’incontro di Caposuvero è stato un segnale positivo ma si è trasformato anche in un’occasione mancata. Le cause sono varie: assenze di rilievo, riproposizioni scontate, un revisionismo facilmente strumentalizzabile e poi un carente sostegno all’iniziativa sia nella tempistica che nei successivi contributi. Quel percorso va ripreso, prendendo spunto dalle problematiche comuni,  sia quelle vecchie come il complesso quadro giuridico di riferimento sia quelle nuove come l’adeguamento alla normativa del Plasma Master File ed ai Criteri minimi per l’autorizzazione all’esercizio delle unità di raccolta. Ma anche da quelle istituzionali come le relazioni tra associazione e socio persona giuridica o fisica, e quelle organizzative come l’articolazione associativa e le modalità di operare nel territorio. Si tratta di questioni fondamentali, di evidente competenza nazionale, che dovrebbero vedere impegnato attivamente tutto il Consiglio Nazionale.

Quali obiettivi concreti?

Contribuire a far riformare le leggi di riferimento, come quella sul volontariato,  o a farle applicare,  come per  i Piani sangue regionali.  Il lavoro dei gruppi istituiti da Avis Nazionale e dedicati a questa attività non è mai decollato! Difficoltà logistiche e calendario sovraffollato di impegni? Scarsa adesione e convinzione? Mancato coinvolgimento dei consiglieri nazionali?

La nuova normativa sui plasmaderivati sta imprimendo al sistema trasfusionale nazionale un cambiamento che si può tranquillamente definire epocale. I tavoli tecnici si stanno susseguendo e moltiplicando e il volontariato è chiamato a dare il suo supporto ma si è già evidenziata la fragilità del sistema e un approccio piuttosto minimalista: ci si adegua alla normativa punto! C’è il pericolo concreto di un disinvestimento nel sistema sangue. Le premesse sono preoccupanti. Ci riferiamo al vergognoso comportamento della politica verso il volontariato in tema di 5 x 1000 e di  agevolazioni  sulle tariffe di postalizzazione. Ma, soprattutto,  alla situazione che si sta creando nelle regioni sottoposte a piano di rientro del deficit sanitario. Da questa Assemblea deve partire un forte segnale di solidarietà e di denuncia politica di fronte a manovre destrutturanti e senza una progettualità concertata con tutte le componenti sociali e sanitarie.

L’approccio ai tavoli sanitari nazionale e regionali è minimalista perché la componente politica è assente e i tecnici ci considerano spesso solo dei “fastidi indispensabili”. Ma la legge 107/90 e la 219/05 hanno un respiro ben diverso: ci coinvolgono in programmazione e articolazione ovvero ci responsabilizzano sul  modello organizzativo e sull’attività di raccolta. Ed ancora, l’associazione ha un valore sociale che va oltre l’ambito sanitario e si incardina nelle vita culturale e nel welfare delle nostre comunità. Se mancano le occasioni istituzionali di confronto con la politica dobbiamo richiederle a gran voce, se non c’è attenzione per l’associazione o coerenza rispetto agli impegni presi dobbiamo denunciarlo. Solo così potremo portare fino in fondo i nostri obiettivi per un reale sistema paese su sangue , emoderivati e plasma.  Ed in questo non è indifferente l’ organizzazione della raccolta associativa che sapremo promuovere e realizzare. Dobbiamo confrontarci sui vari modelli organizzativi e scambiarci le esperienze sulle buone pratiche già realizzate. Il modello italiano di sistema trasfusionale, fondato sul preminente ruolo del volontariato dei donatori associati – periodici- non remunerati, è osservato attentamente da altri Paesi per le sue peculiarità e suoi effetti, e con la cooperazione internazionale lo stiamo direttamente suggerendo e sostenendo nei paesi dell’America latina.

Abbiamo apprezzato il documento di indirizzi e considerazioni proposto da Avis in occasione della Conferenza programmatica indetta dal CNS nell’Aprile scorso e la promozione di una discussione interna all’associazione rispetto all’esplicitazione dei criteri minimi di autorizzazione all’esercizio per le unità di raccolta. Come Avis siamo, però,  ancora carenti nella conoscenza precisa di tutte le realtà associative e trasfusionali regionali e locali. Dovremmo impegnarci tutti per  costruire un sistema di comunicazione e informazioni associative più efficienteE’ un  passo che noi riteniamo  ormai ineludibile, non solo per l’attività di programmazione dell’autosufficienza  ma anche per una reale associazione,  in rete e al passo con i tempi.

Sul piano associativo, si stanno evidenziando molte conflittualità in ordine ai rapporti tra soci mentre le istituzioni preposte al confronto e alle decisioni si stanno svuotando di autorevolezza e incisività. Si coglie una spontanea tendenza dell’associazione  all’autoreferenzialità e alle deregulation. Le cause: uno statuto non confezionato “su misura” e ritenuto da molti, a torto,una semplice formalità, una classe dirigente che non sa rinnovarsi e quindi con tendenze oligarchiche, una indisponibilità (si badi bene non carenza) di risorse per ristrutturare l’organizzazione associativa. A fronte di tutto ciò, si rileva una generale ritrosia a riprendere in mano il percorso di riforma dello statuto associativo. Questo è comprensibile alla luce delle difficoltà politiche e formali solo da poco superate ma il cambiamento è ineludibile. Pena la dissoluzione dell’associazione nazionale. Tutto deve partire da un nuovo patto associativo che, come già detto, ribadisca i valori e riformuli obiettivi e strumenti attuativi.

Non è difficile prevedere il risultato di questo percorso, se i presupposti saranno chiari e le volontà sincere, sarà sempre un’associazione nazionale unitaria con una sua nuova articolazione, che dovrà essere più leggera ed efficiente ma soprattutto più adeguata ai cambiamenti culturali, comportamentali e politici che stiamo vivendo e un po’ anche subendo.

Concludiamo accennando al mancato accoglimento della nostra disponibilità di entrare nell’Esecutivo di Avis Nazionale. Si è trattato di un momento delicato ma  crediamo di avere agito con concretezza e lealtà testimoniando la nostra volontà di lavorare in rete per una Avis più unita e più grande. In questa ottica, vogliamo segnalare il proficuo lavoro che stiamo facendo con le Avis regionali del Friuli Venezia Giulia, del trentino e dell’Alto Adige nei campi della promozione, della formazione e della comunicazione ed, inoltre,  il progetto internazionale Bessy che ci vede assieme ad Avis Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna ma anche a Croce Rossa di Slovenia e Croazia e al Centro Nazionale Sangue di Albania per il rafforzamento di un network nel campo dei rispettivi sistemi trasfusionali.

“E’ difficile dire cosa è impossibile, dato che il sogno di ieri è la speranza di oggi e la realtà di domani.”

Grazie per l’attenzione e buon lavoro.

 

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